Esattamente, quand'è che Taylor Swift è diventata Taylor Swift?
“Taylor Swift is the most successful music artist of all time”, “Taylor Swift è l’artista musicale di maggiore successo di tutti i tempi”, recita una scritta all’inizio del documentario. Subito dopo, ecco le immagini dell’”Eras tour” dei record, 1 miliardo di dollari incassati solo lo scorso anno negli Stati Uniti, con i fan accampati fuori dagli stadi, pronti ad assistere ai primi concerti della loro beniamina in cinque anni. Ora però la musica si fa cupa, tetra, ansiogena, come in un servizio di “Quinta colonna”: “Ma nel novembre del 2019, è iniziata una battaglia che ha minacciato la sua carriera”. Comincia così “Taylor Swift vs Scooter Braun: Bad blood”, il documentario in due parti, una dedicata alla popstar e l’altra al potente manager, che racconta lo scontro da 300 milioni di dollari che ha diviso l’industria musicale. Il documentario è arrivato anche in Italia, in streaming da pochi giorni su discovery+. Dietro c’è la regista britannica Kate Siney, che ha lavorato per la Bbc, National Geographic e Channel 4 e che lo scorso anno ha firmato il bel docu-film “When Blondie came to Britain”, sull’ascesa della band di “Heart of glass” icona della new wave di metà Anni ’70. Stavolta ha maneggiato una materia decisamente più complessa: la guerra tra “Golia contro Golia” che ha sconquassato il music biz.
Era l’estate del 2019 quando Scooter Braun, imprenditore amanericano e manager di alcuni degli artisti più influenti del music biz, da Justin Bieber ad Ariana Grande, acquisì l’etichetta discografica Big Machine Records, fondata dall’ex promoter Scott Borchetta, e con essa i master dei primi sei album di Taylor Swift. Qui bisogna aprire una parentesi. Perché tra Taylor Swift e Scooter Braun non è mai corso buon sangue. Tra gli artisti storici del roster di Braun c’è anche quel Kanye West che nel 2009 ai Video Music Awards fece irruzione sul palco durante la consegna a Taylor Swift del premio come “Miglior video femminile”, sostenendo che la statuetta spettasse a Beyoncé. West ha sempre avuto una sorta di “ossessione” nei confronti di Swift. Nel 2016, sette anni dopo l’incidente ai VMAs, nel testo del singolo “Famous” il rapper si lasciò andare a parole davvero poco gentili nei confronti della popstar (“Sento che io e Taylor potremmo ancora fare sesso / perché? / beh, sono stato io a renderla famosa”). E nel video appariva anche un manichino nudo con le sembianze della Swift. In seguito all'acquisizione, da parte di Scooter Braun, dei master dei suoi dischi, Taylor Swift pubblicò sui social un lungo post in cui si scaglia tanto contro Braun quanto contro il suo ex discografico e mentore Scott Borchetta: "Ora Scooter, dopo avermi bullizzata per anni, mi ha privato del lavoro di tutta una vita che non mi è stata data l'opportunità di comprare. In sostanza, la mia eredità musicale sta per finire nelle mani di qualcuno che ha tentato di demolirla". E rivolgendosi a Borchetta: "Questo è ciò che accade quando si firma un contratto a 15 anni con qualcuno per il quale il termine 'fedeltà' è chiaramente solo un concetto contrattuale. E quando quell'uomo dice 'la musica ha valore', intende il valore per gli uomini che non l'hanno creata. Quando ho lasciato i miei master nelle mani di Scott Borchetta, avevo accettato il fatto che li avrebbe potuti vendere. Ma mai nei miei peggiori incubi però avrei immaginato che l'acquirente sarebbe stato Scooter”.
La locandina di "Taylor Swift vs Scooter Braun: Bad blood"

Taylor Swift tornò più volte sulla vicenda tramite i suoi canali social, facendone una battaglia sul controllo della musica da parte dell’artista. Fino a quando nel novembre del 2020 la Ithaca Holdings LLC di Scooter Braun non cedette i master a Shamrock Holdings - un gruppo di private equity di proprietà della Disney - per 300 milioni di dollari. La popstar rivelò che inizialmente il suo team era in trattativa con Braun per l'acquisto dei master, ma di aver abbandonato il tavolo dopo che l'imprenditore le ha chiesto di firmare un "accordo di segretezza blindato": "Non avrei mai potuto dire un'altra parola su Scooter Braun, a meno che non fosse positiva". A quel punto, sempre secondo quanto riferito dalla Swift, l'imprenditore avrebbe impedito ai nuovi acquirenti di mettersi in contatto con lei fino ad accordo concluso: "Questa è la seconda volta che la mia musica viene venduta a mia insaputa”. Con una copertura mediatica mai vista prima per una trattativa d'affari, la storia si è trasformata in quello che alcuni sostengono essere un tipico esempio di sfruttamento delle donne nell'industria dell'intrattenimento, mentre altri sostengono che Taylor abbia istigato la sua fanbase al solo scopo di riformulare un accordo che non le piaceva.
“Taylor Swift vs Scooter Braun: Bad blood” mostra in esclusiva interviste ad avvocati, giornalisti e a persone vicine alla Swift o a Braun, approfondendo le complessità che riguardano i diritti musicali, le dinamiche di genere nel settore e il potere d’influenza dei fan, coprendo tutti gli aspetti di quella faida che si dice abbia cambiato irrevocabilmente l’industria musicale. Ma al di là di tutto questo, il documentario è interessante perché mostra l’esatto momento della carriera di Taylor Swift in cui la popstar è diventata la macchina da guerra che tutti conosciamo oggi, super attenta alla sua immagine pubblica e intenzionata a non perdere nemmeno un centimetro dell'impero multimilionario che si è costruita negli ultimi anni (nel novembre del 2020 Swift cominciò a ri-registrare le sue vecchie canzoni, come concesso dal contratto che firmò nel 2005, inaugurando la serie di "Taylor's version", ovvero le ripubblicazioni dei suoi vecchi dischi). “Ha trasformato qualcosa che per la maggior parte delle persone è una situazione davvero incomprensibile, incredibile, come quando ci si trova a lottare contro un consiglio di amministrazione e contro un'etichetta musicale, in qualcosa molto condivisibile: 'Ho fatto le canzoni, le ho create, le ho scritte, le ho cantate, mi merito di possederle’”, dice il giornalista di Vice Zing Tsjeng. Jennifer Otter Bickerdike, esperta di media e musica, specializzata in fandom, culto delle celebrità e cultura pop (ha lavorato per il Guardian, Discovery Channel e la Bbc), spiega: “Una cosa davvero interessante del fenomeno Taylor Swift è che tutto sembra perfettamente orchestrato per controllare perfettamente la storia e il marchio”. E Nola Ojomu, senior entertainment reporter del Daily Mail, aggiunge: "È un fenomeno davvero interessante, in cui lei è la vittima ma è anche sempre stata la vincitrice, come se alla fine riuscisse ad avere sempre la meglio. Lei si vendica sempre. E lei stessa ci ha scherzato su, l'ha detto nelle sue canzoni, 'Karma', 'guarda cosa mi hai fatto fare'. Aspetta e pianifica la sua vendetta che una volta realizzata è perfetta".