Quello che hanno in comune il San Siro di Sfera e X Factor
Una serie di palazzi di periferia illuminati, ricostruiti dentro lo stadio di San Siro: lo show di Sfera Ebbasta è stato uno dei più imponenti della stagione 2024 (qui la nostra recensione), in un mondo live sempre più segnato dallo stadio come status symbol e dalla competizione sulla spettacolarizzazione della performance. Uno show per raccontare il “King of Cinisello” curato da Emanuele Cristofoli, in arte Laccio, che ne è stato “Head of performance” - un titolo inedito in Italia - che, racconta a Rockol, è arrivato da Eurovision Song Contest, dove ha curato le performance di Laura Pausini. Coreografo, ballerino, è anche il direttore artistico di X Factor da cinque anni. “Per me in scena ci deve essere un'idea potente, che catturi l'occhio. Anche una sola con un approccio minimale, ma forte. Per me la risposta è nell’equilibrio tra minimalismo e spettacolo”, spiega. E sì, lo show di Sfera, Eurovision e X Factor hanno molto più in comune di quello che si può pensare.
Lo show collettivo di Sfera: invadere i palazzi
“L'idea dello stage di Sfera nasce dal design di Fabio Novembre - racconta Laccio - evoca i palazzoni di Cinisello, ma anche l’immaginario del film ‘Metropolis’. Il significato è chiaro: Sfera è diventato il re del quartiere. Una volta pensata la struttura, era importante capire come sfruttarla al massimo”, prosegue. Tanti gli ospiti e i performer che lo hanno accompagnato: ballerini e colleghi. Laccio sottolinea: "La volontà era proprio quella che il gruppo di ballerini ‘invadesse’ i palazzi ballando, volevamo trasmettere una sensazione di live ‘collettivo’, un’idea condivisa sin da subito da tutto il team. Sfera ha occupato il centro solo alla fine avvicinandosi al suo pubblico, a completamento dello spettacolo, mentre prima lasciava più spazio agli ospiti. Questa azione non poteva non farla insieme a Charlie Charles, è stato un modo per celebrare entrambi, partiti insieme e arrivati fin lì insieme”
Si è trattato di una produzione importante, considerando che è stata messa in piedi sostanzialmente solo per due date a San Siro (oltre alla data zero di Lignano, Sfera questa estate canterà solo al Festival Red Valley mentre la data del 6 luglio a Messina è stata annullata). Probabilmente verrà ripetuta il 7 giugno del prossimo anno per il live in programma al Maradona di Napoli, mentre per la prossima primavera è previsto un tour nei palazzetti che sarà necessariamente diverso. “Ovviamente l'idea era: ‘vado a San Siro e lo faccio alla grande’ – svela Laccio - è il primo anno che Vivo Concerti produce Sfera, c’era e c’è la volontà di creare qualche cosa di potente che rimanesse nel tempo. Un investimento anche per il futuro. San Siro è stato un grande teaser, una dimostrazione di forza, per quello che sarà a tutti gli effetti il lavoro del domani. La struttura così com’è non potrà essere riportata integralmente nei palazzetti, ma l'idea è talmente forte che verrà portata avanti. Bisognerà capire come mantenerla: ogni palazzetto ha le sue criticità, ma un modo si troverà”.
Le prove “televisive”
Uno dei punti di contatto tra il concerto di Sfera e le performance televisive sono state le prove: è stata fatta una performance intera con una controfigura, in modo che il trapper potesse vedere come funzionava lo show in termini di movimenti, coreografie, posizioni - una pratica consueta negli show televisivi (per esempio a Eurovision Song Contest), per studiare la regia teatrale e le immagini: “È stato creato uno show che permettesse a lui di essere libero e la sua libertà gli ha dato sicurezza: Sfera ha la capacità di 'rubare' molto velocemente, è stato molto bravo a cogliere i movimenti, a riproporli. È super sveglio, su molti aspetti non è affatto ‘leggero’, è un ottimo osservatore. Dal punto di vista della tenuta sul palco, ha un potenziale che neanche lui sa di avere”, ammette Laccio.
“Lavorando su X Factor – continua - posso dire che spesso tendiamo a montare in video qualche cosa che è stato girato da un performer per capire palco, luci eccetera. Nel mondo dei live Laura Pausini, per esempio, è una che non usa un performer, ma si riguarda molto: si fa riprendere dai suoi assistenti durante le prove e studia. Non bisogna temere di portare performer sul palco: abbiamo una cultura dello spettacolo, soprattutto nell'urban, inferiore agli americani, quindi c'è a volte il rischio di copiarli e di non essere veri in scena, con il pericolo di risultare fake. Io credo che ci sia la possibilità di fare qualche cosa di italiano senza cascare nel banale, ma dobbiamo avere il coraggio di saltare gli steccati”.
Spettacolo e live, tra concerti e tv
Ma allo stesso tempo, ribadisce, per costruire un concerto o una performance efficace non serve necessariamente lo spettacolo estremo a tutti i costi: “Per me in scena ci deve essere un'idea potente, che catturi l'occhio. Anche una sola, quindi con un approccio minimale, ma forte. Il lavoro fatto in questi anni su X Factor è stato proprio quello di asciugare: ogni messa in scena ha al suo interno un’idea e basta, però questa deve essere protagonista. Tante idee, invece, si mangiano tra loro. Avere un’idea che regge tutto non vuol dire non essere spettacolari”. Anche se per la prossima edizione (sono in fase di registrazioni le selezioni che verranno mandate in onda a settembre-ottobre, prima del live), questa idea è ancora tutta da scrivere: "Il mio obiettivo è quello di trovare una chiave nuova, non so ancora quale sarà, ma sicuramente dovremmo evitare di ripeterci. Per me sarà il quinto anno di lavoro sul programma, non voglio annoiare né il pubblico né me stesso. Ci sarà una grande novità, una finale all’aperto a Napoli, ho lavorato recentemente in Piazza Plebiscito con Gigi D’Alessio e conosco bene il fascino di quel luogo. Sarà una grande scommessa, che ci offrirà degli spunti interessanti per tentare qualche cosa di inedito”.