Zach Bryan, chi è il nuovo re del country e perché se ne parla

Ex militare, classe '96, è l'artista del momento negli Usa. Tra i fan anche Springsteen.

Quando i discografici della Warner Music hanno deciso di mandare alle radio americane una delle canzoni di “The great american bar scene”, “Pink skies”, Zach Bryan ha sbraitato su X (ex Twitter): “Fanculo, io questa cosa non l’ho mai approvata. Perché ‘Pink skies’ suona nelle radio pop? Io non sono un fottuto artista pop, lasciatemi fuori da questa roba. ‘Pink skies’ non è una canzone pop”. Il New York Times due anni fa, raccontando l’enorme successo che stava riscuotendo oltreoceano l’album “American heartbreak”, opera country-folk di 34 canzoni che nel 2022 ha segnato l’esordio dell’ex militare della marina americana, lo soprannominò non a caso “la nuova stella più riluttante della musica”. Zach Bryan, la seconda stella più brillante della nuova scena country a stelle e strisce, dietro a Morgan Wallen (ma attenzione: ha già messo la freccia per sorpassarlo), è un personaggio tutto da raccontare. L’uscita del suo nuovo album “The great american bar scene”, arrivato sulle piattaforme di streaming venerdì 4 luglio, nel giorno in cui gli americani celebrano la loro festa più sentita (il giorno dell’indipendenza), era caricata di un mucchio di aspettative. “Something in the orange”, uno dei brani contenuti nell’album “American heartbreak”, è diventata la canzone country più longeva nella Billboard Hot 100 di questo secolo, con oltre 100 settimane in classifica. L’album del 2022 è ancora nella Billboard 200, la classifica dei dischi più venduti negli Usa: è lì da quarantaquattro settimane. E poi con le sue canzoni e la sua attitudine Bryan ha diviso e fatto discutere l’opinione pubblica americana. Le mezze misure non esistono: da un lato c’è chi lo odia, dall’altro c’è chi lo ama. Ad ogni modo, in due giorni “The great american bar scene” ha superato 30 milioni di streams complessivi su Spotify: aspettative più che soddisfatte.

Quella di Zach Bryan è una storia appassionante. Si arruolò in marina quando aveva solo 17 anni, figlio di due genitori entrambi militari (la madre lo partorì sulle isole Okinawa, in Giappone, dove era in servizio nella primavera del 1996), salvo poi essere congedato nel 2021 per poter seguire la sua passione per la musica, quando quei primi video pubblicati su YouTube cominciarono a macinare troppe visualizzazioni per quello che doveva essere solo un gioco: “Se fosse dipeso da me, non sarei mai uscito dalla più grande marina del mondo, ma mi hanno gentilmente congedato con onore per andare a suonare un po’ di musica in giro. Non so se sono un cordardo o se sto inseguendo un sogno, ma i migliori otto anni della mia vita li ho trascorsi servendo il miglior paese del mondo”, scrisse lui sui social. Il suo nome ha cominciato a circolare tra gli appassionati di country tra il 2019 e il 2020, grazie a due album autoprodotti come “DeAnn”, dedicato alla madre prematuramente scomparsa, e “Elisabeth”. Il successo partito “dal basso” è culminato con la firma con una delle tre major della discografia, Warner Music, che nel 2022 ha spedito nei negozi il terzo album “American heartbreak”, ritrovandosi però a fare i conti con un personaggio a dir poco spigoloso e rude: “Non ho una grande spiegazione per queste canzoni, non ho un piano di lancio di merda per farlo arrivare a quanta più gente possibile. Ho solo scritto alcune poesie e canzoni che voglio condividere perché penso siano speciali”, disse presentando quel disco.

Zach Bryan è un outsider vero. E un anti-sistema, che ai rapporti filtrati dai social o dalle interviste - ne concede pochissime - preferisce il contatto diretto con il pubblico, attraverso live chiassosi e rumorosi. Due anni fa il cantautore ha pubblicato un Ep dal vivo intitolato “All my homies hate Ticketmaster”, puntando il dito contro il colosso che attualmente controlla gran parte del mercato dei biglietti negli Usa. Per il suo “Burn burn burn tour” del 2023 Bryan ha messo in atto una serie di azioni per impedire la rivendita dei biglietti sui siti di secondary ticketing e si è anche assicurato che tutti i tagliandi avessero un prezzo ragionevole. I più costosi costavano 156 dollari. Non una sommetta, ma una cifra comunque lontana dalla media di superstar che su Spotify superano i 30 milioni di ascoltatori mensili. Prima dell’uscita di “The great american bar scene”, al quale hanno preso parte anche due pesi massimi del rock come John Mayer (in “Better days”) e Bruce Springsteen (in “Sandpaper”: “Grazie per aver reso la vita un sogno quando ero ragazzino. Un motivo per credere”, ha scritto su X postando una foto del Boss), il 28enne cantautore statunitense ha selezionato una ventina di bar tra gli Usa e il Canada, dando appuntamento a pochi fan per fargli ascoltare in anteprima i brani del disco. “Il mio intento - ha scritto sui social - è quello di poter dare a tutti un assaggio del disco, ma soprattutto di riunire le persone in un momento speciale. Ho scelto 23 bar in tutto il Paese che incarnano lo spirito della cultura americana. Questi bar suoneranno brani selezionati da ‘The great american bar scene’. Mi piacerebbe suonare in questi bar, ma non sarà possibile”.

Il successo su larga scala dell’album dello scorso anno “Zach Bryan”, che ha letteralmente spopolato negli States, superando i 2 miliardi di streams su Spotify, ha attirato le critiche dei fan della prima ora, che hanno accusato Zach Bryan di essere sostanzialmente un “venduto”. La più classica delle storie. Lui non ha dato peso a quelle critiche: ha risposto con le 19 canzoni contenute in “The great american bar scene”. In “Lucky enough”, la canzone - tra cantato e recitato - che apre il disco, dice: “Il mio cuore continua a soffrire e le mani continuano a lavorare / e sono ancora solo un uomo peccatore”.

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