Negrita: il rock non tramonta mai
Chissà se 30 anni fa i giovani Negrita l’avrebbero mai detto (ma anche solo pensato) che si sarebbero ritrovati a riempire il Forum di Milano con un concerto antologico! Sicuramente no, anche se ovviamente ci speravano, ma i percorsi delle vite e delle carriere sono imprevedibili, incalcolabili. e le sorprese sono sempre gradite.
Così è che i ragazzi di Arezzo a tre decenni dall’uscita del loro omonimo disco di esordio sono in grado di proporre una scaletta di 30 brani, piena di singoli di successo, di un breve estratto dall’album del 1994 e anche due nuovi brani, un singolo uscito poche ore prima del concerto e anche un inedito totale, estratto tra il mazzo di quelli a cui Pau e i suoi sodali stanno lavorando per comporre un nuovo album.
Nelle quasi tre ore di concerto Pau, Drigo e Mac hanno snocciolato il loro repertorio, che ha tante variabili ma un solo minimo comun denominatore: il rock. È a quello che i Negrita sono fedeli, lo hanno sporcato, lo hanno mischiato con altro, ma alla fine, soprattutto dal palco, ne hanno sempre fatto professione di fede. E tanto meno questo amore viscerale poteva mancare in questa occasione. Così, raggruppando le differenti anime stilistiche, hanno ripercorso la loro carriera, pescando da quasi tutti i dischi a esclusione del secondo, “Paradisi per illusi” del 1995.
Sebbene tutto ruotasse intorno alla celebrazione dei 30 anni poco spazio è stato dato ai brani del disco d’esordio. La scelta è caduta su “Hey Negrita” (quasi rappata nelle strofe e “sporca” di funk), “Cambio” (potente rock), “R.J.” (appassionato tributo al blues di Robert Johnson) e “Lontani dal mondo” (una ballata che mancava dalle scalette da tanto tempo, “forse era in qualche tour teatrale” dice Pau). Insomma una sintesi di quel disco e delle sue sfaccettature, tutte presenti in questa selezione.
Per il resto le strade rock sono state potentemente, orgogliosamente e rigorosamente percorse tutte, in perfetto stile e rispettandone i canoni. Ballata o pezzone che fosse l’assolo di Drigo non è mai mancato, disteso sugli arpeggi o una base più solida della ritmica di Mac. Dietro alle chitarre un basso, batteria, percussioni e “leggere” tastiere.
Pau lo dichiara a inizio spettacolo: ”doveva essere una “festicciola” e siete venuti in 10.000” ma lo spirito della festa (festone, non festicciola) ha regnato sovrano su tutto il concerto. Ogni spettatore ha fatto la sua parte e su “Bambole” (come in altre occasioni) il parterre era una trionfante selva di braccia al cielo con le mani ritmicamente applaudenti, mentre le gradinate del forum vibravano per i salti. Dunque, come si conviene al sano rito del rock, c’era anche un forte aspetto fisico.
La scelta di presentare i singoli, pezzi noti, ha portato inevitabilmente con sé quell’effetto karaoke che accompagna i concerti di qualunque genere a forte vocazione popolare, come questo. Si è aggiunta poi una sezione in cui il rock si è unito a sonorità latino mediterranee, dando ampio spazio all’anima ritmica dei Negrita che sfiora il reggae (anzi il dub) e a tratti ricorda un Manu Chao molto più elettrico quando si avventura nei territori del Sud America.
È una festa, è un momento muscolare, ma non manca un brevissimo angolo intimista in cui appare la ballatona “Magnolia” preceduta dalla delicata e acustica “Non torneranno più”, dedicata a quegli amici che purtroppo in questi ultimi anni sono venuti a mancare - e cita il produttore Carlo Alberto Rossi e il discografico Tommaso Cavanna. “Questo - dice Pau - non è un funerale, ma la loro celebrazione".
Si va verso la fine ed è il momento delle sorprese: una già annunciata. L’esecuzione per la prima volta live del nuovo singolo “Non esistono innocenti” uscito poche ore prima del concerto e, sorpresa nella sorpresa,la presentazione di “Nel blu” che non si sa se è il titolo definitivo. Due nuovi brani tosti. Introducendo il primo Pau dice: “Sono canzoni incazzate, disilluse, con parole che andavano dette. Sono dedicate a noi che abbiamo una visione del mondo diversa dagli altri”. E in effetti “Non esistono innocenti” è un bagno (gelato) nel presente. “Nel blu” è invece un potente brano tipicamente rock in cui gli assoli di chitarra di Drigo lasciano il segno su un testo anche questo non certo banale.
Alla fine i Negrita confermano che in Italia il rock ha radici profonde, antiche, e che i novelli virgulti del genere hanno in realtà le spalle ben coperte. Dimostrano che quelle strade ancora oggi si possono orgogliosamente percorrere, suonando veramente sul palco (concetto ribadito più volte). Potrebbe sembrare una proposta anacronistica: ma non è così, il rock, se macinato vorticosamente come questa sera, ha ancora una sua ragion d’essere, una potenza comunicativa non indifferente e un senso di appartenenza molto forte.
Stupisce anche che le aspettative di trovarsi di fronte ad un pubblico molto “adulto” vengano in qualche modo tradite. Tra i presenti molti, tantissimi, sono più giovani di quello che ci si potrebbe aspettare, persone che ai tempi di “Cambio” frequentavano gli ultimi giorni dell’asilo o i primi della scuola elementare. I Negrita mettono in chiaro (ancora e se mai ce ne fosse bisogno) che il rock è “ageless”.
Scaletta
E intanto il tempo passa
In ogni atomo
Non ci guarderemo indietro
Ehi Negrita
Cambio
R.J.
Lontani dal mondo
il gioco
Provo a difendermi
Hemingway
Brucerò per te
La tua canzone
Bambole
Il libro in una mano e la bomba nell’altra
Radio Conga
L’uomo sogna di volare
Rotolando verso sud
Notte mediterranea
Che rumore fa la felicità
Non torneranno più
Magnolia
Il giorno della verità
Sex
Transalcolico
A modo mio
Encore
Non esistono innocenti
Blu
Ho imparato a sognare
Mamma Maè
Gioia infinita