Bugo saluta con la sua anima rock più potente

A Milano il concerto con cui annuncia l’abbandono della scena. Niente tristezza solo energia e festa
Bugo saluta con la sua anima rock più potente
Credits: Alessandro Pallone / Concessione in uso a Rockol

Quando arrivò la notizia che il 1° aprile Bugo avrebbe chiuso la sua carriera con un concerto d’addio c’era il sospetto che dietro ci potesse essere uno scherzo, un “pesce”. Ma alla fine così non è stato, nessun “Creduloni!!! Abbiamo scherzato”. E così, anche se dal palco non è mai arrivata una netta conferma ma solo qualche riferimento buttato lì, pare che la scelta di Bugo di chiudere sia definitiva.

Per farlo il musicista nato alle porte di Milano ha scelto la formula “festaiola” ed ha chiamato a esibirsi nella sua serata di commiato una manciata di amici: J-Ax, Aimone Romizi dei FASK e Fernando Nuti dei New Candys.

Per salutare, Bugo ha scelto una formula articolata in tre parti: la prima in trio (chitarra, basso e batteria - Bruno Dorella e Cristian Dondi), una sezione furente, tra indie, punk e noise, una seconda parte intima, acustica, chitarra e voce. Infine con un quartetto è tornato in elettrico sino ad arrivare alla festa finale sulle note di “Io mi rompo i coglioni” con tutti i musicisti e tutti gli ospiti e una decina di spettatori sul palco a cantare insieme e condividere gli ultimi momenti del live.

La prima parte è quella più “selvaggia”, più irruenta con Bugo alla solista e la band che pesta duro, con un bassista che lo accompagna da tempo, fin dagli esordi. È qui che recupera cose del passato (”Uh!” che risale al 1993). Una musica incandescente che spesso porta con sé imprecisioni e scollamento, molto viscerale, rabbiosa, elettrica, con momenti noise dissonanti (dovuti anche a un piccolo inconveniente tecnico alla chitarra).

Sin da subito si nota una grande partecipazione da parte di una fetta di pubblico (che Bugo indica come i suoi “amici, anche se qui siete tutti amici”). Poche chiacchiere perché la musica ardente non permette digressioni. È la volta in cui sul palco salgono Aimone Romizi dei FASK (su “Rock’n’roll”, un singolo dello scorso anno). Il rocker perugino (in realtà accolto un po’ freddamente) però non condivide il microfono con Bugo ma prende posto dietro la batteria. Nel brano successivo appare (lui, sì, al suo strumento) Fernando Nuti il chitarrista della rock band veneziana con notevoli frequentazioni estere dei New Candys. Nel suo furore punkettone arriva anche qualche riferimento ai CCCP (su “Millennia”) e qua e là agli Skiantos.

Alla fine della sezione “rabbiosa” escono tutti di scena e pochi minuti dopo riappare il protagonista con la sua chitarra acustica che attacca a cantare, ma poi si ferma perché emozionato dalle grida del pubblico. È il momento “battistiano” della serata, in particolar modo nel primo brano lo spettro del musicista di Poggio Bustone aleggia sul palco.
La sezione acustica del concerto è anche quella in cui Bugo dialoga con il pubblico, si lascia andare a un’apertura più confidenziale, scherza, si prende in giro.

Terminato il momento acustico torna in scena una diversa band. Un terzetto si aggiunge a Bugo che abbandona la chitarra solista e si “accomoda” nel ruolo di “ritmico”. È anche il momento migliore del concerto, quello dove i suoni, pur restando robusti, di chiara matrice rock si fanno più complessi, strutturati, meno sanguigni e furiosi e le canzoni portano dentro un’anima melodica che le fa diventare (senza esagerare) quasi più pop. A tratti emerge anche l’anima da cantautore, vicino al rock d’autore. Anche in questa sezione si alternano momenti più furiosi e diretti a quelli più ricercati ed elaborati.

Si arriva poi al finale della terza sezione che si avvicina alla chiusura con la durissima “Pasta al burro” sulla quale interviene J Ax (cappello da cowboy e barba) con le sue barre. Segue poi un’indemoniata performance di Bugo, che salta, getta cose e aste dei microfoni a terra, sale in piedi sulla cassa della batteria… e pensare che pochi minuti prima aveva detto: “Sono un po’ stanchino”!

Ma la vera festa di chiusura arriva nel bis, da un trafficato palco dove sono saliti tutti gli ospiti della sera e una manciata di spettatori indemoniati, tutti insieme, platea inclusa, a cantare in maniera corale l’inno “Io mi rompo i coglioni”.

Su un raggiante ma anche teso Bugo che saluta arrivano le note di “Svalutation” di Celentano sulle quali termina la serata.

È dunque un addio all’insegna del rock quello che dà Bugo, che sceglie di ripercorrere la sua carriera quasi in maniera rabbiosa ma lasciando la tristezza (ma non l’emozione) dell’addio fuori dalle porte del club milanese.

Non certo un concerto perfetto (ma lungo) dal punto di vista formale, ma era lecito aspettarselo, questo era un saluto, l’ultima (?) messa in mostra di un artista da sempre indipendente (e non solo dal punto di vista discografico, quanto piuttosto artistico).

Nessun riferimento al passato, tanto meno all’increscioso episodio di Sanremo, ma un riassunto di una carriera che lo ha portato ad essere apprezzato per la sua volontà e la sua correttezza e onestà intellettuale.

Solo qualche riferimento si diceva al “valore” e motivo della serata. Quando dal pubblico gli urlano “non mollare” lui risponde “Mollo per non mollare, non l’avete capito” oppure quando dice “Faccio il duro, ma cazzo…!!!!”

Per il resto è solo Bugo e l’anima più aggressiva, smaccatamente rock, della sua musica.

Scaletta

Prima Parte –TRIO
Questione d’eternita
Il sintetizzatore
Vado ma non so
Uh!
Nei tuoi sogni
Benzina + Millennia
Rock’n’roll –Aimone Romizi(FASK)alla batteria
Gel –Fernando Nuti (New Candys) alla chitarra
C’è crisi

Seconda Parte –ACUSTICO
Comunque io voglio te
Che diritti ho su di te
Spermatozoi
Vorrei avere un dio
Cosa fai stasera

Terza Parte – BAND
Per fortuna che ci sono io
Casalingo
Sabato mattina
Carciofi
Giro giusto
E invece sì
Me la godo
Come mi pare
Finalmente io ti vedo sicura
Mi manca
Pasta al burro – con J-Ax
Non lo so

Finale corale: Io mi rompo i coglioni

Schede:
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