AC/DC, la recensione di "High Voltage"
AC/DC
High Voltage
Columbia Records/Legacy Recordings
È lunedì 17 del caldo febbraio estivo – siamo in Australia, non stupitevi – del 1975, quando la Albert/EMI lancia sul mercato nazionale il disco di esordio di una formazione esordiente. I musicisti coinvolti sono i fratelli Angus e Malcolm Young (alle chitarre), Bon Scott (voce), Rob Bailey (basso), Peter Clack e Tony Currenti (batteria) e si fanno chiamare AC/DC, nome suggerito dalla sorella degli Young che l’ha notato sulla scocca della sua macchina da cucire elettrica. È perfetto: breve, secco, semplice e soprattutto evocativo dell’energia elettrizzante di cui è intrisa la musica del gruppo. L’album è la fotografia di una band che ha già una propria identità ben distinta, ma ha poco impatto, inizialmente, soprattutto in virtù della diffusione nel solo continente australe.
Ma il gioco si fa davvero duro nell’aprile del 1976, con la decisione di commercializzare una versione internazionale del disco che, però, ha differenze notevoli rispetto a quella iniziale. Innanzitutto la copertina (ora c’è un disegno di Angus investito da una saetta, al posto del cagnolino che piscia sulla centralina elettrica), ma il gran colpo di classe è una tracklist rimaneggiata ad arte: vengono mantenuti due soli pezzi della vecchia stampa, per far posto a vere bombe – uscite solo su T.N.T., un secondo lavoro nel frattempo pubblicato ed esclusivamente distribuito in Australia – come l’irresistibile It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock’n’roll), Rock’n’roll Singer, The Jack e Live Wire, tanto per citare qualche titolo epocale.
Questa versione (che vede la partecipazione di Mark Evans e George Young al basso e Phil Tudd alla batteria, nei brani sostituiti) rende giustizia al 100% a una band destinata a scuotere palchi, timpani e animi – tanto che, nel Vecchio Continente, per la loro esuberanza sanguigna c’è chi arriva a paragonare gli AC/DC a un gruppo punk, cosa però non molto gradita ai ragazzi. E infatti Malcolm in un’intervista del 2003 disse: “Quando siamo stati in Inghilterra per la prima volta, nel 1976, la casa discografica aveva intenzione di promuoverci come band di punk rock. Dicemmo loro di andarsene a fare in culo!”.
Per rimanere in clima di citazioni, Phil Sutcliffe di Sounds quello stesso anno scrisse profeticamente, a proposito del disco e dei live della band: “Secondo me gli AC/DC daranno una svolta irreversibile all’heavy metal, [sono] un’esperienza di rock’n’roll totalmente fisico. La musica dei due Young è come una fucina in una notte buia che forgia insieme calore ed energia per creare qualcosa di meraviglioso e potente. E i testi di Bon Scott, be’, hanno le palle”.
Quella di High Voltage è una promessa fatta al bancone di un pub, dopo la sesta birra e whisky, a base di blues lascivo e zozzo, ma anche di hard rock tosto, elettrizzante, liberatorio. E piena di voglia di divertirsi. I motori sono accesi e ben caldi: la strada per arrivare al top, col rock’n’roll, è lunga… ma gli AC/DC lo sanno e sono pronti ad andare fino in fondo. Costi quel che costi.
Columbia Records/Legacy Recordings, in occasione dei 50 anni di carriera della band, ripubblica l’intero catalogo degli AC/DC su vinile color oro. Tutti gli LP – in edizione limitata – sono accompagnati da una stampa 12”x12”, diversa per ogni album, da collezionare e incorniciare.
Tracklist edizione australiana:
Baby, Please Don’t Go
She’s Got Balls
Little Lover
Stick Around
Soul Stripper
You Ain’t Got A Hold On Me
Love Song
Show Business
Tracklist:
It’s A Long Way To The Top (If You Wanna Rock’n’roll)
Rock’n’roll Singer
The Jack
Live Wire
T.N.T.
Can I Sit Next To You, Girl
Little Lover
She’s Got Balls
High Voltage