John Legend: voce, piano e storia

La star statunitense conquista uno dei luoghi più iconici della storia del rock
John Legend: voce, piano e storia

Era l'ottobre del 1971 quando i Pink Floyd scelsero l'anfiteatro degli Scavi di Pompei per girare il loro film-documentario "Live at Pompeii" diretto da Adrian Maben. La scelta conferì alla loro musica psichedelica un'atmosfera magica e onirica. Le rovine antiche e l'acustica naturale del sito contribuirono a creare un'esperienza musicale straordinaria e irripetibile, collegando la grandezza del passato con l'innovazione del presente. 

E nella stessa location, sotto un cielo stellato, dopo una lunga giornata uggiosa, John Legend, al secolo John Roger Stephens, ha trasportato il pubblico in un viaggio attraverso la sua carriera e oltre, toccando corde emotive profonde con una scaletta costruita tra classici del soul, pop e gospel. 

Si parte con "Prelude", un'introduzione strumentale. Quello con "Save Room," è l’appuntamento con ritmi soul e groove coinvolgenti. La canzone, tratta dall'album "Once Again", è un perfetto esempio del talento di Legend nel fondere melodie soul con arrangiamenti moderni. Sin dal principio è chiaro che la serata comprende musica, ma anche il racconto della vita di John Roger Stephens, che talento, fortuna e caparbietà hanno trasformato in John Legend, vincitore di ben 12 Grammy Awards, un Oscar, un Golden Globe Award, un Tony Award e un Emmy Award. 

Su un maxischermo, alle spalle del pianoforte, scorre la traduzione per immagini dei suoi racconti di infanzia e gioventù. Quando arriva "Tonight (Best You Ever Had)", un successo del 2012 tratto dalla colonna sonora del film "Think Like a Man", il cantautore di Springfield dimostra la sua versatilità vocale e la sua maestria al pianoforte. Subito dopo è il turno di "Take My Hand, Precious Lord" di Thomas A. Dorsey, uno dei canti spirituali più iconici del XX secolo, per sottolineare le radici gospel di Legend. 

Nipote di un predicatore della Chiesa Pentecostale, John passò molto tempo cantando e suonando in chiesa. Quando era ancora bambino, si trasferì in Pennsylvania, dove si esibiva nel coro della chiesa locale. Sua nonna suonava l’organo in chiesa e la domenica gli dava lezioni di piano gospel. A lei, scomparsa molto giovane, all'età di 58 anni, è dedicato uno dei momenti più commoventi della serata, "Bridge Over Troubled Water" di Simon & Garfunkel, il classico del 1970 noto per il suo potente messaggio di supporto e speranza, nonché un omaggio al duo folk-rock. A seguire è il turno di "Ribbon In The Sky" di Stevie Wonder, una ballata d'amore del 1982, ma soprattutto un tributo a uno dei suoi eroi musicali.

Dopo una breve pausa e un cambio d’abito, John torna sul palco con una toccante versione a cappella di "God Only Knows" dei Beach Boys, una delle canzoni più amate della band californiana, uno dei migliori brani pop mai scritti. La grintosa "Dancing in the Dark" di Bruce Springsteen, un inno rock del 1984, in una versione più morbida e adattata alla venue, rende chiara la capacità del cantautore di Springfield di reinterpretare diversi generi con il suo tocco unico.

Il cuore del concerto è un mix di pezzi originali e cover che mostra la versatilità del talento di Legend. Da "Ordinary People", il singolo di successo del 2004 che ha consolidato la sua fama, a "Wonder Woman", un brano più recente del 2020, è un’altalena fra momenti di riflessione a esplosioni di energia, senza mai perdere la connessione con il pubblico. La cover di "Redemption Song" di Bob Marley, l'iconica canzone del 1980 che parla di libertà e resistenza, scivola sull'ebano e sull’avorio come un messaggio di speranza e consapevolezza sociale, temi cari a Legend e centrali nel suo lavoro. Con "Glory", il brano premiato con l'Oscar scritto con Common per il film "Selma" del 2014, la musica e l’impegno civile si uniscono, ricordando al pubblico l'importanza della lotta per i diritti civili e la giustizia. 

La star americana è un attivista per i diritti civili e ha sostenuto numerose cause, tra cui la riforma della giustizia penale e l'educazione. Nel 2017, ha co-fondato la campagna "Free America" per porre fine alla massiccia incarcerazione negli Stati Uniti. Al centro del suo impegno, la vita complicata di sua madre che, alla morte della nonna, ha trascorso un lungo periodo fatto di depressione, carcere e dipendenze. 

Il concerto si è concluso con l'inevitabile "All of Me", il brano che ha consacrato John Legend a livello globale nel 2013. La sua esecuzione, solo al pianoforte, intima e potente, ha chiuso la serata con una nota di amore e gratitudine. 

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