Jack The Smoker: “Nas è stato il mio romanzo di formazione”

Il suo nuovo album “Sedicinoni” racconta il quartiere e l’umanità in modo cinematografico.
Jack The Smoker: “Nas è stato il mio romanzo di formazione”

Storie di dipendenza, di precariato, di relazioni complicate, di crisi economiche, di mancanze: tutto “ripreso” da un rap che, come una telecamera puntata sulla strada, immortala una parte di vita. Ma, come spesso accade, un plot twist arriva con l’avanzare del tempo, con la maturità, con la consapevolezza che è possibile riscattarsi partendo dalle piccole cose e dall’amore per gli altri. Anche se la felicità fa paura, è troppo presto per i titoli di coda. “Sedicinoni” di Jack The Smoker, prodotto da Big Joe, racconta, in modo efficace e mai banale, il quartiere e l’umanità in modo cinematografico. Jack si è fatto conoscere nei primi anni 2000 come voce del gruppo di culto La Crème, per poi entrare nella Machete Crew. Questo è il suo progetto più ambizioso e profondo.

“Il punto di partenza è stato il 2020, con il disco ‘Ho fatto tardi’, un album sfortunato a causa delle contingenze, ovvero del Covid – racconta il rapper – e se riavvolgiamo ancora di più il nastro: ‘L’alba’ de La Crème fu un disco mega narrativo con al centro i ragazzi di periferia, poi sono arrivati i dischi rap pieni di punchline. Dopo Machete Mixtape 4 è scattato qualche cosa in me: avevo bisogno di raccontare di più la quotidianità, quello che vivo, il quartiere. Una vita che ho ritrovato dopo aver messo da parte la Milano delle serate, la Milano mondana. Inoltre sono diventato padre. Sono cambiate le mie priorità narrative, avevo esigenza di prendere una strada che trovasse un equilibrio importante tra tecnica e contenuto”. Prende una pausa e prosegue: “Il tutto raccontato con un suono classico ma moderno, un boom bap con il tiro di oggi. Lavorare con un solo beatmaker mi ha aiutato molto: Big Joe è solido, ma vario. Il racconto e la musica non sono stereotipati”.  

“Sedicinoni” è un disco personale, ma anche di comunità. “La seconda parte di ‘Bussola’ è un mix di storie personali, immaginazione e di vicissitudini di altri. Poi ci sono pezzi molto personali come ‘Da 0 a 18’ o ‘Pimp’. Quest’ultimo è un po’ cantautorale in effetti, però io non sono cresciuto con la musica italiana, nessuno in casa mia la ascoltava, io amo la black – ricorda l’artista - ma in effetti qualche cosa di questo disco, sotto quella lente, può essere letto. Il progetto parla di me, di amici, di parenti, di persone esterne. ‘Ogni notte due notti’, per esempio, racconta le dinamiche tra me e mia moglie. E credo molto nel ritornello che in sintesi dice: ‘non è libertà fare il cazzo che vuoi’. Questo mix di storie viene raccontato con una chiave cinematografica e attraverso tante sfumature”.

Le collaborazioni sono Massimo Pericolo, Salmo, Nerone, Ensi, Louis Dee, Gemitaiz, Conway The Machine della Griselda, gruppo americano alfiere di un rap classico ma fresco, Shari. “È il momento giusto per fare un disco così. Il boom entusiasta del 2016 si è esaurito e ha scocciato, dall’altra parte va anche detto che il rap troppo narrativo rischia di essere pesante con citazionismi fine a se stessi. Per me il rap non può essere stereotipato, deve essere per la gente, ma raccontare qualche cosa, l’equilibrio tra forma e contenuto è la chiave per realizzare un bel progetto, il mio album segue questa visione”, ammette Jack.

E sulle collaborazioni, tutte ben calibrate e figlie di rapporti umani: “Molti dei feat sono degli amici, penso a Salmo e Gemitaiz. Massimo Pericolo lo conoscevo poco, ci siamo avvicinati e abbiamo trovato tantissime cose in comune. Ogni collaborazione aggiunge davvero qualche cosa, non sono annacquamenti, ma valori in più”, specifica. “Sedicinoni” è un progetto interessante anche per le sue atmosfere musicali. “Fa sorridere, ma io e Big Joe ci siamo visti due volte in un anno e sentiti tutti i giorni. Forse lavorare a distanza, senza fiato sul collo, ci ha aiutato – conclude - Big Joe sa fare tutto, dalla trap al rap classico all’utilizzo dei campionamenti. Ne è nato un disco alla Queensbridge 2024, è un album alla Nas anche se io parlo di Cologno Monzese e lui è una leggenda (ride, ndr). C’è un’atmosfera particolare in cui è calato un racconto. Partendo dai miei romanzi di formazione, ho sfornato un preciso progetto in cui credo nel profondo”.

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