Brigitte Bardot: storia (e cover) della canzone con il suo nome
Brigitte Bardot: impossibile leggere il nome dell'iconica attrice francese, scomparsa oggi all'età di 91 anni, senza canticchiare la canzone brasiliana intitolata con il suo nome (sapevate che parallelamente alla carriera da attrice Bardot avesse pubblicato una serie di singoli e album? Ne abbiamo raccolti alcuni qui). Era il 1960 quando il compositore e giornalista brasiliano Miguel Gustavo scrisse una canzone dedicata proprio alla star francese, intitolata semplicemente "Brigitte Bardot". Il testo della canzone nasce come un ritratto ironico e ammiccante di un’icona femminile assoluta del cinema europeo. In quegli anni l’attrice francese rappresentava una rivoluzione dell’immaginario femminile: sensuale, libera, moderna, lontana dagli stereotipi più tradizionali. Il testo non racconta una storia complessa: è una celebrazione esplicita del mito, quasi un jingle ante litteram. Brigitte Bardot viene evocata come ideale di bellezza e desiderio, più che come persona reale. È la donna-simbolo, la star irraggiungibile, vista attraverso lo sguardo collettivo di un’epoca affascinata dalla cultura pop e dallo star system. Il brano sarebbe stato inciso da Jorge Veiga: «Brigitte Bardot Bardot / Brigitte beijou beijou / no fundo do cinema todo o mundo se afogou», recitava il testo. Tradotto: «Brigitte Bardot Bardot / Brigitte ha baciato ha baciato / sul fondo del cinema tutto il mondo è annegato».
Miguel Gustavo era maestro nel creare canzoni immediate, orecchiabili e legate all’attualità, spesso ispirate a personaggi famosi o a fenomeni di costume. Il brano ebbe un grande successo, arrivando a conquistare pure l'Europa. Sia nella versione originale cantata da Jorge Veiga che attraverso alcune cover. In Italia il primo a reinterpretare "Brigitte Bardot" fu Michelino, vero nome Michele Gramazio, star tricolore della musica cha cha cha degli Anni '50 e '60, che nel 1961 pubblicò la sua versione della hit:
Nel 1984 a incidere "Brigitte Bardot" ci pensò poi Mina. La Tigre di Cremona reinterpretò il brano per l'album "Catene":
Nel 1998 la Bandabardò rielaborò il testo trasformandolo in un proprio manifesto: «La Bandabardò, bardò...».