Labrinth, il produttore che ha “reinventato” Damiano dei Maneskin
A scoprirlo fu Simon Cowell, non proprio un guru del rock: è l’uomo che ha inventato X Factor. Che c’entrava un musicista lontano anni luce dall’identikit della popstar, poco interessato ad apparire, con un background musicale vastissimo, con il discografico che ha lanciato gli One Direction, i JLS, Olly Murs, le Little Mix, le Fifth Harmony e gli altri prodotti del pop plasticoso degli anni a cavallo tra i Duemila e i Duemiladieci? Sostanzialmente nulla. E infatti tra Labrinth e la Syco, l’etichetta di Cowell, le cose durarono pochissimo: “La gente lì diceva: ‘Stai demolendo questa meravigliosa macchina per fare soldi che abbiamo creato per fare questi strani dischi funk? Il tuo pubblico non capirà questa merda’”.
Timothy Lee McKenzie, questo il vero nome del 35enne musicista londinese di cui si sta parlando molto in Italia grazie alla collaborazione con Damiano David al suo singolo d’esordio da solista “Silverlines”, capì subito di non essere fatto per le luci dei riflettori. E infatti si parla di lui più per le cose che ha scritto, prodotto e composto, anche se l’album “Imagination & the Misfit Kid” del 2019, il suo secondo da solista, rimane uno dei dischi più belli degli ultimi anni, con quel mix di r&b contemporaneo, hip hop e gospel. A distanza di oltre dieci anni dalla rottura con Cowell e dal trasferimento da Londra a Los Angeles, dove ha iniziato una nuova vita (ha raccontato che è stato come ricominciare da zero, perché lì nessuno lo conosceva), oggi Labrinth ha le mani in pasta ovunque: nel pop, nel rock, nel rap, nel soul, a Hollywood e in TV. Ed è considerato uno dei musicisti britannici più importanti della sua generazione.
“Imagination & the Misfit Kid” era un concept album su un bambino che vende la sua immaginazione a un uomo d’affari in cambio del successo. Ogni riferimento non è puramente casuale. “Quando cominci a muovere i tuoi primi passi nell’industria musicale sei così puro, poi diventi l’amministratore delegato di un’azienda senza nemmeno accorgertene. Ti ritrovi con sulla spalla un ragazzo creativo e un agente di cambio. Uno ti dice: ‘Come possiamo vendere più dischi?. E l’altro: ‘Voglio solo fare qualcosa di folle’”, ha raccontato all’Evening Standard.
Se oggi tutti vogliono un pezzo di lui, Labrinth lo deve a Sia: la voce di “Chandelier” è stata tra i primi a credere nel suo talento: “È stata un guru per me”. Dalla collaborazione con la popstar è nato, tra le altre cose, il collettivo LSD, fondato insieme a Diplo. Il trio ha spedito nei negozi nel 2019 l’album “LSD”, impregnato delle intuizioni musicali di Labrinth, che ha contribuito a ridefinire il pop d’alta classifica con quel mix di dance pop e psichedelic pop.
Tra i tanti artisti che hanno un debito nei confronti di Labrinth c’è The Weeknd. Nel 2015 il musicista londinese produsse “Losers”, uno dei brani contenuti nel secondo album dell’artista canadese, non ancora la popstar che tutti conosciamo oggi. Oggi il brano conta 130 milioni di streams su Spotify. Il disco fu nominato ai Grammy Awards come “Album dell’anno”. Beyoncé l’ha arruolato, sempre nel 2019, per “Spirit”, il brano che l’ex Destiny’s Child ha inciso per la colonna sonora della versione in live action del “Re Leone”, che ha vinto un Grammy e ottenuto una candidatura ai Golden Globes.
Ma il capolavoro di Labrinth rimane la colonna sonora di “Euphoria”, tra le serie di maggiore successo degli ultimi anni, prodotta dalla Hbo, amata anche per le scelte musicali, oltre che per le crude storie dei rapporti disfunzionali tra teen ager e adulti. Le composizioni originali del produttore si alternano a canzoni di repertorio, da Travis Scott ai Bronski Beat, con un lavoro che ha permesso a McKenzie di ricevere quattro nomination agli Emmy Awards, vincendo una statuetta per “All of us”, interpretata insieme a Zendaya, la protagonista della serie, mezzo miliardo di streams su Spotify.
Una curiosità: Adele ha raccontato di aver ascoltato a manetta la sua “Jealous” per aiutarsi a piangere a comando durante le riprese del video di “Hello”.
A far incontrare Labrinth e Damiano David, in cerca di una nuova identità ora che i panni del cantante dei Maneskin cominciavano ad andargli stretti, è stata l’autrice Sarah Hudson, una degli hitmaker con i quali il cantante romano ha lavorato in questi mesi ai brani che andranno a comporre il suo disco da solista: “Se hai la possibilità di lavorare con Labrinth, non fare il prezioso! Fallo e basta!”. In “Silverlines” il tocco di Labrinth si sente tantissimo: dalle venature blues che impreziosiscono il brano alle atmosfere cinematografiche, epiche, che ben si sposano con il testo, la storia di un Icaro rock che spicca il volo e si libera delle catene. “È stato divertente per me fare questa prima canzone, era tutto ciò in cui speravo, come se il testo fosse un messaggio di speranza”, ha detto Damiano. Chissà che la collaborazione tra i due non riservi ulteriori sorprese.