Daniele Silvestri e la canzone che visse (per ora) due volte
Nella giornata di oggi Daniele Silvestri compie 56 anni, per festeggiarlo vi proponiamo la parte della nostra intervista dello scorso novembre (leggila qui per intero) relativa alla canzone "A bocca chiusa" che, pubblicata nel 2013, è tornata alle attenzioni del pubblico lo scorso anno perché ripresa da Paola Cortellesi per il suo film “C’è ancora domani”.
“Non succede spesso a chi fa il mio mestiere che una sua canzone venga trattata con così tanta cura e intensità”, dice, dall’altra parte del telefono, Daniele Silvestri. La canzone a cui si riferisce il cantautore romano è, naturalmente, “A bocca chiusa”. Silvestri la presentò in gara al Festival di Sanremo 2013, per poi includerla nello stesso anno nell’Ep “Che nemmeno Mennea”: non fu una hit, ma diventò un piccolo must nei concerti della voce di “Salirò”, che da allora non ha mai smesso di farla ascoltare dal vivo. A distanza di dieci anni il brano sta vivendo ora una seconda vita. Il merito è di Paola Cortellesi e del suo “C’è ancora domani”, il film campione di incassi che ha segnato il debutto alla regia dell’attrice romana. “A bocca chiusa” accompagna una delle scene clou del film, ambientato nella Roma del 1946, una città divisa dalla povertà lasciata dalla seconda guerra mondiale, le milizie degli Alleati ancora in giro per le strade e la voglia di cambiamento alimentata dal referendum istituzionale e dall’elezione dell’Assemblea Costituente.
Cosa ti aveva anticipato Paola Cortellesi a proposito dell’utilizzo di “A bocca chiusa”?
“Poco e nulla. Sapevo solo che era nella scena principale del film. È stata brava a tenere tutto segreto anche agli stessi attori: so che nelle copie della sceneggiatura che gli erano state consegnate, il finale non c’era. Quando sono andato a vedere ‘C’è ancora domani’, sono rimasto incantato dal risultato. Ha dato alla mia canzone un nuovo significato”.
Cioè?
“‘A bocca chiusa’ parlava già di lotte collettive. Ma lei l’ha legata nello specifico alla condizione femminile, riuscendo a renderla perfettamente aderente alla storia che racconta nel film. E la cosa che mi onora è che l’ha voluta a tutti i costi. Il produttore mi ha raccontato che senza la mia canzone, non si sarebbe fatto il film. Paola aveva le idee chiarissime sul ruolo che il brano avrebbe avuto in ‘C’è ancora domani’”.
Da quanto vi conoscete con Paola Cortellesi?
“Dal ’96, mi pare. All’epoca lavoravo per uno spettacolo teatrale di Tullio Solenghi, ‘FrankensteINmusical’: ne avevo composto le musiche. Ai provini per la parte della protagonista si presentò anche lei, tra le altre attrici. Ne provinammo alcune, poi alla fine scegliemmo Paola. Solo che nel frattempo aveva accettato di lavorare a un altro progetto. Ci conoscemmo così”.
La regia del videoclip di “A bocca chiusa”, dieci anni fa, fu firmata da Valerio Mastandrea, co-protagonista di “C’è ancora domani”. Una chiusura del cerchio?
“Sì. E una coincidenza bizzarra. Come spesso succede, le cose finiscono per attrarsi. D’altronde siamo sempre la stessa cricca di coetanei e di amici”.