La canzone dell’episodio "segreto" di Stranger Things

Il vero finale deve ancora uscire? L’indizio che ha per protagonisti i Queen.
La canzone dell’episodio "segreto" di Stranger Things
Credits: Netflix

Ovvero se i Queen alimentano la teoria del complotto sul finale di Stranger Things. Sui social circola da giorni una teoria affascinante, ribattezzata “conformity Gate”, che sta facendo impazzire i fan della popolarissima serie Netflix. Secondo questa teoria, il vero finale della serie non sarebbe quello rilasciato su Netflix nella notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio. Al contrario, ciò che abbiamo visto nell’ultimo episodio, quello che si è concluso con la scomparsa di Undici (Millie Bobby Brown) sulle note di “Purple rain” di Prince, sarebbe solo un’illusione: una realtà distorta generata dalla maledizione di Vecna (Jamie Campbell Bower), che continua a intrappolare i personaggi – e gli spettatori – in una dimensione falsata. Il vero finale dovrebbe uscire nella notte tra oggi e domani, secondo una serie di presunti indizi raccolti dai fan sui social. Stiamo al gioco. Perché, come spesso accade con Stranger Things, i dettagli contano. E uno di questi riguarda proprio la musica.

Fin dalla prima stagione, come abbiamo più volte scritto, Stranger Things ha costruito una parte fondamentale della propria identità – e della propria estetica, omaggio esplicito agli Anni ’80 – sull’uso delle canzoni. Nella serie dei Duffer Brothers, i brani non sono semplici accompagnativi, ma veri e propri snodi narrativi, capaci di salvare vite, evocare ricordi e aprire varchi tra i mondi. Pensate al personaggio di Max, interpretato da Sadie Sink, che riesce a resistere alla maledizione di Vecna grazie a Kate Bush e alla sua “Running up that Hill”, perché «la musica ti raggiunge sempre». E pensate a come “Master of puppets” dei Metallica abbia trasformato Eddie Munson, interpretato da Joseph Quinn, in un’icona tragica e indimenticabile. Entrambe le canzoni erano presenti nei trailer della stagione. Una promessa mantenuta.

Ed è qui che la teoria del “conformity gate” trova uno dei suoi appigli più interessanti. Nel trailer della quinta stagione compariva infatti “Who wants to live forever” dei Queen. Una scelta tutt’altro che casuale: il brano parla di mortalità, sacrificio, amore e destino, temi perfettamente in linea con l’atto finale di Stranger Things. Eppure, il classico dei Queen non è mai comparso. In nessuna scena. In nessun episodio. Un’assenza sospetta, soprattutto se confrontata con quanto accaduto nelle stagioni precedenti, dove i brani comparsi nei trailer avevano poi trovato uno spazio centrale nella narrazione. Possibile che proprio ora la serie abbia rotto questa consuetudine? Secondo i sostenitori della teoria del “conformity gate”, la risposta, naturalmente, è no.

L’assenza di “Who wants to live forever” è un altro indizio che conferma come il vero finale debba ancora uscire. Tutto ciò che abbiamo nelle due ore dell’episodio uscito nella notte tra il 31 dicembre e l’1 gennaio rappresenterebbe una realtà manipolata da Vecna, un mondo di apparente risoluzione che in realtà è solo un’altra prigione mentale. Del resto, i conflitti principali trovano una risoluzione rapida. I personaggi appaiono più allineati, meno contraddittori. Il trauma sembra improvvisamente gestibile. Sensazioni simili a quelle delle illusioni create dal personaggio interpretato da Jamie Campbell Bower, che mostra ai personaggi ciò che vogliono vedere, non ciò che è vero.

Ma perché proprio “Who wants to live forever”? Il brano dei Queen non è solo una ballata malinconica. È una riflessione sul prezzo dell’immortalità e sull’inevitabilità della fine. La canzone si lega perfettamente al personaggio di Vecna, che è ossessionato dal tempo: orologi, cicli, eternità. “Who wants to live forever” parla proprio di questo, dell’illusione di fermare il tempo e del dolore che ne deriva. La sua assenza dall’episodio uscito tra il 31 dicembre e l’1 gennaio rafforza l’idea che il tempo, in quel finale, non stia davvero scorrendo. Inserirla in un ipotetico episodio conclusivo significherebbe suggellare Stranger Things con un messaggio coerente: non si vince sfuggendo alla morte, ma accettandola. Non si salva il mondo senza perdere qualcosa lungo la strada.

Forse il “conformity gate” è solo una psicosi collettiva, o forse no. Lo scopriremo stanotte.

Schede:
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.