Nick Cave racconta il suo rapporto con Morrissey

Il musicista australiano ha risposto a una domanda di una fan
Nick Cave racconta il suo rapporto con Morrissey
Credits: Alessandro Bosio / Concessione in uso a Rockol

Una volta di più Nick Cave ha utilizzato il suo blog Red Hand Files per intrattenere un dialogo sempre molto stretto con i suoi fan soddisfando ogni loro curiosità. Il musicista australiano, questa volta, ha incorporato quattro differenti domande in un'unica risposta. Gli è stato chiesto: “quale fosse il suo rapporto con Morrissey?”, “Trovo impossibile dire di no alla gente. Ti capita mai di dire semplicemente di NO? Se sì, come?”, “forse il desiderio è la condizione umana?” e “cosa stesse facendo e ascoltando in quella giornata?”. Qui sotto la replica di Nick.

“Care Hadiyah, Astrid, Lindsay e Lakshmi, non ho mai incontrato Morrissey, ed è probabilmente per questo che mi piace. È innegabilmente una figura complessa e controversa, qualcuno che prova non poco piacere a far incazzare la gente. Per quanto alcuni possano trovarlo piacevole, per me la cosa ha poco interesse, se non fosse per il fatto che Morrissey è probabilmente il miglior paroliere della sua generazione, certamente il più strano, il più divertente, il più sofisticato e il più sottile. L'anno scorso abbiamo avuto un paio di piacevoli scambi di email in cui Morrissey mi ha chiesto se avrei cantato in una nuova canzone che aveva scritto. Sarei stato felice di farlo, tuttavia, sebbene la canzone che mi ha mandato fosse piuttosto bella, iniziava con una lunga e del tutto irrilevante intro di bouzouki greco. Sembrava anche che non volesse che cantassi davvero la canzone, ma che, sopra il bouzouki, recitassi un invettiva anti-woke inutilmente provocatoria e leggermente sciocca che aveva scritto. Anche se suppongo, in un certo senso, di essere d'accordo con quel sentimento, non era proprio nelle mie corde. Cerco di tenere la politica, culturale o di altro tipo, fuori dalla musica di cui mi occupo. Trovo che abbia un effetto depotenziante e sia antitetico a qualsiasi cosa io stia cercando di realizzare. Quindi, Astrid, ho gentilmente rifiutato. Ho detto di no.”

Dopo avere risposto ad Astrid, Nick passa a rispondere a Lindsay: “Il che mi porta, Lindsay, alla tua osservazione, con cui sono completamente d'accordo: il desiderio è, in effetti, l'essenza dell'essere umano. Viviamo la nostra vita con un senso di incompletezza, di abbandono, la sensazione di una mancanza. Questa è la difficile situazione umana, come si manifesta nell'Orto del Getsemani dove, nell'ora finale, Cristo prega per la misericordia di Dio ma scopre che Dio si è ritirato, abbandonandolo al suo destino. Questo senso di ateismo, che i miei amici atei interpretano come l'inesistenza di Dio, è, credo, l'atto supremo dell'amore divino: Dio ci concede la libertà di essere qualunque cosa desideriamo. Il desiderio di cui parli, Lindsay, è il desiderio universale di ciò che è buono, bello e vero. Esistiamo in questo mondo e aneliamo a questa verità, a questa bellezza, nella sua apparente assenza. Certa musica ha la capacità, almeno temporaneamente, di colmare quel vuoto, facendoci sentire completi e meno abbandonati. Ci sentiamo completi quando ascoltiamo musica che amiamo, mentre veniamo guidati verso la bontà delle cose. Trovo che la musica di Morrissey, a prescindere da quanto le canzoni possano a volte sembrare noiose e disamorate, faccia proprio questo: ci guida verso ciò che è vero.”

Da ultimo il musicista australiano risponde al quesito di Lakshmi e Hadiyah: “Lakshmi, in questo momento sono seduto in una stanza d'albergo a Zurigo, dove ho suonato una serie di concerti con Colin Greenwood. Sto mangiando una scatola di cioccolatini svizzeri per colazione che mi ha regalato un fan, riflettendo su Morrissey (perché Hadiyah me l'ha chiesto), mentre ascolto gli YHWH Nailgun, che, nel loro modo purificatore, fanno tutto questo, indicandoci il cielo scendendo fino in fondo. Davvero fantastico.”

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