Quando Elisa si riscoprì riot e rock: i 20 anni di “Pearl days”

Prodotto da Glen Ballard (Alanis Morissette, Aerosmith), il disco fu una svolta per la cantautrice.
Quando Elisa si riscoprì riot e rock: i 20 anni di “Pearl days”

Agli Henson Studios di Hollywood c’è una ragazza che si aggira con la sua videocamera, intenzionata a riprendere ogni momento dell’esperienza che sta vivendo. È un’artista italiana che ha convinto la sua discografica a mandarla a registrare il suo nuovo disco a Los Angeles insieme a un gigante della scena rock d’oltreoceano come Glen Ballard, al fianco di Alanis Morissette in “Jagged Little pill”, degli Aerosmith in “Nine lives”, dei No Doubt in “Return of Saturn” e della Dave Matthews Band: “Nel nostro primo incontro ero rimasto sorpreso di vedere una vera e autentica artista. Nella cultura di oggi, così rumorosa e veloce, abbiamo bisogno di artisti veri che esprimano cose di cui non abbiamo nemmeno il tempo di parlare”, dice di lei.

Quando Elisa prende un aereo che dall’Italia la porta dall’altra parte dell’oceano, con un taccuino nella valigia pieno degli spunti dai quali sarebbero nate le canzoni del suo nuovo disco, ha 27 anni e quattro album all’attivo. Ha vinto tre anni prima il Festival di Sanremo con “Luce (tramonti a nord est)”, consacrandosi dopo una lunga gavetta e collezionando Dischi di platino. Sente che il momento è quello giusto per alzare la sua asticella. Ha voglia di sporcarsi le mani, di sperimentare. E, soprattutto, di togliere il freno a mano e sfrecciare. Anche a costo di schiantarsi, se serve per crescere. L’anno precedente ha inciso e pubblicato un disco, "Lotus", con il quale ha riletto in chiave acustica alcune delle canzoni dei suoi lavori precedenti. Ora con “Pearl days” vuole andare nella direzione opposta, dare sfogo alla sua attitudine più riot e rock’n’roll: “Ho voluto separare queste due anime per sviscerare entrambe le caratteristiche dei brani. Realizzare un unico disco con i momenti migliori di ‘Lotus’ e ‘Pearl days’ sarebbe stato troppo normale, così come fare un doppio album con un primo disco acustico e l’altro elettrico. Pubblicandoli separatamente, non ho tolto spazio e spessore a nessuno dei due progetti”, dirà.

A Hollywood Elisa arriva da sola, senza i suoi compagni di band. Entra agli Henson Studios con l’attitudine di un’emergente che deve in qualche modo essere ancora plasmata e forgiata. Ad aspettarla nelle sale degli studi losangelini ci sono musicisti come il batterista Matt Chamberlain (che aveva lavorato con David Bowie, Elton John, Fiona Apple, Tori Amos, Stevie Nicks e Macy Gray, tra gli altri), il chitarrista Tim Pierce (aveva suonato in “Don’t dream it’s over” dei Crowded House, in “Iris” dei Goo Goo Dolls e nel bridge di “Black or White” di Michael Jackson), il tastierista Benmont Tench (Bob Dylan, Aretha Franklin, Joe Cocker, Johnny Cash, Tom Petty): “Sono i collaboratori di Glen, persone con cui lavora spesso. Quando ho deciso di lavorare con lui non volevo imporgli i miei musicisti. Era giusto che si circondasse delle persone con cui si sentiva più a suo agio e che gli davano le cose di cui aveva bisogno. Sono dei musicisti straordinari e io non posso che essere soddisfatta”, avrebbe spiegato Elisa. La cantautrice friulana ha voluto a tutti i costi Ballard perché sentiva che con lui sarebbe riuscita a esprimere sé stessa: “È molto aereo, esplosivo. È rock ma allo stesso tempo ha un grande respiro melodico. È un produttore con tantissima esperienza, straordinario anche come musicista. Sapevo che mi avrebbe veramente aiutato. Ci siamo trovati, questa è la cosa importante. Io ho portato le canzoni con accordi e voce, poi le abbiamo arrangiate assieme. Non c’erano confini, lavoravamo ognuno sulle idee dell’altro: mentre magari io ‘smanettavo’ sulla tastiera, a lui veniva in mente una cosa, e così via… Ci siamo stimolati l’un l’altro. Devo moltissimo a Glen per il sound del disco”.

“Together”, “Bitter words”, “Joy”, “The waves”: il sound è irruento, impulsivo, sanguigno. Forse la città gioca un ruolo nella definizione dell’identità sonora di “Pearl days”: “Io adoro la California. Los Angeles ha un’energia davvero potente. Sono venuta qui per la prima volta quasi nove anni fa. È un posto molto speciale per me. Musicalmente sono molto legata a questo posto. Qui ho registrato il mio primo album. La California e il Friuli sono la stessa cosa per me - sorride Elisa nel “making of” del disco, che si trova ancora su YouTube - mi piacciono tutti i tipi di suoni. Per me sono solo suoni. Non esiste il rumore. C’è un senso logico, più o meno, anche in una giungla come questa, che è una città giungla”. La produzione è curata, attenta alla pulizia del sound, “radio friendly” ma senza eccessiva ostentazione: “Ci sono influenze rock in questo disco che erano molto meno marcate nei miei altri album. È così nuovo, nella musica e nei testi ci sono cose sempre inattese, è tutto molto vero e onesto. Sono molto contenta del fatto che sia molto crudo. Anche se a volte c’è un’architettura molto complessa, i brani rimangono molto semplici”.

Come singolo di lancio, dopo consultazioni con la sua discografica, Caterina Caselli, sarà scelto “Together”, un pezzo dalle venature punk contro le atrocità della guerra e un appello contro ogni forma di dittatura: “Era il pezzo che mettevo su a casa per ballare e che avevo precedentemente registrato sulla mia tastiera, ogni volta che lo ascoltavo ci cantavo sopra cose inventate sul momento col megafono. Poi è arrivato il testo che parla di una cosa seria, ma il fatto che sia nato in questo contesto mi ha fatto venir voglia di continuare a mantenere la sua natura: sia l'arrangiamento e anche il video hanno la stessa attitudine provocatoria, sono ironici, ma il messaggio della canzone è di allerta”. Ma paradossalmente la vera hit di “Pearl days” sarà una ballata, “Life goes on”, che nella versione in italiano diventerà “Una poesia anche per te”, una dedica al nonno della cantautrice: “La decisione l’ho presa in seguito alla morte di mio nonno, avvenuta due mesi fa - dirà lei un anno dopo l’uscita del disco, che viene ristampato - un uomo incredibile che riuscì a tornare a piedi dalla Germania dopo essere stato recluso in un lager e che ci ha sempre insegnato un sacco di cose. Il suo è stato sempre un messaggio di vita e questo volevo rappresentare”. La canzone diventerà un classico del repertorio di Elisa, tanto che ancora oggi fa parte delle scalette dei suoi concerti ed è uno dei suoi pezzi più amati.

“Pearl days” in Italia venderà circa 200 mila copie, conquistando il Doppio disco di platino: “Tutti i grandi artisti fanno quello che devono fafre e ne accettano le conseguenze. Ero sicuro che Elisa fosse pronta ad accettare le conseguenze di quello che esprime. E quasi sempre le conseguenze sono positive”, dice Glen Ballard. Il titolo del disco, tradotto, significa “giorni di perle”. Sottolinea l’importanza del tempo, di quanto sia prezioso: “È come osservare la vita e approfittare di ogni momento, capire quanto sia prezioso ogni giorno, vivere come vuoi. Questo è il messaggio di questo disco”.

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