Rocco Hunt fa convivere Gigi D’Alessio e Massimo Pericolo

Il cantante racconta il nuovo album “Ragazzo di giù", tra tradizione e sperimentazione.
Rocco Hunt fa convivere Gigi D’Alessio e Massimo Pericolo
Credits: Emiliano Cabona

Un titolo che è già una dichiarazione. “Ragazzo di giù” è il nuovo album di Rocco Hunt, in uscita il 25 aprile. Un viaggio da 14 canzoni - più la bonus track “Yes I know my way” feat. Clementino - dove l’artista originario di Salerno unisce il realismo del rap urbano con sonorità moderne e versatili. “È un album che parla della mia storia, della mia identità. È un lavoro molto personale e identitario che viene dopo il discorso di posizionamento di “Mille vote ancora” a Sanremo e che parla delle mie radici”.

Il ritorno alle origini

Dopo anni di sperimentazioni, viaggi musicali e non, il ragazzo di giù intraprende in questo album il viaggio più importante, quello del ritorno a casa inteso come le sue radici, il suo modo di essere e di fare. “Dietro c’è un ritorno alle mie origini, in alcuni brani c’è il rap puro e crudo che mi ha contraddistinto agli inizi e un ritorno alla melodia urban melodica napoletana che ho portato nel rap campano quando era unicamente comico o gangsta”. Una wave che si è rinnovata ulteriormente nel 2020, con una serie di canzoni certificate con dischi di Platino. Da lì nasce la voglia di rimarcare la sua identità in pezzi come “Cchiu bene e me” con Irama. “Quando l’ho incontrato in studio mi ha detto che gli avrebbe fatto piacere cantare con me seguendo questa linea napoletana e ho immaginato Irama che ascolta su Spotify “Stu core t’apparten” – dice sorridendo. Abbiamo colto al volo questa possibilità e ho alzato la posta invitandolo a cantare in napoletano”. Sulla stessa scia anche “Giura”, il brano con Gigi D’Alessio, che unisce ritmi trap a melodie napoletane.

Nuove collaborazioni

Nell’album c’è anche una parte sperimentale che ha portato l’artista ad allargare i confini e gli orizzonti. “In canzoni come “Cosa ti amo a fare?” ho esplorato un genere nuovo come il country pop, in “Spero che Dio non me la porti via” canto su una ballad molto intima, mentre “Domani chissà”, scritta con Olly, ha un approccio più rap cantautorale”. Tante collaborazioni con artisti molto diversi tra loro, da Gigi D’Alessio a Massimo Pericolo. “Ogni collaborazione ti lascia sempre qualcosa, ho imparato da ognuno di loro e mi ha fatto piacere starci in studio perché da ognuno rubi un modo di fare e di vedere la musica. Sono un estimatore delle collaborazioni perché suonare con altri artisti è sempre una grossa opportunità e per questo mi lascio sempre guidare dalla persona che ho davanti”.

Le influenze

Tra ritorni alle origini e nuove sperimentazioni, la scena napoletana fa sempre da sfondo. Da quella musicale – basti pensare a Pino Daniele – a quella teatrale con l’omaggio a Eduardo De Filippo in “A’ notte”. “Sicuramente Napoli è stata un’ispirazione sin dal primo giorno che ho iniziato a fare musica. Io sono nato a Salerno, ma mio padre faceva lo speaker radiofonico in una radio di canzoni napoletane e sono cresciuto con questo forte input. Continuo a lasciarmi affascinare dalla cultura partenopea, tant’è che nell’ultimo periodo mi sono riavvicinato all’enorme eredità artistica che abbiamo come le poesie di Eduardo, la musica di Pino Daniele - con cui ho avuto il piacere di collaborare - e il cinema di Massimo Troisi. Un repertorio che noi giovani non dobbiamo mai dare per scontato e non dobbiamo dimenticare”.

Cultura, ma anche lingua. In tutto l’album il dialetto napoletano si alterna all’italiano non solo come scelta stilistica, ma anche come atto identitario che rafforza il messaggio. “È stato fondamentale da quando ho messo la penna sul foglio per la prima volta. Nel 2014 ho portato sul palco di Sanremo “Nu juorno buono” e ho sempre mantenuto questa volontà di rappresentare la mia lingua, perché sono convinto che l’uso del dialetto amplifica il concetto e mi permette di rivolgermi in maniera diretta al mio pubblico e al mio popolo”.

Il ragazzo di giù, in tour

Il 20 giugno partirà il “Ragazzo di giù Tour 2025”. Una tournée nelle principali venue estive che anticipa i due eventi live, già annunciati per questo 2025: l'11 settembre alla Reggia di Caserta e il 6 ottobre all'Unipol Forum di Milano. “Per me il live è la vera espressione musicale, un momento dove mi diverto e dove porto la mia musica a 360 gradi. Partirò con questo tour con una data zero a Campobasso per poi toccare un po’ tutta l’Italia e concludere con le due date evento a Milano e alla Reggia di Caserta. Una location stupenda che voglio godermi, del resto non capita tutti i giorni”. E poi? Cosa aspettarsi ancora? “Vorrei continuare a divertirmi con la musica, a vederla come una passione e non stancarmi mai di ciò che faccio. Sentirmi orgoglioso e rendere orgogliosa la mia famiglia. Sono queste le cose che mi rendono vivo”.

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.