La "Born in the U.S.A." di Zach Bryan

La star pubblica il nuovo album, con quella “Bad news” che racconta le contraddizioni degli U.S.A.

Il country di destra è il rock di sinistra, verrebbe da semplificare parafrasando Giorgio Gaber. Con una differenza sostanziale: oggi, più che chiedersi “cos’è la destra, cos’è la sinistra”, come faceva il nostro cantautore, il dibattito sembra inchiodato a una polarizzazione permanente tra fazioni. Ed è proprio questa frattura a investire il country contemporaneo, genere storicamente associato ai valori “classici” dell’America conservatrice, wasp e bianca, ma da tempo attraversato da figure che non nascondono posizioni liberal o apertamente progressiste, come Jason Isbell.

Poi c'è Zach Bryan, che è insieme prodotto e vittima di una cultural war che passa anche – e soprattutto – dalla musica. Bryan ha appena pubblicato “With heaven on top”, album proposto subito in due versioni: una “standard”, con un suono a tratti elaborato con chitarre elettriche e fiati, e una seconda versione interamente acustica messa in circolazione pochi giorni dopo, a sorpresa. Una scelta che lo stesso artista ha commentato con una punta di ironia verso i suoi critici, spiegando di aver voluto accontentare “quegli strani audiofili che si lamentano sempre e che mi vogliono solo voce e chitarra, nonostante il lavoro che faccio sulla mia musica”.

Al di là della polemica, il disco contiene la versione completa di “Bad news”, il brano che qualche settimana fa – circolando solo in frammenti sui social – aveva messo Bryan al centro di un acceso scontro con l’area MAGA. Il motivo: un testo suonato come un attacco all’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione legata alle politiche più dure dell’amministrazione Trump, finita nuovamente sotto accusa in questi giorni per l’uccisione di una donna disarmata a Minneapolis.
“Bad news” è un piccolo grande capolavoro: Bryan racconta un’America ferita e contraddittoria, in cui i colori della bandiera sono sbiaditi, senza slogan e senza proclami, ma proprio per questo facilmente fraintendibile in un clima già incandescente: “I heard the cops came / Cocky motherfuckers, ain’t they? / And ICE is gonna come bust down your door / Try to build a house no one builds no more / But I got a telephone / Kids are all scared and all alone”, canta Bryan.

Ex militare di carriera, cresciuto in Oklahoma, Zach Bryan è diventato uno dei volti più popolari della nuova ondata country grazie a uno stile diretto, diaristico, e a una scrittura che mette al centro individui e comunità più che bandiere. Il suo percorso è stato segnato anche da collaborazioni di peso: da quella con Bruce Springsteen in “Sandpaper”, pubblicata nell’estate 2024, fino alla recente interpretazione dal vivo di “Atlantic City”, poi uscita come singolo. Anche se la storia dei due è profondamente diversa, non è difficile capire perché il Boss (citato direttamente proprio in “Bad news”) lo abbia preso sotto la sua ala: Bryan è uno storyteller di razza, uno che racconta le storie dell’uomo medio americano, come spesso ha fatto Springsteen.

“With heaven on top” arriva dopo il 2022 con “American heartbreak”, monumentale opera country-folk da 34 canzoni, accolta con entusiasmo dal pubblico, successo replicato da “The great american bar scene”. Una fama accolta con una certa riluttanza dallo stesso Bryan, che non ha mai amato l’idea di diventare una star e si era ribellato alle logiche di media e industria, e anche all’idea di venire associato a questa o quella parte politica.

Il parallelo con “Born in the U.S.A.” di Springsteen diventa inevitabile: l’inno del Boss era il racconto della delusione di un veterano di guerra, tema che compare anche in “Bad news”. Ed entrambe sono canzoni che stiracchiate da una parte o dall’altra: quella di Springsteen venne usata da Ronald Reagan in campagna elettorale, come esempio di patriottismo - costringendo Springsteen a prendere le distanze. La differenza è che Bryan oggi si muove nell’ecosistema dei social e delle reazioni istantanee, e di una polarizzazione ancora più marcata, anche se è difficile ridurlo a rock o country, a destra o sinistra.

“With heaven on top” conferma così Zach Bryan come un cane sciolto: un autore che continua a muoversi a partire da radic country tradizionali, ma espandendone linguaggio e forme narrative e musicale, senza accettarne automaticamente l’orizzonte classico. Anche solo per questo merita di essere ascoltato.

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