Lazza: “Racconto il lato tossico della fama”

Il rapper pubblica “Locura”: “Un album nato in viaggio in cui mi apro come mai prima”.
Lazza: “Racconto il lato tossico della fama”
Credits: BOGDAN ‘CHILLDAYS’ PLAKOV

Nella cover è nascosto il vero significato del progetto. Il quarto disco di Lazza, “Locura” (qui la recensione), arriva a due anni dal pluripremiato “Sirio”, nove volte Disco di Platino e probabile prossimo Disco di Diamante, quindi inevitabilmente porta con sé un carico di aspettative e tensioni mai semplici da gestire, e con cui bisogna fare i conti. Verrà presentato con un tour nei palazzetti in programma da gennaio 2025 e senz’altro sbucherà, nell’estate del prossimo anno, anche una data a San Siro.

“Le persone vedono solo la punta dell’iceberg. La notorietà ha molti lati positivi: penso, per esempio, alla possibilità di fare concerti davanti a tantissima gente, ma ha anche molti risvolti tossici – racconta Lazza - nel disco, in diverse canzoni, non mi rivolgo a una donna come si potrebbe pensare, ma proprio alla fama. E le spiego che il successo non viene quasi mai perdonato. Molti si sentono artefici del mio percorso e quindi in dovere di fare di tutto, di trattarmi come un pupazzo. Anche di chiedermi una foto, senza rispetto, mentre sto facendo la pipì all’autogrill. Urlano: “tu sei famoso grazie a noi, ci devi tutto” e si sentono padroni di quello che sei nella vita di tutti i giorni”.

Un disco nato in viaggio

La fama, il successo e i primati raggiunti in questi anni, come tori impazziti, possono incornare, far cadere e ferire a morte chi li sfida e li accarezza, possono condurre alla “Locura”, alla follia. Il rapper milanese, con questo progetto, decide di affrontarli, di infilzarli, come nella cover, sfornando un disco da diciotto tracce che come tema centrale ha proprio il rapporto con la notorietà e con i sentimenti, fallaci e mascherati, che può generare, anche nel rapporto con gli altri. “È stato un disco complicato da realizzare perché venivo da un progetto che ha fatto numeri enormi, ‘Sirio’. Non è facile arrivare a certi livelli e poi trovare nuovi stimoli – prosegue - cambiare aria e viaggiare per me è stato fondamentale, a livello umano e artistico. Ero titubante sul lavorare alle canzoni ‘in viaggio’, ma invece alla fine ha funzionato. Milano, anche se è la città in cui sono nato, a sto giro non mi ha ispirato. Sono stato a Miami, New York e Los Angeles, ho lavorato in studi incredibili dove, per esempio, un gigante come Lil Wayne ha concepito un disco come “The carter III”. Ho riaperto i pezzi un mare di volte, non mi era mai capitato prima. Questo perché volevo che ogni dettaglio fosse perfetto, almeno per me”.

L'effetto "Cenere"

Uno dei pezzi che sorprende di più è “Zeri in più” con Laura Pausini, che apre il disco. “Fa sgranare gli occhi a molti perché Laura è entrata in un pezzo rap, non sono io a essermi tuffato nel pop. Il brano è sorprendente perché Laura, nonostante sia un’artista di successo e di livello internazionale, si mette in gioco in un campo che non le appartiene. E le sarò sempre grato per questo. Il brano è una citazione di “Una locura”, canzone del cantautore spagnolo José Luis Perales”, svela il rapper. “Locura” si muove tra il rap e il pop, ma Lazza ci tiene a ribadire le sue radici. “‘Cenere’ è una hit che mi ha mandato nello spazio, aprendomi a un pubblico gigante che se non fossi andato al Festival di Sanremo nel 2023 non avrei portato dalla mia parte – ricorda - alcuni mi identificano con quel mondo, più pop, ma io non perderò mai il mio animo rap perché vengo proprio da lì. Un pezzo come ‘Giorno da cani’, che ho scritto come in un flusso di coscienza, lo dimostra. Nel disco c’è anche un pezzo come ‘100 messaggi’ che parla davvero a tutti: dall’adolescente all’adulto, questo fa capire quanto sia andato più in profondità con la scrittura”.

Gli ospiti e il tour

Gli altri ospiti del disco e il prossimo tour? “Ho voluto Kid Yugi e Artie 5ive perché tra le nuove leve per me sono le più forti, ma ci sono colonne come Marracash, con cui volevo già collaborare nello scorso disco, e Gué – conclude - poi ci sono anche gli amici di sempre: Sfera Ebbasta e Ghali. Con quest’ultimo ci conosciamo da vent’anni, ma non avevamo ancora fatto una canzone insieme. Con tutti ho cercato di fare qualche cosa di unico e speciale. Un orgoglio è senz’altro avere nel disco un ospite internazionale come Lil Baby, che è anche uno dei miei rapper preferiti. Sul tour posso dire che sarà molto ‘americano’, non so ancora se riproporrò delle parti con l’orchestra come ho fatto ai piedi di San Siro: forse quell’approccio meriterebbe proprio un tour ad hoc nei teatri”.

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