Il Teatro degli Orrori, dal vivo: sentirsi parte di qualche cosa
“La magia della sua musica? Sentirsi parte, tutti insieme, di qualche cosa”. È in quelle parole, pronunciate dal palco del Teatro Venaria di Torino da Pier Paolo Capovilla per presentare “La canzone di Tom”, un brano d’amore per un amico che non c’è più, che si cela il senso più profondo della musica del Teatro degli Orrori, tornati sulle scene dopo dieci anni di stop. C’è chi poga e si abbraccia sin dalla prima, dinamitarda, “Vita mia”, chi canta a squarciagola l’autoconsapevolezza dei propri errori con “È colpa mia”, chi si aggrappa a un ricordo legato a un preciso brano in scaletta, chi prega laicamente su “Padre Nostro”, celebrazione rock riuscita prima in Italia solo ai CCCP con “Madre”, chi sogna la liberazione dalla “schiavitù del lavoro” su “Lavorare stanca”, chi insegue un amore su “Io cerco te”: il pubblico del Teatro, sotto il palco si ritrova dentro una stessa comunità ideale attraverso cui esorcizzare per l’appunto “gli orrori” o trovare un momento di luce. Che è esattamente la magia di un concerto rock: creare un'unione, oggi più che mai fondamentale in questa società frammentata. Tanti over trenta, ma non mancano anche dei giovanissimi. “Quindi qui non siamo tutti boomer, anche se questa parola non ha un senso…”, ghigna all’inizio Capovilla. “Questo concerto lo abbiamo fatto tutti insieme”, dice poi pieno di orgoglio sul finale di “Maria Maddalena”.
Chi malignamente pensava e pensa di trovarsi davanti a una band imbolsita o remissiva, rimessa in piedi solo per questo tour, deve ricredersi sin dai primi brani: lampi sul palco e luci rosse infernali fanno da sfondo a un gruppo affilatissimo che suona per due ore, mettendo in scena un live serrato, potente e sfidante nei propri confronti e in quelli del pubblico. Gionata Mirai, Giulio Ragno Favero e Francesco Valente sono affiatati e in grandissima forma, esattamente come quel diavolo provocatore di Capovilla. È paradossale, ma la frase “come se il tempo si fosse fermato”, non vale: perché? Perché questo Teatro, quello di oggi, è più chirurgico e consapevole di quello di dieci anni fa, è migliore di quello del passato quando i live, a volte, potevano diventare incasinati o deragliare tra sproloqui e performance non del tutto a fuoco su più fronti. Il Teatro di oggi mantiene intatta la sua carica elettrica ed eccitante, Capovilla gioca un po’ con il suo personaggio ma lo tiene a bada, e propone un live più lucido di quelli di tanti anni fa. Quello messo in scena è un concerto di rumore, di suoni che arrivano come schiaffi, ma anche di parole a cui prestare attenzione e che il pubblico rispetta, come dimostra l’accoglienza manifestata per i reading-canzone “Vivere e morire a Treviso” e “Majakovskij”.
Un altro dei segreti del Teatro sono le canzoni. Si tratta di brani ancora attualissimi, basti pensare a “Il lungo sonno”, pezzi che non hanno bisogno di un’estetica o di una messa in scena particolare. Quella del Teatro è una reunion che, a livello di accoglienza e di storicità, non è paragonabile per esempio a quella dei CCCP, ma è comunque, al netto di tutte le differenze, paradossalmente più verace e più riuscita a livello musicale perché tutt’altro che esclusivamente posata sul passato. Vale la pena vederli? Sì, assolutamente. Anche perché concerti che rispondano alla parola “rock” con la stessa forza propulsiva di quella sprigionata dal Teatro, ormai sono tesori più che rari. Se la storia andrà avanti, se arriverà un nuovo disco, lo vedremo. Intanto ci si può rituffare dentro un universo dove certamente la nostalgia ha un ruolo, ma non è quello di assoluta protagonista. A uscirne benedetta è una tribù rock i cui componenti, sotto il palco, si riconoscono guardandosi negli occhi.
Scaletta:
Vita mia
Dio mio
E lei venne!
Disinteressati e indifferenti
Due
È colpa mia
Lavorare stanca
La canzone di Tom
Direzioni diverse
Il Terzo Mondo
Vivere e morire a Treviso
Majakovskij
Io cerco te
Il lungo sonno (Lettera aperta al Partito Democratico)
Non vedo l'ora
Compagna Teresa
Padre Nostro
A sangue freddo
Mai dire mai
Lezione di musica
Maria Maddalena