Pharrell Williams: 'La mia musica? Per tutti'

Al di là del suo (indubbio) talento come produttore, "sound designer", autore e quant'altro, non si può non riconoscere a Pharrell Williams una discreta abilità nell'aver creato, attorno alla propria figura, un'immagine forte e d'impatto: a lui, che neanche trentenne ha lanciato (o rilanciato, a seconda dei casi) le carriere delle più grandi popstar in circolazione (Britney Spears e Justin Timberlake), collaborato con figure di spicco tanto dell'hip-hop (Snoop Dogg, Jay-Z, Slim Thug e chi più ne ha più ne metta) quanto del rock (Limp Bizkit), conquistandosi anche l'ammirazione della critica più colta grazie al progetto N.E.R.D., il piglio del mogul non manca. La stampa italiana lo aspetta oggi in un lussuoso locale milanese per un conferenza blindatissima (così blindata da aver costretto alcuni colleghi a fare mezz'ora di anticamera sul marciapiede per non turbare il playback del disco): gran spreco di servizio d'ordine, e - soprattutto - cellulari e registratori severamente banditi durante l'ascolto. Sul piatto - in tutti i sensi - c'è il debutto solista dell'enfant prodige dell'urban a stelle e strisce: "In my mind", salomonicamente diviso in due macro-sezioni (una hip hop, l'altra r'n'b, 7 brani per parte, dei quali la stampa ha avuto l'opportunità di ascoltare i "rough mix" di 10 estratti), anticipato dal singolo "Can I have it like that", alla realizzazione del quale ha partecipato Gwen Stefani. Il clima di riservatezza degna dei migliori intrighi internazionali non si dissolve neanche con l'arrivo dello stesso Pharrell. Alla prima domanda, relativa agli sbocchi live della sua ultima creatura, Williams serafico risponde: "Sì, ho già qualche idea, ma preferisco non dirvi niente. Scoprirete il tutto venendo a vedere i miei concerti". Pharrell innovatore, Pharrell macchina da soldi: ogni sua mossa vale oro, tutti lo sanno. Eppure a lui i panni del Re Mida vanno decisamente stretti: "Questo è ciò che si crede di me", ammette sornione l'artista, "ma cerco di non pesarci. Non voglio diventare arrogante, pensare di avere un tocco speciale: preferisco rimanere coi piedi per terra". Difficile, però, quando - così giovani - si è già indicati come produttori di spicco a livello mondiale: "Nonostante in tutti questi anni abbia sacrificato notevolmente la mia vita privata, tanto da non avere il tempo di instaurare una relazione stabile, l'esperienza accumulata in studio mi ha permesso di migliorare le mia capacità di concentrazione e comprensione del prodotto che sto realizzando". Bagaglio, questo, riversatosi inevitabilmente nel suo esordio "in proprio": "Per la verità, all'inizio, non pensavo di fare un disco solista: il progetto ha preso forma giorno per giorno, lavorando quotidianamente di cesello sui brani". Viste le grandi doti di polistrumentista di Pharrell, come ha preso forma "In my mind"? "Non ho usato sample presi da altri dischi, ma ho lavorato molto con il computer per ottenere suoni digitali ma al contempo più naturali possibili: ho fatto tutto con una master keyboard, non c'è su questo disco uno strumento che sia suonato. Tutto è stato programmato...". Un maniaco del computer, quindi, in un'epoca dove il "vintage" sta riguadagnando terreno? "No, non sono ossessionato dalla tecnologia. Non navigo su Internet, e l'unico gadget che mi concedo è il cellulare (sul quale arrivano sms - ai quali viene data immediata risposta - per tutta la durata dell'incontro). Conosco e uso i macchinari da studio, ma non ci perdo la testa. Per me, più che altro, è una sfida: cerco di ottenere sempre di più da quello che ho...". In effetti è forse questo il segreto di Pharrell: "Dire di avere una missione equivale a cercarsi dei guai, tuttavia sento di avere qualcosa da dire: su questa terra c'è spazio per tutti, e la bellezza risiede anche e soprattutto in ciò che non sia strettamente convenzionale. Chiunque ce la può fare: basta volerlo". Dal canto suo, Williams ce l'ha fatta. Come musicista e come stilista, vista la prossima apertura, nell'esclusivo e iper trendy quartiere di Shibuya, a Tokio, del negozio della sua linea d'abbigliamento "Ice cream & BBC": "Questo traguardo è stato molto importante per me", ammette Pharrell, "Ho sempre sognato di esprimere me stesso, oltre che attraverso le sette note, anche attraverso i vestiti". Il carattere pragmatico di Pharrell, però, emerge quando gli si chiede cosa ne pensi delle esternazioni del collega Kayne West, che accusò l'amministrazione Bush di negligenza nell'organizzazione dei soccorsi alle vittime dell'uragano Katrina, in gran parte appartenenti alla comunità afroamericana: "Rispetto quello che ha detto Kayne, tuttavia credo che il bandolo della matassa sia altrove. Le condizioni critiche degli argini, a New Orleans, non erano un mistero per nessuno, e la catastrofe causata dall'uragano era ampiamente prevedibile. Io, piuttosto, avrei manifestato prima, portando all'attenzione delle autorità competenti la fragilità delle infrastrutture che hanno causato il disastro: perché a me non piace parlare dei problemi, preferisco agire per risolverli". Il tempo è tiranno, e l'incontro è in chiusura. "Ora vorrei farvela io una domanda", arringa sicuro Pharrell impugnando il microfono: "Vi è piaciuto il disco? Sì? Bene, allora andate là fuori, ditelo alle ballerine di strip tease, agli uomini intelligenti e a quelli stupidi, alle belle donne, ai giovani e agli anziani, ai vostri figli e ai vostri genitori, a chiunque conosciate: la mia è musica per tutti. Diffondete il mio messaggio". Andiamo in pace...

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