Baustelle: il Forum come atto popolare e radicale
Un concerto intenso e raffinato, in cui Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi hanno attraversato il loro immaginario musicale con eleganza e forza sonora, confermando ancora una volta la capacità dei Baustelle di evolversi senza mai tradire il sound che li ha resi una delle realtà più influenti della musica italiana. Al Forum di Assago è andata in scena un’ultima festa collettiva prima di un periodo di pausa per la band: un tempo necessario per rallentare, sedimentare e ricaricarsi. Un’occasione speciale per celebrare insieme al pubblico, in un palazzetto non sold out ma comunque imballato, un anno decisivo e denso di “prime volte”, che ha visto i Baustelle misurarsi con nuovi palcoscenici, pubblicare “El Galactico” e avviarsi verso il prestigioso Premio Tenco alla carriera.
La band si presenta con una formazione a sette elementi, capace di dare profondità e respiro a un repertorio ormai stratificato: ai tre si aggiungono Alberto Bazzoli (piano, organo, sintetizzatori), Milo Scaglioni (basso), Giulia Formica (batteria), Lorenzo Fornabaio (chitarre). Colpisce però, più di ogni altra cosa, il modo in cui decidono di abitare uno spazio come il Forum, scegliendo consapevolmente di rinunciare alla spettacolarizzazione che solitamente lo caratterizza. La scenografia è ridotta all’essenziale: niente grandi led wall, nessun apparato pirotecnico, nessun eccesso visivo. Il Forum dei Baustelle è diretto, quasi radicale, costruito attorno alla musica più che all’immagine. Alle spalle del palco compaiono a tratti scritte proiettate, asciutte ed evocative, che richiamano un’estetica alla Nick Cave, mentre il lavoro di luci e ombre, mai invasivo, rimanda lontanamente, più per spirito che per citazione, a certe operazioni dei Velvet Underground. Al centro della scena campeggia un gong, che viene suonato come a segnare il passaggio da un capitolo all’altro del live. Una scansione narrativa chiara, che accompagna l’alternanza dei registri: momenti più elettrici e tesi, seguiti da una parentesi centrale più raccolta e intima che ha il suo vero start con “Love affair”.
È qui che il concerto si spoglia ulteriormente e il Forum cambia dimensione. L’assetto diventa acustico e Francesco Bianconi introduce il segmento con una dichiarazione programmatica: “Da adesso dovete immaginarvi il Forum come se fosse il salotto di casa vostra”. Un invito alla prossimità emotiva che ribalta, almeno per un momento, la scala del palazzetto. Solo nel finale il grande telo bianco alle spalle della band cade, lasciando spazio a un impianto luminoso più aperto e potente. Lo show trova lì la sua unica vera espansione visiva, accompagnando un ultimo atto più celebrativo, costruito attorno ad alcune delle hit più riconoscibili del repertorio. Una scelta estetica coerente e rigorosa che ribadisce la volontà dei Baustelle di mettere “la musica al centro”, frase abusata ma in questo caso vera, che però lascia anche una sensazione ambigua: in un contesto pensato come festa e bilancio di carriera, manca forse un segno visivo o musicale, la scaletta infatti è solo un po’ più lunga di quelle nei club, capace di fissare l’evento nella memoria collettiva come un unicum. È anche vero che ormai siamo talmente tanto abituati ai concerti con “insegne luminose che attirano gli allocchi”, come cantano i CCCP, che un live così, puro, musicale, quasi oltranzista su certe scelte, è sì in parte straniante, ma anche affascinante nel suo rigore. L’unico ospite della serata è Tananai su “Pugili impazziti”, presenza che non sfigura e anzi si inserisce con naturalezza nel racconto, dimostrando una sintonia rispettosa e una piena consapevolezza del palco e del momento.
La grandezza dei Baustelle emerge in modo definitivo proprio da questo Forum. Sta nell’aver scritto canzoni dalla natura profondamente popolare, nel senso più nobile del termine pop: brani che appartengono alle persone, come si capisce dal modo in cui il pubblico canta, partecipa, si lascia attraversare emotivamente da quelle storie. Ma, allo stesso tempo, la loro forza risiede nella capacità di trasformare vicende dimenticate – come quella per esempio di “Alfredo”, legata al dramma di Vermicino – in racconti capaci di durare nel tempo e di lasciare una traccia anche sul piano della riflessione sociale. Le loro canzoni tengono insieme micro e macro, dolore privato e sguardo politico. Piccole storie di cronaca, spesso scomode o dolorose, si intrecciano a ragionamenti più ampi sul liberismo, sul capitalismo, sulla libertà individuale, sull’affermazione personale in un presente che tende a schiacciare le fragilità. È questo equilibrio continuo tra dimensioni apparentemente inconciliabili a rendere i Baustelle un animale speciale nel panorama musicale italiano. Venticinque anni dopo, il segreto della loro longevità sta tutto qui: nell’aver costruito un linguaggio riconoscibile, personale, e nell’essere riusciti a surfare con naturalezza tra mondi piccoli e mondi enormi, tra club e palazzetti, senza mai perdere identità e senza scendere a compromessi. Sono gioiosi e disperati, sono dentro e fuori dal tempo.
Scaletta:
I provinciali
L’arte di lasciare andare
Gli spietati
Il Vangelo di Giovanni
La morte
La canzone del riformatorio
Veronica
La canzone del parco
Baudelaire
Alfredo
Love affair
Un romantico a Milano
Le rane
Momento di improvvisazione (con omaggio a Piero Umiliani)
Pugili impazziti (feat. Tananai)
Spogliami
Amanda
Monumentale
Nessuno
Nabucodonosor
Una storia
Contro il mondo
Il liberismo ha i giorni contati
La guerra è finita
Gomma
Charlie fa surf