Touché Amoré a Milano:il post-hardcore che rompe la quarta parete

“Senza connessione con il pubblico lo show fallirebbe. Facciamo brani pensando a quello”: intervista
Touché Amoré a Milano:il post-hardcore che rompe la quarta parete
Credits: Arianna Carotta / Concessione in uso a Rockol

Urgenza e vulnerabilità agitano l’anima dei Touché Amoré. Il loro urlo post-hardcore è un pugno nello stomaco, come sale su una ferita aperta, che colpisce chiunque li ascolti. Sul palco, la band originaria di Los Angeles porta tanto la sua foga quanto la sua profondità, creando una connessione viscerale con il suo pubblico. La voce di Jeremy Bolm, tra grida spezzate, tecnicismi hardcore e intensità nelle parole, rompe la quarta parete per colpire gli ascoltatori. Un concerto dei Touché Amoré diventa così un’occasione per lasciarsi investire da ruvidità e intensità, che il gruppo riproporrà sul palco in Italia il prossimo 27 gennaio 2025 al Legend Club Milano per un’unica data organizzafa da MC2Live.it (qui gli orari della data).

A riportare la formazione losangelina dalle nostre parti, quasi tre anni dopo i precedenti passaggi tricolori, è il tour europeo a supporto del nuovo album, "Spiral in a straight line", uscito lo scorso 11 ottobre e già presentato dal vivo Oltreoceano nei mesi scorsi. “Nelle prime date di un tour per promuovere un nuovo album, cerchiamo sempre di essere cauti nel proporre nuove tracce”, spiega a Rockol il frontman Jeremy Bolm a proposito dei primi concerti americani per l’ultimo disco: “Non vuoi rischiare di sommergere il pubblico con canzoni nuove. Quindi, per le prime date abbiamo fatto un mix e variato un po' la scaletta. Nei prossimi concerti penso che suoneremmo invece quattro, o forse cinque, canzoni nuove. Ovviamente, includiamo brani da ogni disco. La scaletta è pensata per accontentare un po' tutti, e penso che questo la renda divertente. Devi lasciare che le persone si abituino a un nuovo album. A volte ci vuole un po' prima che il pubblico si affezioni a quello che stai facendo di nuovo. E poi ci sono quelli che preferiscono i pezzi più vecchi, quindi cerchiamo di tenerlo in considerazione, anche se a tutti noi piacerebbe suonare solo il nuovo album”.

In collegamento via Zoom dalla sua abitazione a Los Angeles, con una compostezza e affabilità capaci di tradire l’esplosività delle sue canzoni, il cantate svela quindi aspettative e speranze legate al nuovo tour europeo: “Siamo tutti molto entusiasti. Le vendite dei biglietti per il tour che sta per iniziare stanno andando bene e questo ci fa partire alla grande. Sembra che sarà un periodo positivo e di successo: siamo carichi. Non facciamo un vero tour da headliner in Europa da tanto tempo. Non abbiamo avuto modo di farne uno per l’album precedente, ‘Lament’, anche se solo in Italia siamo già ripassati un paio di volte. È bello tornare. E in più, sarà un tour lungo. Suoneremo ovunque, ed è fantastico poter tornare in molti dei nostri posti preferiti, spesso in piccole sale, dove è possibile vivere un’esperienza molto intima con questo nuovo album insieme al pubblico”.

Intensità e intimità dei Touché Amoré, dal disco ai palchi

Le canzoni di “Spiral in a straight line” mantengono intatta l’intensità che definisce i Touché Amoré, ma suonano più dirette e immediate, pur trasmettendo anche un senso di maggiore intimità. “Quando arriva il momento di iniziare a lavorare a un album, quello che viene fuori a livello musicale è semplicemente ciò che nasce spontaneamente”, racconta Jeremy Bolm parlando del processo che ha portato lui e la band a ricercare questa maggiore immediatezza e intimità: “A volte provando, ci rendiamo conto, ad esempio, che un pezzo dovremmo solo suonarlo più velocemente prima di dirci: ‘Wow, sì, questa è la direzione giusta’. Per esempio, una canzone come ‘Altitude’ inizialmente era molto veloce, una sorta di brano super rapido di due minuti. Era carino, ma poi qualcuno di noi ha proposto: ‘Perché non proviamo a suonarla a metà velocità?’. E all’improvviso aveva questo groove particolare, quasi un’energia alla Deftones, che è qualcosa di nuovo per noi. Ci siamo detti: ‘Magari dovremmo esplorare questa direzione’. Quindi, sì, è un processo molto naturale, quando ci mettiamo a lavorare”.

Continua: “Quindi, non so se abbiamo pianificato deliberatamente di enfatizzare l’immediatezza, quanto piuttosto lasciarci trasportare da ciò che è emerso spontaneamente. Poi arriva la fase in cui scriviamo insieme, io mi occupo dei testi e cerco di mettere tutto a fuoco. E infine entra in gioco Ross Robinson, il produttore, con tutte le sue idee folli e le sfide che ci porta, che rappresentano il passo successivo nel processo creativo”.

Per portare le proprie canzoni sul palco, su quali elementi musicali si concentrano maggiormente i Touché Amoré? “A volte, lo senti proprio a istinto, sai che una canzone funzionerà dal vivo perché magari ha una parte che costruisce un crescendo fino a un coro urlato e coinvolgente. E ti dici: ‘Ok, questa funzionerà, sembra perfetta per il pubblico’”, spiega Bolm a Rockol, narrando come lavora la band prima di un tour o di un concerto: “Per esempio, una canzone come ‘Hal Ashby’: appena siamo arrivati al ritornello, abbiamo pensato: ‘Ok, questa funzionerà benissimo dal vivo’. Probabilmente dovremmo anche pubblicarla come singolo, perché ha quell’energia di botta e risposta nel ritornello. Quella è una scelta ovvia da includere in scaletta”.

Il processo che porta un album dallo studio ai palchi, però, afferma il frontman dei Touché Amoré, “non è sempre semplice”: “Prendi una canzone come ‘Subversion’ con Lou Barlow: tutti noi la amiamo, ma tra l’outro con una voce ospite che non possiamo portare in tour e altre complicazioni, dobbiamo accettare che resterà un brano da album, perché non riusciamo a suonarla dal vivo in modo adeguato. Devi prendere decisioni di questo tipo”, sottolinea Jeremy Bolm. E ancora: “Un altro esempio: non abbiamo ancora mai suonato dal vivo ‘Goodbye for now’. Risolvere il problema dell’assenza di Julien Baker, che è fondamentale per il finale del brano, è una sfida. Senza quell’elemento, la canzone non sembra completa, non suona giusta. So che la suoneremo dal vivo prima o poi, ma non è ancora capitato”.

Una connessione viscerale con il pubblico

Una peculiarità dei concerti dei Touché Amoré è la forte vicinanza con il pubblico, con cui si crea un legame estremo. Se si parlasse di teatro, si potrebbe dire che la band tende a rompere la quarta parete per abbracciare completamente il pubblico. “Penso che la complicità con il pubblico è davvero la parte più importante, e lo è sempre stata per la nostra band”, sottolinea il frontman quando gli viene chiesto di descrivere l’esperienza di un live del suo gruppo:

“Mi piace pensare che, quando suoniamo, il pubblico, per quanto possa sembrare strano, sia un membro fisso della band. C’è una forte connessione, e talmente tanta partecipazione del pubblico, che senza quel coinvolgimento penso che lo show sarebbe destinato a fallire. Abbiamo bisogno di quel dare e avere, di quella connessione con le persone. È ciò che mi ispira a fare meglio sul palco. Credo che amplifichi tutto quello che facciamo, perché diventa un’esperienza collettiva, una sorta di partecipazione unica. E credo che, anche senza rendercene conto, scriviamo le nostre canzoni tenendo presente questo aspetto: come possiamo fare in modo che tutti si sentano parte attiva di ciò che stiamo facendo?”.

C’è mai stata la preoccupazione di perdere quella connessione tanto viscerale e potente? “Sia che suoniamo in venue enormi, con grande spazio fra noi e il pubblico, come un enorme barriera, dove tutti sembrano lontani, sia che suoniamo di fronte a un pubblico che non ci conosce bene, cerco sempre di trovare un paio di persone in mezzo alla folla che sono con noi, e mi concentro su di loro, perché diventano il nostro punto di riferimento, il ‘luogo sicuro’ dove voglio dirigere la mia energia”, racconta Jeremy Bolm: “Ed è proprio questa connessione che mi motiva, e credo che motivi anche la band. È come se dicessimo: ‘Ok, dobbiamo accettare che oggi non sarà troppo intimo, o che forse ci troveremo davanti a persone disinteressate, ma finché ci sono un paio di persone che ci ascoltano, sono loro che ci faranno andare avanti’. Quindi, cerco sempre di stabilire una connessione, anche quando può sembrare molto più difficile”.

Pensando all’impatto, o a un certo tipo di messaggio, che i Touché Amoré sperano di lasciare ai fan in vista di un tour o un concerto, il frontman aggiunge: “Non credo che qualcuno di noi vada sul palco con un obiettivo preciso in mente. Non pensiamo a cosa vogliamo che il pubblico percepisca. Fin dall'inizio, è sempre stato molto più una questione di intimità e connessione. Non andiamo sul palco pensando: ‘Ok, cosa possiamo dimostrare o dare a questo pubblico?’. È più che altro: ‘Cosa creeremo e cosa vivremo insieme?’. E questo potrebbe sembrare presuntuoso da parte mia, assumere che tutti siano sulla stessa lunghezza d'onda, ma per tutto questo tempo sembra proprio che lo siamo, che tutti siano entrati in quel nostro spazio. Con questo in mente, più il fatto che il nostro pubblico conosce i testi e canzoni, ci fa sentire tutti più a nostro agio, come se fosse qualcosa di speciale per tutti noi. Non possiamo dare per scontato questo, è qualcosa di unico. Siamo una band fortunata ad avere questa connessione con il nostro pubblico, e il fatto che siamo riusciti a mantenerla dopo oltre 17 anni è pazzesco”.

L’evoluzione dell’hardcore nel panorama musicale contemporaneo

Rappresentando valori di comunità e autenticità, l’hardcore è un genere radicato nell’underground, che in casi eccezionali si è affacciato al mainstream, basti pensare al recente caso dei Knocked Loose al "Jimmy Kimmel Live!". “Sono entusiasta che ci siano band che hanno l'opportunità di esprimersi di fronte a un pubblico più ampio. Penso che l'hardcore, al momento, abbia meno a che fare con la scena hardcore in sé e più con la cultura giovanile”, afferma Bolm alla domanda su come l’hardcore stia evolvendo nel panorama musicale contemporaneo e cosa significa essere una band hardcore al giorno d’oggi: “Ci sono molti ragazzi più giovani che fanno parte di gruppi punk o hardcore, come Knocked Loose, Turnstile e Mannequin Pussyo, o che comunque provengono da quel mondo. E attraverso TikTok e altri canali si vedono ragazzi entusiasti per queste band, tanto quanto per Charli XCX o Sabrina Carpenter”. Aggiunge:

“Mi sembra che ci sia una certa differenza con il passato. E - come dico da un po’ - se qualcuno scopre l'hardcore tramite i Knocked Loose su TikTok o qualsiasi altro canale, mi piace sperare che se decidono di investire in questo mondo, lo facciano con rispetto. È tutto quello che chiedo, che se decidono di farne parte, lo facciano con rispetto per ciò che è. In America si chiamano ‘campfire rules, ‘regole di rispetto’, per enfatizzare l'idea di lasciare un posto migliore di come lo si è trovato, con un approccio più rispettoso e responsabile. Se decidi di far parte di qualcosa, quindi, fallo con rispetto. E se poi decidi che non fa più per te, mostra ugualmente rispetto. È così che la vedo. Certo, sono dell’idea che più persone scoprono questo mondo, meglio è. Qualcuno potrebbe scorprirlo e imparare qualcosa di nuovo che avrà un impatto positivo. Sono decisamente troppo vecchio per avere un atteggiamento negativo su tutto questo e fare il presuntuoso tipo ‘non capite’ o ‘non mi piacciono questi giovani che piombano così’. No, penso che sia fantastico. È straordinario. Quindi, finché tutti sono gentili e si rispettano a vicenda, è tutto ciò che conta”.

In merito ai valori su cui si fonda l’anima dei Touché Amoré, Jeremy Bolm evidenzia: “Gentilezza verso gli altri prima di ogni altra cosa. Tutti sono i benvenuti, tutti sono accettati. Non abbiamo mai avuto nessun tipo di atteggiamento da duri - che, guardandoci o ascoltandoci, potrebbe quasi avere senso. A me piace pensare che tutti si sentano i benvenuti ai nostri concerti. Questa è sempre stata la cosa più importante”.

In questo contesto, con quasi vent’anni di carriera e sei album in studio all’attivo, c’è ancora un sogno o un obiettivo in particolare che i Touché Amoré non hanno ancora raggiunto ma che vorrebbero realizzare? “Devo ammetterlo, è difficile non essere invidiosi dei nostri amici, degli altri gruppi, che hanno l'opportunità di apparire nei late show o di partecipare ai Tiny Desk di NPR - quindi di fare cose che a noi, durante tutta la nostra carriera, è sempre stato detto essere impossibili”, dice Bolm, prima di concludere:

“Abbiamo cercato di realizzare sogni legati a quegli obiettivi e abbiamo chiesto alle persone che lavorano per noi di rendere possibili quelle cose. E a noi, ogni volta, è stato detto essere cose impossibili da realizzare per una band come la nostra. E mi dispiace, perché non è così. Ci sono tante altre band, come gli Idles che all’improvviso sono arrivate, perché hanno una credibilità indie-rock. Anche se nella mia testa mi dicevo: ‘Non siamo più aggressivi degli Idles. Facciamo la stessa roba. Solo che la loro è filtrata da una lettura indie-rock. Allora perché ci riescono?’. Poi sono arrivati i Turnstile, che all’improvviso ce l’hanno fatta e noi abbiamo pensato: ‘Bene, stanno aprendo porte a band come noi’. E ora i Knocked Loose, che suonano al ‘Jimmy Kimmel Live!’, che dal mio punto di vista sono molto più aggressivi di noi. So che c’è molta ‘politica’ coinvolta in queste dinamiche, non mi sto facendo illusioni, ma è un sogno arrivare anche noi lì. Sarebbe qualcosa di emozionante da realizzare un giorno. Alla fine, abbiamo avuto una carriera benedetta e chiedere di più è solo qualcosa in più. Comunque sia, sono abbastanza felice di dove siamo arrivati”.

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