"Killing in the name" diventa miliardaria
Il club dei 'miliardari' su Spotify va sempre più allargandosi. Ora è entrato a farne parte anche il classico dei Rage Against the Machine "Killing In The Name".
Per celebrare il raggiungimento di questo traguardo, il chitarrista della band Tom Morello ha pubblicato sul suo account X il seguente messaggio: ""Killing In The Name" ha appena raggiunto un miliardo di streaming su Spotify! Grazie a tutti coloro che l'hanno ascoltata: a chi l'ha amata, a chi l'ha odiata e a chi l'ha apprezzata senza capirla. Una prova lampante che la musica ribelle e l'ironia sono vive e vegete".
“KILLING IN THE NAME” just hit 1 billion streams on Spotify! Thanks to all those who listened to it: those who love it, those who hate it, and those that have enjoyed it without understanding it. Righteous proof that rebel music and irony are alive and well.
— Tom Morello (@tmorello) January 11, 2025
Lo scorso novembre, in vista delle elezioni presidenziali statunitensi, Tom Morello attaccò alcuni cosiddetti fan della band per aver frainteso la politica che lui e i suoi compagni di band hanno sostenuto sin dalla formazione del gruppo oltre tre decenni fa. Sempre su X Morello scrisse: "Non smette mai di stupirmi quante persone che hanno ascoltato i RATM siano in modalità Paul Ryan (un politico repubblicano, ndr), senza capire nulla di ciò che quella band rappresentava e ancora meno di capire dove qualcuno di noi potrebbe stare sulle questioni contemporanee. Di recente ho parlato con una coppia in un ristorante, erano grandi fan di 'Killing In The Name'. La gentile signora ha detto, 'Adoro quella canzone. Mi ha aiutato a infuriarmi contro i miei genitori e in seguito contro il vaccino!'. Io le ho detto, 'Signora, quella canzone parla di poliziotti razzisti che spesso si comportano come il Ku Klux Klan al servizio della supremazia bianca storica e sono leccapiedi e delinquenti della classe dirigente capitalista razzista.' Lei era seduta lì a masticare e sbattere le palpebre, masticare e sbattere le palpebre."
Never ceases to amaze me how many folks who’ve heard RATM are in Paul Ryan mode, having literally ZERO understanding of anything that band was about and even less understanding where any of us might stand on contemporary issues. Recently was talking to a couple at a restaurant…
— Tom Morello (@tmorello) November 3, 2024
Quando un utente della piattaforma ha chiesto conto a Morello della sua risposta alla signora al ristorante, il chitarrista ha replicato: "Fratello mio. Lei può fare tutto ciò che le pare. Per quel che mi riguarda, può tossire il covid nella bocca del suo nonno MAGA. Ma se lei presume di dire a un tizio che era effettivamente nella stanza quando è stata scritta la canzone di cosa parla 'veramente' la canzone, allora mi riservo il diritto di alzare la mano e dire 'no, signora'".
Tom Morello ha ripetutamente affermato che "Killing In The Name" è una canzone di protesta anti-establishment contro il razzismo sistemico e la brutalità nelle forze di polizia statunitensi. Nonostante ciò, l'esercito americano utilizzò "Killing In The Name" per torturare i detenuti nel campo di detenzione di Guantanamo, suonando la canzone a tutto volume durante le sedute di deprivazione sensoriale.
Nel 2009, una campagna online per far arrivare "Killing In The Name" in cima alle classifiche natalizie del Regno Unito prima dei campioni del talent show X Factor ebbe successo, sostenuta da Dave Grohl, Paul McCartney e i Prodigy. La campagna regalò ai Rage Aganist the Machine un record da Guinness dei primati per la traccia digitale più venduta nel Regno Unito con 502.672 download in una settimana.
Nel 2022, Tom Morello sul suo account Twitter avvisò: "Le persone che si sentono offese dalle mie idee politiche su Twitter o Instagram, sappiano che è perché non erano abbastanza intelligenti da sapere di cosa parlava la musica che ascoltavano in tutti questi anni. Per la musica, siete i benvenuti, ma se siete un suprematista bianco o un proto-fascista, quella musica non è scritta per voi. È scritta contro di voi".