Trump e la musica: un matrimonio non sempre facile

In campagna elettorale il repubblicano ha usato canzoni e non tutti gli autori hanno gradito
Trump e la musica: un matrimonio non sempre facile

Con la nomina ufficiale da parte della Convention Repubblicana di Donald Trump come candidato alle elezioni presidenziali USA del prossimo novembre, la campagna elettorale dell’ex presidente può entrare nel vivo, anche se ufficiosamente era già iniziata.

Da parte dei Democratici la situazione è ufficialmente incerta perché il presidente uscente ha rinunciatoa alla corsa alla Casa Bianca per un nuovo mandato.

I comizi politici e gli eventi elettorali dei candidati sono spesso accompagnati da canzoni o brani musicali provenienti sia dal mondo pop come da quello classico. Ad esempio, la recente accettazione di Trump della nomina al termine della convention dopo il suo ferimento è stata seguita dalle note dell'aria "Nessun dorma" della Turandot di Puccini

Nei comizi dei mesi scorsi e anche in quelli delle due precedenti campagne (2016 vittoriosa e 2020 sconfitto da Biden) il tycoon politico americano repubblicano ha usato molti brani popolari. Non sempre è andata bene, non sempre gli autori hanno gradito di far parte della colonna sonora del candidato, il più delle volte a loro avverso.

L’ultimo non gradimento a marzo scorso è stato espresso dagli eredi di Sinead O’Connor che, interpretando le volontà e le idee della defunta cantante irlandese hanno diffidato Trump nell’usare “Nothing Compares 2U”. Il brano oltre tutto è firmato da Prince i cui eredi già nel 2019 avevano negato l’uso di “Purple Rain”.

Ma di diffide e non gradimenti nel coinvolgimento indiretto, attraverso la propria musica, nella corsa presidenziale di Trump ce ne sono moltissimi. In tre (con questa) campagne presidenziali hanno detto no tra gli altri: Adele ("Rolling in the Deep" e "Skyfall" nel 2016), gli eredi di George Harrison (per l’uso di "Here Comes the Sun" che introduceva l’arrivo di Ivanka Trump), Bruce Springsteen (di cui veniva usata “Born in The USA”) che invece appoggia convintamente i democratici (nel 2016 Hillary Clinton). Anche l’inglese Johnny Marr, chitarrista degli Smits, ha negato quest’anno l’autorizzazione all’uso della sua "Please Please Please Let Me Get What I Want".

Sempre dalla Gran Bretagna arrivano le proteste di Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones che si oppongono all'uso da parte di Trump della canzone "You Can't Always Get What You Want". La band gli ha inviato lettere di cessazione e desistenza per l'uso della canzone nel 2016 e, dopo che Trump l'ha usata di nuovo nel giugno 2020, la band si è unita a Broadcast Music, Inc. per minacciare azioni legali se la canzone fosse stata usata di nuovo.

Ancora dalla sponda europea dell’Atlantico è arrivata la protesta di Phil Collins il cui team legale ha inviato un ordine di cessazione e desistenza alla campagna di Trump dopo l'uso non autorizzato di "In the Air Tonight" in un comizio del 2020.

Gli eredi di Leonard Cohen hanno dichiarato di aver rifiutato espressamente il permesso di utilizzare la sua hit “Hallelujah” e che avrebbero realisticamente considerato solo l'approvazione della canzone "You Want It Darker".

Neil Young ha dichiarato più volte di non approvare l'uso della sua "Rockin' in the Free World" nei comizi di Trump, cosa che avviene dal 2015. Il cantautore purtroppo ha ammesso di non avere motivi legali per opporsi all'uso della canzone, per cui nel 2020 ha scritto una lettera aperta sprezzante diretta a Trump in cui affermava: "Ogni volta che 'Rockin' in the Free World' o una delle mie canzoni viene suonata ai tuoi comizi, spero che tu senta la mia voce. Ricorda che è la voce di un cittadino americano che paga le tasse e che non ti sostiene. Cioè io"

Anche i R.E.M. si sono opposti all'uso della loro musica da parte di Trump in diverse occasioni. Nel 2015, il cantante Michael Stipe ha protestato sull'utilizzo di "It's the End of the World as We Know It (And I Feel Fine)" nei comizi di Trump, affermando: "Non usate la nostra musica o la mia voce per la vostra idiota farsa di campagna elettorale". "Nel 2019, il bassista Mike Mills ha parlato della promozione da parte di Trump di un video contenente l'uso non autorizzato della canzone "Everybody Hurts", esortando Twitter a toglierlo, cosa che alla fine ha fatto. Nel 2020, Mills ha minacciato azioni legali per l'uso di "Everybody Hurts" e "Losing My Religion" ai comizi di Trump.

Questi gli artisti “contro” ma altri invece appoggiano e/o hanno appoggiato con le loro idee e musica la campagna dell’ex presidente. Anche se alcuni hanno diviso il loro giudizio tra il Trump imprenditore e il Trump politico.

Il nome di Trump è apparso per la prima volta nei testi hip hop durante gli anni '80, quando è diventato un'icona degli ultra ricchi. Tra le prime menzioni del futuro Presidente nei testi rap c'è il brano "Johnny Ryall" dei Beastie Boys, contenuto nell'album “Paul's Boutique” del 1989, in cui contrappongono Trump al suo alter-ego senzatetto, Donald Tramp.

Il sito politico FiveThirtyEight di ESPN ha analizzato i testi delle canzoni su Donald Trump tra il 1989 e il 2014, rilevando che il 19% di essi era negativo, mentre il 60% era positivo. Tuttavia, negli anni 2010 si è verificato un cambiamento significativo nell'atteggiamento dei musicisti nei confronti di Trump, che è diventato più critico. Questo cambiamento è avvenuto parallelamente alla trasformazione della figura di Trump da magnate degli affari a politico, noto soprattutto per le sue dichiarazioni controverse. Di conseguenza, l'opinione pubblica e l'atteggiamento dei musicisti nei confronti di Trump si sono spostati verso una visione più negativa.

Nel 2004 il Trump imprenditore ha appoggiato Eminem in una finta convention nazionale presidenziale per promuovere la stazione radio satellitare Shade 45. Ma Eminem non gli ha reso il favore e anzi nel 2017, ha eseguito un freestyle rap intitolato "The Storm" ai BET Hip Hop Awards 2017, criticando il presidente Trump. 

In occasione del recente attentato contro Donald Trump il rapper 50 Cent ha postato una clip della sua canzone Many Men (Wish Death)” insieme alla foto di Trump in piedi con il pugno in aria e il viso schizzato di sangue. "Conosco quelle sensazioni", ha scritto il rapper. "Siamo tutti nei guai ora!". Il testo della canzone del rapper comprende un verso: "Many men wish death upon me. Blood in my eye" ("Molti uomini desiderano la mia morte. Ho il sangue negli occhi"). Il post è stato poi cancellato. Un post successivo su X lo ha visto pubblicare una versione ritoccata della copertina del suo album di debutto del 2003 “Get Rich Or Die Tryin”, con il volto di Trump sovrapposto al suo. "Hanno sparato a Trump e ora sono di tendenza", ha scritto.

Kid Rock è invece un noto sostenitore di Trump ed è diventato una figura di riferimento per il movimento di estrema destra. L’ex marito di Pamela Anderson ha postato un video su Instagram, urlando: "Se rompete il cazzo a Trump, rompete il cazzo a me". 

Vicina all’ex presidente degli Stati Uniti, candidato per la rielezione, è l’ala destra del movimento country che ha sempre incarnato i valori tradizionali, quelli più vicini all’ideologia trumpiana.

 

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