Primal Scream: "Il rock deve fare i conti con l'invecchiamento"
Data l'uscita novembrina di 'Chaos Ahead', il primo album dei Primal Scream in otto anni (dopo il valido 'Chaosmosis', del 2016), abbiamo avuto il piacere di colloquiare con il leader Bobby Gillespie, il quale non solo ci ha raccontato il nuovo album, già ascoltato in anteprima da Rockol (a breve la recensione), ma si è anche mostrato incline a ripercorrere altre fasi importanti della sua vita artistica. 'Come Ahead' uscirà l'8 novembre su etichetta BMG.
Inizierei col parlare del carattere particolare del vostro nome. Penso infatti che "Primal Scream" sia da sempre uno dei nomi più potenti e interessanti mai apparsi sulla scena musicale. So che è legato alla cosiddetta Terapia dell'Urlo Primario dello psicoterapeuta Arthur Janov, ma come arrivasti alla decisione di adottarlo per il tuo progetto?
Quando ero adolescente un mio amico, Caesar, mi fece ascoltare un album dal vivo dei The Fall, 'Live At The Witch Trials', nel cui brano con lo stesso titolo Mark E. Smith cantava: "I still believe in the R and R dream R and R as primal scream". Quello fu il principale catalizzatore, e poi credo di essere stato influenzato, forse più inconsciamente, dal fatto che John Lennon sfruttò la "Primal Scream Therapy" nel periodo in cui fece l'album 'Plastic Ono Band'.
Ho apprezzato molto 'Come Ahead', il vostro nuovo album, il primo in otto anni. Molte canzoni sembrano attingere direttamente alla fonte della musica soul e al funk vintage - di chitarre in stile Stooges, diversamente da altri vostri lavori, non se ne trovano minimamente. Il materiale che lo compone è molto dinamico, molto ben realizzato e ben prodotto. Allo stesso tempo, 'Come Ahead' mostra un lato più cupo e malinconico. È stata una decisione consapevole, quella di fondere insieme tutti questi elementi?
Posso dirti che rispetto alla direzione stilistica dell'album ha avuto un ruolo primario il nostro produttore, David Holmes, che circa due anni fa mi chiamò dicendomi: "È giunta l'ora che i Primal Scream facciano un nuovo album, ma un album che sia specificamente funk. Io in quei giorni ero impegnato su altri progetti; stavo facendo 'Utopian Ashes', il mio album con Jenny Beth [cantante delle Savages, band post-punk britannica con all'attivo due full-length molto validi: 'Silence Yourself' e il successivo 'Adore Life'], e poi ero focalizzato sul mio memoir, 'Tenement Kid', pertanto non sapevo se avrei potuto davvero ritagliarmi altro tempo per tornare a concentrarmi su un nuovo album dei Primal. Così dissi a David: "Riparliamone il prossimo anno". Quando ci risentimmo, nel frattempo avevo già messo da parte un po' di testi e qualche nuova canzone, ed è stato allora che abbiamo cominciato a scambiarci dei file via Internet, con David che mi inviava delle tracce ritmiche su cui lavorare. Man mano il disco ha così cominciato a prendere forma.
I testi dell'album mostrano spesso una natura poetica ed emotiva. Penso a "Deep Dark Waters" o a "Heal Yourself", solo per citarne due. Tempo fa hai affermato che quando ci si accinge a scrivere un album, o anche solo una canzone, è consigliabile avere già i testi pronti, e anche che è al contempo importante, per chi li canta, condensare le emozioni in un verso o in una metafora, al fine di creare un'immagine o una connessione particolare. Mi sembra un ragionamento pregno di significato.
Beh, in passato, con i Primal Scream, ci dedicavamo soprattutto ai suoni, quando si trattava di mettersi a lavorare su un nuovo disco. Iniziavamo a comporre partendo prima dalla musica, poi io avrei scritto una melodia e solo in seguito il testo, cercando poi di adattarlo alla musica. In generale consideravamo centrale l'idea di poterci affidare alle chitarre, quindi anche per quanto riguardava i testi ho sempre dovuto tenere conto, prima che ogni altra cosa, delle idee che i ragazzi della band mettevano sul tavolo. Questa volta è stato però diverso, perché per il processo produttivo ho preteso che le mie idee liriche venissero fuori senza filtri di sorta, avendo avvertito fortemente la necessità di scrivere e narrare ciò che veramente intendevo narrare - storie e argomenti che mi interessava affrontare.
Il mio primo incontro con i Primal Scream fu con il video del vostro singolo "Rocks", che all'epoca, nel 1994, era in rotazione anche sulla TV musicale italiana. A quell'epoca, la scena britpop continuava a espandersi per poi incontrare il suo apice di lì a breve. Una cosa che ho sempre ammirato, della tua band, è che non si è mai conformata a nessun trend, riuscendo sempre, soprattutto in quegli anni, a ottenere grandi successi. In sintesi, i Primal Scream hanno sempre "raggirato" la critica sfuggendo a qualsiasi classificazione, sei d'accordo?
Quella era un'epoca in cui in Gran Bretagna andavano forti gruppi come i Suede o i Manic Street Preachers. Non è certamente mia intenzione criticare queste formazioni, però era anche un periodo in cui c'era gente che faceva dischi un po' tutti simili l'uno rispetto all'altro. Nel caso dei Primal si era più mossi da un processo che ci portava in maniera spontanea e naturale a provare ogni volta a fare le cose diversamente. Per 'Give Out But Don't Give Up', il disco che include "Rocks", c'era molta chitarra di Robert Young come linea guida, ma quando tornammo a farci sentire col disco successivo, 'Vanishing Point', io e Andrew Innes fummo d'accordo nell'adottare uno stile completamente differente, più influenzato dal dub e da suoni più atmosferici e cinematici [secondo Gillespie 'Vanishing Point' può essere visto come una sorta di soundtrack alternativa per il road movie del 1971 con lo stesso titolo, in Italia conosciuto come 'Punto Zero', N.d.R.]. Questo ci fu permesso sostanzialmente perché impedimmo a Robert, il nostro chitarrista, di avere l'esclusiva sui brani [ride, N.d.R.].
Visto che hai menzionato i Manic Street Preachers, il caso vuole che la mia prossima domanda verta esattamente su di loro, in particolare su un loro ex membro, Richey Edwards. Nell'autunno del 1994, esattamente trent'anni fa, egli appariva nel suo ultimo tour come membro dei Manics. Una cosa che mi ha sempre colpito è il fatto che Richey avesse menzionato più volte i Primal Scream, durante i suoi ultimi colloqui con la stampa. Quando fu ricoverato la prima volta per un esaurimento nervoso, disse che nessuno lo aveva riconosciuto nell'ospedale dove fu portato, non essendo egli "famoso come un membro dei Primal Scream". Ancora, qualche settimana prima di scomparire nel nulla nel febbraio '95 [il caso di Edwards resta tuttora irrisolto, N.d.R.], lasciò un biglietto al cantante e chitarrista James Dean Bradfield con cui esprimeva il proposito di vedere il prossimo album dei Manics assumere la forma di uno strano mix fra i Pantera, il vostro album 'Screamadelica' e i Nine Inch Nails. Lo sapevi?
No, non ne ero assolutamente a conoscenza. Direi che è un mix molto ambizioso, però. Quel che posso dirti riguardo a Richey è che quando facemmo da headliner al Reading Festival, nel 1994, i Manics erano anch'essi sullo stesso cartellone e avevo saputo che [Richey] non stava per niente bene in quel periodo [data la circostanza, infatti, i Manic Street Preachers suonarono come trio, senza Edwards, sia al Reading che al T In The Park N.d.R.], e dunque pensammo che sarebbe stato bello dedicargli una canzone dei Clash, "Jail Guitar Doors". Con noi sul palco a suonare ci fu anche Mick Jones, che era stato il chitarrista dei Clash, e alla fine del pezzo dissi al pubblico: "Questa era per Richey". Il giorno dopo andai a una festa a Londra, nella zona ovest, per la precisione, e ricordo che James Dean Bradfield, che si trovava lì, venne a ringraziarmi per quella dedica e mi riferì che avrebbe riportato a Richey il pensiero. Spero almeno di averlo fatto sentire un po' meglio, dedicandogli quella canzone.
Visto che lo si è citato, 'Screamadelica' non solo rappresentò per voi la vera svolta commerciale, ma fu sicuramente in anticipo sui tempi, data la sua multiforme vivacità e al di là dello stile "acid house" con cui solitamente lo si definisce. Credo però che 'XTRMNTR', il vostro sesto progetto, uscito nel 2000, un collage sonoro piacevolmente schizofrenico, fosse ancora più avveniristico in termini di sperimentazione. A mio avviso, 'XTRMNTR' si colloca fra gli album più sottovalutati del secolo. Guidami attraverso sua la creazione, se ti riesce.
Quel disco fu scritto e registrato durante tutto il 1999. Avevamo il nostro studio a Londra, un piccolo studio casalingo, il Bunker, in Primrose Hill, e con Andrew Innes, il quale non solo era il chitarrista, ma gestiva tutta la parte dei sintetizzatori ed era co-producer assieme a me, ci mettemmo sotto e cominciammo a comporre e registrare qualche traccia. Man mano invitavamo in studio un po' di gente esterna, tra cui Bernard Sumner dei New Order [ed ex Joy Division, N.d.R.] e Kevin Shields dei My Bloody Valentine, che si occupò anche lui di manipolare un po' di suoni per noi. Non posso fare a meno di pensare che si trattò di un periodo estremamente creativo. A quell'epoca non eravamo impegnati con mogli, figli e famiglie, e quindi potemmo buttarci a capofitto nella creazione di quei brani, focalizzandoci sulla musica. Inoltre, il fatto che arrivassimo da un album come 'Vanishing Point', ci diede il coraggio di spingere e insistere di più nell'affrontare certe sonorità che poi avremmo sviluppato ancora più approfonditamente con 'XTRMNTR'. Volevamo che la nostra musica si distinguesse per essere ancora marcatamente atmosferica; volevamo discostarci da un più tipico songwriting "rock": volevamo creare un nuovo linguaggio.
Ci siete senz'altro riusciti. Parlando di altro, ricordo di avervi visto dal vivo, insieme a Nick Cave And The Bad Seeds, alla Reggia di Venaria, presso Torino, durante l'edizione 2009 del Traffic Festival. Il Traffic era un evento concertistico outdoor, con accesso totalmente gratuito per il pubblico. A pensarci oggi sembra incredibile, tenendo conto che, almeno in Italia, non esistono più eventi gratuiti così grandi e i prezzi dei concerti continuano a raggiungere in molti casi livelli insostenibili. Qual è la tua opinione al riguardo?
Penso che questa situazione sui prezzi dei ticket sia completamente ingiusta e sbagliata per chi frequenta i concerti. Posso capire che per gestire gente del grande circuito del pop, personaggi come Taylor Swift o Beyoncé, siano necessari ampi spazi e palchi complessi, e in quei casi la richiesta economica diventa necessariamente più elevata perché parliamo di produzioni enormi. Ma almeno per quanto riguarda la musica rock, credo che tutta la questione, in generale, andrebbe un attimo ridimensionata.
Il 2009 fu l'anno in cui realizzaste 'Beautiful Future'. Parlando a proposito del futuro, hai detto che quello che hai imparato da Miles Davis, citando il suo 'On The Corner' tra i tuoi dischi preferiti, è che quando fai musica devi farla pensando al futuro, anche senza avere piena coscienza della forma che questo potrà assumere. Pensi che anche in una simile idea si nasconda il motivo per cui la vostra carriera è durata così a lungo?
Beh, è possibile. So soltanto che abbiamo sempre cercato di creare dando il massimo la miglior musica possibile e a volte ogni elemento è andato unendosi e incastrandosi per fare in modo che le cose uscissero come dovevano - mi viene in mente in questo caso un album come 'Screamadelica'. Poi, però, come sai, facemmo uscire in seguito 'Give Out But Don't Give Up', e i critici inglesi ci stroncarono. Non capirono che quella musica era fatta con il cuore. Trovavano inconcepibile che fossimo passati dal fare un album così rivoluzionario come 'Screamadelica' a un lavoro pesantemente influenzato dagli anni Sessanta e Settanta, dal classic rock e dal blues, con ospiti di una certa zona d'America [fra cui personaggi del mondo soul/r'n'b come Amp Fiddler o la sezione fiati del Memphis Horn, N.d.R.]. Trovavano inammissibile che non avessimo fatto un altro album "dance", ma per me 'Give Out...' resta un album assolutamente fantastico. Come si è detto, abbiamo avuto comunque successo facendo cose diverse, e anche 'XTRMNTR' era andato molto bene, ma penso che il caso di 'Beautiful Future' sia ancora diverso: è un disco che apprezzo, ma che a pensarci fu fatto in modo un po' affrettato. Hai citato Miles: che dire, lui o gente come James Brown sono esempi di come sia sempre giusto fare il tipo di musica che proviene dall'anima, lì dove nasce la spinta. Poi può capitare che il momento non sia sempre quello giusto. Intendo dire che, magari, una cosa fatta nel 1974 ha più senso oggi che non allora.
Recentemente, a ottobre, il grande Robert Plant si è esibito nella mia città, Torino, offrendo una performance di grande livello. Plant è apparso come ospite in due album dei Primal Scream, prima in 'Evil Heat' (2002), poi in 'More Light' (2013). Di voi ha detto di apprezzare particolarmente "il modo che i Primal hanno di trasportare nel mondo contemporaneo una serie di riferimenti tipici di un certo glorioso passato". Un elogio non indifferente, da parte sua. Siete ancora in contatto con lui?
Certamente quello non può che essere un grande complimento. Plant non lo vedo da un bel po', effettivamente. L'ultima volta che sono rimasto coinvolto (di traverso) in una questione a lui relativa è stato l'anno scorso; è una storia lunga e complicata, ma fondamentalmente c'era questa casa discografica che stava cercando di contattarlo per una faccenda legata a un vecchio cantante di New Orleans e costoro volevano il suo numero di telefono. A parte questo, però, Robert lo incontravamo spesso nelle vicinanze del nostro studio di Londra - lui era di casa da quelle parti -, ma non ci fu mai più occasione di vedersi, in realtà, dopo che traslocammo da quello studio.
Ti ho sentito dire che la musica rock "non è mai cresciuta come si deve", e che con Jenny Beth delle Savages intendevi fare un disco adulto sui veri problemi che riguardano il mondo degli adulti (neanche a farlo apposta un testo dello stesso Richey Edwards, dal brano dei Manic Street Preachers "From Despair To Where", dice: "Non c'è nulla di bello che mi giri in testa/Il mondo degli adulti ha portato via tutto"). Ma non credi che il rock 'n' roll sia stato "costruito", in un certo senso, per non invecchiare mai?
Io amo il rock 'n' roll. Amo l'energia che da esso sprigiona. Amo tutto ciò che lo riguarda. Anzitutto va detto che, un tempo, la musica era fatta dai giovani per un pubblico giovane. Ma anche oggi il rock 'n' roll è abbastanza in salute, se si pensa che c'è in giro qualcuno come Jack White. Questo mese abbiamo fatto da spalla ad Alice Cooper per quattro date, ed Alice ha settantaquattro anni e molte delle canzoni che lui esegue sono canzoni degli anni Settanta, che cantava quand'era molto più giovane. Lo stesso per il caso degli Stones, che continuano a fare pezzi di quelle due epoche in cui erano più gettonati. Bisogna comunque fare i conti con l'invecchiamento, e questo può forse contrastare col fatto che la gente che accorre a un concerto degli Stones voglia continuare ad ascoltare "Jumping Jack Flash", vedere Mick Jagger dimenarsi come ai vecchi tempi e assistere quindi a uno spettacolo che strabordi energia.
Che roba ascolti, ultimamente? E a quale formato ti affidi, principalmente? Vinile, CD, MP3?
In generale sono uno che acquista sempre sia vinile che CD. Quest'anno, oltre alla roba più "oldie" come Sex Pistols o Pretenders, ho molto apprezzato l'ultimo di Julia Holter, 'Something In The Room She Moves', o anche i Fountaines D.C. o l'ultimo di Jack White.
Vorrei concludere ponendoti una domanda un po' più di tipo "esistenziale", dal momento che abbiamo parlato di questioni relative al tempo. Qual è, in definitiva, il tuo rapporto col passare delle ore e dei giorni?
In linea generale mi ritengo molto fortunato e sono grato per la vita che ho fatto e che continuo a fare. Sono davvero lieto di poter contare su una moglie meravigliosa [Gillespie è sposato dal 2006 con la stilista Katy England, N.d.R.] e dei figli magnifici [uno è il ventiduenne Wolf, l'altro è Lux, di due anni più giovane - entrambi modelli, fanno parte della Kate Moss Agency, N.d.R.]. Ma in generale mi limito a vivere nel qui e ora, e questo è tutto ciò che mi sento di poter affermare.