La fine dei CCCP: “Una cerimonia di commiato, ma da vivi”

Il gruppo presenta l’Ultima Chiamata, il tour e l’album live: l'intervista
La fine dei CCCP: “Una cerimonia di commiato, ma da vivi”

Ultima chiamata, ultima conferenza stampa, ultimo tour: l’aggettivo viene ripetuto più volte nel definire le nuove pagine della storia dei CCCP. Un capitolo che inizialmente non doveva neanche riaprirsi. Eppure dopo “Felicitazioni”, la mostra celebrativa del 2023 a Reggio Emilia, è arrivato il ritorno sul palco: prima con un evento teatrale, poi dei concerti a Berlino con un vero e proprio tour lo scorso anno. Quest’estate si replica, con sette date, dal Circo Massimo al Teatro Antico di Taormina: la cerimonia di commiato. Saranno ultime, appunto, precedute della pubblicazione discografica e video del primo concerto della reuniono, quello del "Gran Gala Punkettone" dell'ottobre 2023 al Teatro Valli di Reggio Emilia. Il 21 marzo ci sarò un’anteprima proiettata proprio nello stesso luogo in cui tutto è avvenuto – il Teatro Valli - e dove la band sarà presente e si svolgerà la prima delle cerimonie.
“I CCCP sono una cellula dormiente risvegliata al presente”, racconta Giovanni Lindo Ferretti. I quattro - sul palco del Bellezza, storico circolo Arci milanese - raccontano come percorso della band si è ricostruito evento dopo evento. "I CCCP sono palcoscenico e moriremo sul palco: per noi è finita, il problema è quanto durerete voi, spiega Ferretti. "Siamo vecchi, io ho anche avuto un infarto in questo periodo. C’è anche una questione di dignità per queste quattro persone sul palco: le cose devono finire. L’altra volta i CCCP sono finiti per mancanza d’aria, questa volta finiamo con una cerimonia, perché le cerimonie sono fondamentali e noi siamo antichi.

La parola chiave di questo ultimo giro di concerti è “Cerimonia”, quindi?
Ferretti: Le cerimonie sono essenziali per l’umanità. Anche gli animali soffrono quando muore uno del branco, però non sono mai riusciti a costruire una cerimonia. I CCCP sono una cosa seria. E quindi, per finire, devono mettere in scena la cerimonia.

Cosa che non avete fatto o non siete riusciti a fare quando vi siete sciolti nel 1990.
Ferretti: Un commiato, un’elaborazione, non è così facile. L’altra volta ce la siamo cavata, però era diverso: eravamo più giovani e avevamo la vita davanti. Adesso dobbiamo, in qualche modo, pianificarla. Forse la pianificazione è un residuo del filosovietismo…

Chi sono oggi i CCCP e cosa vi è rimasto da questo nuovo anno e mezzo assieme?
Zamboni: Se sei in un gruppo cerchi sempre di amplificare quello che sei. Nei primi anni dei CCCP abbiamo lottato. Questa volta non voglio dire che ci siamo diminuiti, però abbiamo pensato a qualcos’altro. Non c’era più il problema di affermare un’identità. Forse la sorpresa è stata questa: vedere al di là dei ruoli. Quando eravamo tanto più giovani, non ci siamo conosciuti, in fin dei conti. Innamoramento, violenza, rabbia, amore: sono tutte cose che capitano. Ma questa volta ci siamo guardati in maniera più diretta.

Forse avete vissuto tutto con più leggerezza questa volta, con più consapevolezza.
Zamboni: Leggerezza? Mai. Però c’è una pesantezza con cui hai imparato a fare i conti. Non dovevamo conquistare il mondo, non dovevamo difendere la nostra vita. Quello che doveva succedere era già successo.
Ferretti: Quando siamo nati e mentre ci consolidavamo, avevamo bisogno di moltissime parole. Era un continuo dibattito, una continua discussione. In questo ritorno, le parole sono diminuite moltissimo, sono aumentati i sorrisi, la buona disposizione.C’è una capacità di ubbidire che, vista dall’esterno, può sembrare quasi patetica. Se Annarella dice qualcosa, io so che è meditato, è profondo. Prima, invece, ci volevano un sacco di parole. Abbiamo 40 anni di vita vissuta in più.

Siete stati scoperti da un pubblico giovane. Vi siete chiesti come una generazione completamente diversa sia arrivata alla vostra musica?
Fatur: Mai lasciare incustoditi in casa i dischi dei CCCP. Magari è successo che il figlio o il nipote siano andati nel famoso armadio di uno dei nostri fan – quello dove era meglio non andare – e lì hanno trovato i nostri dischi. Sono brani immortali.

Le reunion sono anche un grande business. Voi avete raccontato il “produci, consuma, crepa” e dite che non pensate alla vostra come a una carriera. Ma come vi siete inevitabilmente confrontati con le dimensioni economiche e industriali?
Zamboni: Per i concerti non ci siamo rapportati a una grande multinazionale, ma a Musiche Metropolitane, un’agenzia di due persone per l’esattezza, con cui è stato anche facile fare i conti. L’economia ti può risucchiare, ma a me sembra che siamo riusciti a trattenerla e a trattenerci. Abbiamo pensato di chiudere la liturgia con questi sette concerti e basta. E questo è contrario a tutte le regole del buon vivere quotidiano in questo mondo dove non si vive bene. È un valore prendere questa scelta.
Ferretti: Questa è stata la cosa più semplice di tutto. Zamboni aveva un manager, ed era l’unico disponibile per accadimenti della vita. Ci ha accompagnato al primo concerto al Teatro Valli, percependo una richiesta a cui non avevo mai pensato, e finché non l’ho vista comunque non ci avrei creduto.
Però da questo punto di vista siamo cresciuti bene. Lo so anche che mi hanno aumentato il cachet, ma non è per niente significativo nella nostra storia, che poi qualcuno non lo creda…
Però credimi, questo è l’unico problema che non ci siamo mai posti. Mentre mi pongo molto il problema della chiusura come cerimonia, non mi pongo assolutamente il problema della economicità delle sette date e così via.

Quindi è davvero la parola “fine” dopo questi concerti?
Ferretti:L’anno scorso mi aveva affascinato l’idea di cominciare a Bologna, che era la piazza più difficile e la città dove sono cresciuto. Quest’anno, anche per come è andato il mondo in questo anno, l’idea è che le date proposte cominciassero sulle rovine di Roma e finissero sulle rovine della Grecia, a Taormina. I CCCP sono nati bene, sono cresciuti bene e non possono che morire bene.

Vi siete già immaginati cosa succederà quando scenderete dal palco dopo l’ultima data, a Taormina?
Zamboni: Adesso è presto per dirlo, chi lo sa come saremo. Secondo me, il giorno più difficile sarà quello dopo. Vedendo le immagini del concerto che stiamo per pubblicare, si capisce la potenza e so che non avrò più quella potenza…
Ferretti: Però è anche facile, perché la nostra storia è molto legata alla nostra vita. Io, con i CCCP, ho riacquisito una vitalità che mi è stata portata in dote da questa storia. Quando finiranno i CCCP dopo l’ultimo concerto, comunque prima o poi Annarella verrà a mangiare a casa mia, comunque io so dove abita Zamboni, io so comunque dove abita Fatur.
Io ringrazio Dio della mia vita e delle persone che ho incontrato. Il resto è inevitabile.

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