Beirut in concerto a Londra, la recensione
Era da tempo che aspettavamo di vedere i Beirut calcare di nuovo i palchi europei: a parte un paio di date in Germania nel 2024, l’ultimo vero tour della compagine guidata da Zach Condon risale al 2019, anno in cui il cantante interruppe l’attività concertistica a causa di una grave forma di laringite.
Con il nuovo disco uscito da poche settimane, “A study of losses”, la band texana è tornata ad esibirsi dal vivo per un pugno di date tra Belgio, Germania e Inghilterra ed è proprio a Londra che li abbiamo raggiunti per la seconda data aggiunta dopo il sold out alla O2 Academy.
Il Troxy si trova in un quartiere popolare di Londra, ma quando si entra al suo interno mostra i fasti di un teatro d’opera d’altri tempi, con il “golfo mistico” (la fossa dell’orchestra) utilizzato per ospitare il pubblico delle prime file e permettere a chi sta dietro di godersi tranquillamente lo spettacolo.
Dopo l’apertura dei fidati compagni di avventura, gli Efterklang, Zach Condon e compagni inaugurano il concerto con “Scenic World”, ma, immediatamente, il pubblico si accorge dei problemi tecnici che affliggono il microfono del cantante.
Bisognerà aspettare la metà della seconda canzone perché i tecnici decidano finalmente di intervenire bloccando il concerto per alcuni minuti. Sistemate le questioni tecniche i Beirut ripartono da “Gallipoli” anche se ci vorrà qualche canzone perché la band riconquisti l’abbrivio iniziale.
Tutta la prima parte del concerto è dedicata ai grandi classici della band statunitense intervallati da qualche brano del nuovo disco come “Guericke’s unicorn” e “Tuanaki atoll”.
L’impressione generale è di una band rodata: bellissime la sezione fiati, ma soprattutto le armonizzazioni tra la voce di Condon e quella degli altri musicisti. L’unico dubbio sembra venire dalla parte ritmica: per quanto il batterista sia ineccepibile, sembra mancare la profondità e la varietà di suoni delle percussioni presenti in tutti i dischi dei Beirut.
La band esce dal palco quando ormai ha conquistato tutto il pubblico, ma il primo bis porterà con sé una sorpresa. Infatti questa frazione sarà quasi interamente dedicata al nuovo disco “A study of losses”, che Condon ha scritto come colonna sonora per lo spettacolo circense del gruppo svedese Kompani Giraff.
E saranno proprio equilibristi, acrobati e un giocoliere, festeggiati dal pubblico, ad accompagnare canzoni come “Sappho’s poem”, “Caspian tiger” e “Villa sacchetti”, i punti più alti dell’album appena uscito. La frazione si conclude con una cover del duo di Albuquerque A Hawk And A Hacksaw e “Mount Wroclai (Idle days)”, direttamente dal disco di debutto dei Beirut.
La band risale per l’ultimo bis per proporre al pubblico due classici del suo repertorio per un finale che accontenta tutti. A parte i piccoli problemi tecnici avuti all’inizio e il personale desiderio di rivederli con una formazione più ampia, i Beirut si meritano ogni lode per un live ineccepibile sia dal punto emotivo che tecnico.
Ora li aspettiamo per un tour più ampio che magari tocchi anche il nostro paese.
SETLIST
“Scenic world”
“Gallipoli”
“Elephant gun”
“So many plans”
“Guericke’s unicorn”
“Spillhaugen”
“The rip tide”
“Postcards from Italy”
“The shrew”
“Mani’s 7 books”
“Tuanaki atoll”
“No No No”
“Now I’m gone”
“Regulatory”
“Nantes”
Encore:
“Sappho’s poems”
“Caspian tiger”
“Villa Sacchetti”
“Serbian cocek” (cover di A Hawk And A Hacksaw)
“Mount Wroclai (Idle days)”
Encore 2:
“Santa Fe”
“The gulag orkestar”