“May December” usa la sua colonna sonora per manipolarti
“May December” si apre in contemporanea e sincronia perfetta a livello visivo e sonoro. Il primo tasto del piano schiacciato, il primo fotogramma del film. Una farfalla monarca appena uscita dal bozzolo sbatte le ali, le note struggenti di una melodia romantica e incalzante, il titolo in caratteri cubitali: “May December”, un film di Todd Haynes. È l’inizio di un viaggio in cui il regista di “Velvet Goldmine”, "I'm not there" e “Carol” usa la musica per confonderci, spiazzarci, quando non buttarci fuori dal film.
Le farfalle e i rapaci di “May December”
“May December” corre su più binari: è un film davvero difficile da incasellare, sfuggente. È la storia di un crimine ormai riassorbito dalla quotidianità e di un film nel film che vuole tornare a raccontarlo. La pellicola è ispirata alla vera storia di Mary Kay Letourneau, un’insegnante scolastica che finì in prigione per aver abusato di uno studente dodicenne di nome Vili Fualaau. I due continuarono a frequentarsi durante la prigionia di lei, ebbero due figli insieme nati dietro le sbarre, si sposarono quando lui divenne maggiorenne.
Samy Burch s’ispira a questi fatti per raccontarci una coppia che ha passato un percorso giudiziario simile. Gracie, ormai sulla soglia della mezza età, vive in un idillio da suburbia con Joe. Lui ora ha 36 anni, l’età che aveva lei quando cominciò a frequentarlo. Joe all’epoca era invece tredicenne e andava a scuola insieme al figlio di Gracie, suo coetaneo.
Ha 36 anni anche Elizabeth, interpretata da Natalie Portman. La donna è un’attrice hollywoodiana che interpreterà Gracie in un biopic dedicato alla sua vicenda giudiziaria. “May December” racconta la manciata di giorni che la diva trascorre a casa della coppia, per farsi raccontare la loro storia e prepararsi al ruolo. In “May December” ci sono due donne alpha - Gracie e Elisabeth - e svariati rapaci.
C’è Gracie che tiene saldamente insieme i cocci della sua vita pre e post prigione, i contatti con l’ex marito e i figli avuti con lui, la progenie di Joe, il vicinato, la comunità.
C’è poi Hollywood, incarnata da Elizabeth, che dietro i suoi modi affettati e la sua gentilezza si nutre del dolore e del privato delle persone per alimentare la propria carriera e il proprio ego. Quello del film è un ritratto così caustico e tagliente della pretesa di certo cinema americano di “raccontare con tatto e sensibilità storie vere” che non stupisce che abbia portato a casa una sola nomination agli Oscar, per la sceneggiatura di Samy Burch.
Perché la colonna sonora di “May December” è così spiazzante
“May December” è un film bellissimo, ma mai semplice. Sta sempre sulla soglia della scena, irridendo un po’ i personaggi, un po’ il pubblico. Copre le sue carte, non chiarisce mai dove voglia andare a parare, per giunta chiudendo i suoi personaggi in un bozzolo di camp tonale e circondandoli di smarmellature fotografiche degne di una telenovela anni ‘90. Non rinuncia mai ai toni del melodramma, di cui Haynes è grande maestro, spingendosi spesso nella satira.
A contribuire a far perdere l’equilibrio allo spettatore c’è la splendida colonna sonora di Marcelo Zavros. Il compositore qui compie un affascinante lavoro di trasformazione, facendo uscire dal bozzolo di una vecchia colonna sonora dimenticata qualcosa di nuovo, di vivo e disturbante.
Il tema di pianoforte con cui si apre May December infatti rielabora quello di un vecchio film romantico: “Messaggero d'amore (The Go-Between)” di Joseph Losey, passato al festival di Cannes nel 1971. A firmare le musiche della pellicola fu il leggendario compositore francese Michel Legrand, maestro del pianoforte, cultore del jazz e prolificissimo autore di colonne sonore. Ne scrisse più di 200, vincendo 3 Oscar.
“Messagero d’amore” è un film oggi dimenticato, ma molto amato da Haynes. Il regista ha chiesto a Marcelo Zavros di partire dallo struggente tema di pianoforte di quel film per creare la colonna sonora di “May December”. Le colonne sonore si somigliano molto, ma hanno effetti diamestralmente opposti. Nel film di Losey la musica serve a tirare lo spettatore dentro il cuore emotivo della storia, in quello di Haynes lo butta costantemente fuori dal racconto.
La scena cult di “May December” ha per protagonista uno zoom, una battuta spiazzante e proprio il motivo del film.Siamo nella cucina di Gracie, che attende l’arrivo dell’attrice che la interpreterà, chiacchierando con l’amica. Joe è sul patio, a grigliare hambuger e würstel. Gracie apre il frigo, la camera zoomma all’improvviso sul suo volto di profilo e Julianne Moore, angosciata, esclama: “Non penso abbiamo abbastanza hot dog”, seguita a ruota dal pianoforte incalzante, romantico e totalmente fuori luogo di Zavros e Legrand.
“May December” non è accompagnato, quanto piuttosto brutalmente interrotto dalla musica. Su ogni tramonto smarmellato sul mare, su ogni sguardo intenso, in ogni momento in cui lo spettatore è pronto a lasciarsi andare al sentimento, il piano enfatico di Zavros entra in scena e rompe la magia.
Il film, costruito su una storia vera, è il racconto di come Hollywood a sua volta costruita artifizi spacciandoli per verità. Elizabeth è una mutaforma che pian piano si trasforma in Gracie. La sua arte manipolatoria, la sua ricerca esasperata di perfezione, la rende non meno pericolosa di Gracie, e altrettanto affascinante. La perfetta viva di Gracie è appesa a un filo, a una tenue parvenza di perfezione e normalità che può venire messa violentemente in crisi da una carenza improvvisa di hot dog.
La pellicola rimane volutamente sbilanciata per tutto il tempo, in uno sforzo filmico e recitativo mastodontico. La musica spiazzante, l’umorismo sprezzante, la bruttezza che si fa bella e poi diventa di nuovo kitsch ci ricorda in ogni momento l’inganno che ci viene proposto. La colonna sonora di “May December” è bellissima (ascoltatela al di fuori del film, provare per credere) ma il suo utilizzo nella pellicola è tra i più spiazzanti, innovativi e violenti degli ultimi anni. È un martello che quando l’immagine si fa chiara la frantuma in mille pezzi.
L’unica verità per cui il film ha rispetto e compassione è quella di Joe, il ragazzino divenuto marito di Gracie. Il suo dolore è incarnato dalla performance stellare di Charles Melton, che riesce pian piano a farci vedere il trauma del ragazzino nascosto dall’ottundimento del genitore che vede già i figli andare al college. La scena straziante del tetto, non a caso, è silenziosa. Non c’è nessuna bugia da frantumare: c’è solo la verità del dolore di Joe.
Ricordate quella scena bellissima di “Mulholland Drive” di David Lynch ambientata al Club Silencio? Rebekah Del Rio canta con tutto il trasporto della sua anima, commovendo le protagoniste alle lacrime e poi all’improvviso si accascia a terra, rivelando la crudeltà dell’artificio, del playback, dell’emozione che la musica e il cinema possono creare con l’inganno. “May December” ha la stessa potenza, la stessa crudeltà.
“May December” è nelle sale italiane dal 21 marzo 2023, distribuito da Lucky Red. Netflix si è assicurata i diritti di distribuzione sulla propria piattaforma.