Tim Commerford presenta i 7D7D: “Non cerco di reinventare i RATM”

"Questa band mi fa dimenticare il cancro", dice il bassista dei Rage Against the Machine: intervista

Ritmi serrati, trasgressivi, e dense linee di basso, caratterizzate da un uso sapiente di effetti e distorsioni: a partire dagli anni Novanta Tim Commerford ha contribuito a ridefinire il ruolo del basso nel rock moderno. Trai bassisti più influenti della scena musicale contemporanea, Commerford ha lasciato la sua impronta ritmica al centro della struttura musicale dei Rage Against the Machine. Nel corso della sua carriera il 56enne musicista originario di Irvine, in California, ha fatto parte anche di altri progetti, come Audioslave e Prophets of Rage. Tra le trame di queste esperienze, quando Tim Commerford ancora suonava nel supergruppo formato da Chris Cornell insieme ai suoi compagni nei RATM Brad Wilk e Tom Morello, sono stati gettati i primi semi di un gruppo che fa ora parte del presente del bassista: i 7D7D.
“Il nome 7D7D non significa o non rappresenta nulla”, afferma a Rockol Tim Commerford: “Mi piace semplicemente come appare scritto. È come un tatuaggio. Dipende forse dalla mia passione per la grafica. È già una piccola opera d’arte grafica di per sé, non devi farci niente: basta scriverlo al computer, ingrandirlo, ed eccolo lì, così com’è”.

A quando suonava negli Audioslave, risalgono le origine del progetto su cui Commerford ha deciso di focalizzare le proprie risorse creative negli anni recenti dopo l’ultimo concerto con i Rage Against the Machine nel 2022 al Madison Square Garden di New York, e dopo aver scoperto il cancro.
Come in una storia di continuità, la nascita dei 7D7D si deve a un incontro risalente al periodo della realizzazione di “Out of Exile” degli Audioslave, durante il quale Tim Commerford ha conosciuto il chitarrista Jonny Polonsky. Anni dopo, pensando a nuovi progetti musicali con il batterista Mathias Wakrat, con cui aveva ha lavorato anche nei Wakrat. Al di là dei background musicali degli artisti coinvolti, alla base dei 7D7D c’è per Tim la fortuna di far parte di una band, nel suo senso più profondo.
Io sono molto fortunato a far parte dei 7D7D e a suonare con un batterista tanto interessante come Matthias Wajkratz. E sono fortunato a essere in una band con Johnny Polonski: non ho mai suonato con nessuno come lui prima, sa suonare la chitarra o il piano e qualsiasi canzone tu gli chieda. Sono fortunato, né più né meno fortunato di quanto lo sono stato ad aver potuto conoscere Brad Wilk, Tom Morello e Zack de la Rocha e ad essere nel posto giusto al momento giusto”, spiega il bassista, raggiunto via Zoom da Rockol. Dalla propria abitazione di Los Angeles, con indosso una semplice t-shirt che lascia ben scoperti i suoi caratteristici tatuaggi sulle braccia, Commerford aggiunge: “Come trio, io Matthias e Johnny siamo particolare, ma il modo in cui scriviamo canzoni è interessante. Perché è legato all’accordatura mia e di Polonsky. Lui ha un accordatura in Mi standard, mentre io in Mi bemolle: se suoniamo entrambi una corda aperta, non funziona, è solo rumore. Dobbiamo cercare la nostra dimensione. Ma sono entusiasta di questo, perché ci costringe a uno stile di scrittura di canzoni completamente diverso. E sembra che man mano che miglioriamo, diventiamo più grezzi e più punk”.

Nel novembre del 2022 è arrivato il primo singolo dei 7D7D, “Capitalism”, seguito poi da altri brani, fino a “Insigna” dello scorso febbraio. “Le canzoni che abbiamo pubblicato non sono davvero una rappresentazione di ciò che siamo”, afferma Tim: “Abbiamo pubblicato una canzone registrata live, "Ouchi Live”, che rappresenta meglio ciò che siamo. Tutte le nostre canzoni sono fatte per il live: per cui non devono mai essere le stesse ogni volta. Questa cosa mi ha fatto pensare che potremmo non pubblicare più versioni in studio delle canzoni dei 7D7D, ma filmare e riprendere live nel nostro studio. Pubblicherei così solo tracce dal vivo da qui in avanti, perché penso che il modo in cui rendiamo live sia il modo in cui suoniamo meglio”.

La libertà che un progetto come i 7D7D permette a Tim Commerford si traduce in un suono che racchiude in sé anche lo spirito del jazz, che è possibile grazie alla passione di Mathias Wakrat per questa musica. “Tutte le nostre canzoni sono costruite partendo da ritmi di batteria e Mathias è un appassionato di Jazz: lui suona e conosce il jazz più di chiunque altro io conosca”, svela Commerford: “Grazie a lui cerco sempre di trovare modi interessanti di suonare linee di basso che suonino come linee di basso su ritmi di batteria che non suonano come ritmi di batteria. Ma che sembrano un altro genere di cose. Poi c’è Johnny Polanski, che è semplicemente un virtuoso, è bravo sia alla chitarra che al pianoforte. E mi emoziona anche solo l’idea di pensare che in futuro in una canzone Johnny suonerà il pianoforte invece della chitarra. Mi piace quanto siamo diversi. Non penso che ci siano in giro band che suonino come noi”. Continua:

“Non suono con l’idea di cercare di reinventare i Rage Against the Machine o gli Audioslave. Sto cercando di suonare musica che penso sia unica e sono orgoglioso che siamo un trio. È la sensazione più bella di sempre. Mi è stato diagnosticato un cancro. E questa band è come una medicina. Questa band mi fa dimenticare di avere il cancro. Quando suono in questa band, non ci penso mai. Ed è meraviglioso”.

Per Commerford, inoltre, “la musica è un'opportunità per avere un messaggio, come se facesse parte di ciò che sono”. Tim racconta quindi: “È come se i Rage Against the Machine avessero plasmato ciò che sono. Ero uno stupido tizio bianco di Irvine, California. E sono stato istruito da Brad, Zack e Tom e dal mondo, in definitiva. Così sono quello che sono. Questa nuova band, i 7D7D, non è diversa da qualsiasi altra di cui ho fatto parte. Mi dà l'opportunità di essere un bassista e un musicista migliore. È un'opportunità per me di perfezionare la mia ideologia e trovare modi per farla conoscere”. Continua: “I testi di molte canzoni li ho scritti durante la pandemia da Covid-19, quindi trattano anche i miei sentimenti sui vaccini. Ma ci sono anche brani che riflettono sulla situazione politica mondiale e come mi sento a riguardo.

L’impulso di voler sperimentare il proprio suono più in una dimensione dal vivo che in sala d’incisione, porta Tim Commerford a non voler seguire logiche discografiche di pubblicazione per i 7D7D ma una sorta di libertà per i progetti futuri: “L'unica cosa che posso dire e su cui sono più che sicuro è che non voglio essere il tipo dei Rage Against the Machine che suona in un progetto parallelo. Non è quello che voglio”, sottolinea Commerford: “Voglio davvero provare cosa si prova a essere in una nuova band e andare a suonare dal vivo e conquistare fan. E qui a Los Angeles, abbiamo suonato tre spettacoli finora e sono stati grandiosi. E nessuno se ne va. Ecco cosa ho notato quando saliamo sul palco, potrebbe esserci un piccolo pubblico davanti a noi, ma sarà sempre un po' più numeroso alla fine, ma nessuno se ne andrà”.

Con i Rage Against the Machine, Tim Commerford ha vissuto la sensazione di suonare davanti a un grande pubblico fino all’agosto 2022. Mentre il futuro della band di “Killing in the name” sembra incerto, il bassista è tornato sui palchi in una dimensione per lui quasi inedita, conoscendo la sensazione di suonare in dimensioni ristrette e per un piccolo che arriva a fissarti dritto negli occhi. L’esperienza non si è purtroppo arricchita di date europee, inizialmente annunciate, tra cui una a Bologna per novembre, e poi cancellate senza nessun avviso o annuncio.
“Con i Rage Against The Machine non abbiamo suonato molte date nei club, prima di firmare un contratto e diventare una grossa band. Con gli Audioslave non abbiamo letteralmente suonato nei club. Mentre con i Prophets of Rage abbiamo proprio fatto un tour nei club, e in quelle situazioni ricordo di essere stato nervoso”, spiega Tim: “A essere onesti, è più snervante suonare davanti a un pubblico ristretto, stando vicino alle persone e guardandole negli occhi. Per me è molto più difficile che suonare davanti a un pubblico enorme dove semplicemente ti si annebbia la vista e tutto diventa una macchia di colore”. Continua: “La prima volta nei club con i Prophets of Rage mi ha quindi intimidito, ma alla fine mi sentivo davvero bene a suonare in questi luoghi e mi emozionavo. Quindi eccomi di nuovo qui. Mi sembra di essere in “Grand Theft Auto”, il videogioco di simulazione, dove per diventare un boss mafioso devi prima fare piccoli lavori da spacciatore e cose del genere. Per avere successo nella musica devi essere in gradi di fare diversi step. Quindi ora io tornerà a fare i passaggi iniziali, per essere in grado di sentirmi a mio agio come musicista in qualsiasi arena”.

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