8 marzo: otto donne cantate da Paolo Conte
LA RAGAZZA FISARMONICA
Musica e parole di Paolo Conte
Quando la provincia, o la periferia, uccide. I sogni, i sentimenti, a volte anche le persone.La ragazza resta intrappolata da una famiglia all’antica e tirata come una fisarmonica tra ammonimenti, minacce, accuse,sensi di colpa. Tutto in una canzone anomala, cupa, affascinante e complicatissima anche sul piano musicale (con profusione di bemolle e diminuite). Sembra
quasi un esperimento, che Conte riprenderà a seguire, con diversi piani sequenza e una voce afflitta, come per solidarietà con la protagonista.
L’avvio è lamentoso, accusatorio: “Tua madre ti ha vestito di tante gelosie… In te ha riversato le proprie delusioni… Il vuoto del tuo cuore rasenta la demenza”. Poi il finto ritornello che scatena un commovente valzer increspato dalla voce rassegnata e dal solo piano senza briglia, che diventa il riscatto, una vera seduta psicanalitica o a scelta un’assoluzione nel confessionale. “No mai, un sorriso che so, una parola di più. No mai, un’occhiata chissà, un po’ di complicità. Come fisarmonica ti lasci stringere ogni volta ma c’è un silenzio chiuso in te più volgare, ecco com’è, è più volgare di uno sputo”. Di nuovo la requisitoria traballante: “Tua madre ti parlava lavandoti le spalle, bambina tu ascoltavi le sue infinite balle”. E la chiusura implacabile, che fa anche da sentenza: “Meglio andare via di qua a cercarsi una città e non restare in questa mia periferia”.
TANGO
Musica e parole di Paolo Conte
La storia è quella di un attempato miliardario che strappa dai marciapiedi una prostituta e la fa diventare una gran dama: “Non c’è signora più elegante seduta a questo ristorante”. Il problema è che ora lui è solo un vecchio incattivito accompagnato da una splendida ragazza, una principessa. “Vicino a te io sono niente, vero?”. E sul tango scandito dalla fisarmonica si dipanano le riflessioni dell’uomo. Prima stizzite: “No, questa festa è anche per me che ho creduto sempre in te dal primo giorno e ancora”. Poi consapevoli: “Diversamente io sarei rimasto niente più che un passante a cui si dà, ma guarda, a cui si dà del tu”. Torna il livore e la gelosia: “Sei rimasta quel che eri, una puttana”. Fino alla rassegnazione serena e finale: “No, no, questa festa è tutta tua, diversamente a me non resta che un sorriso, molto ingenuo paradiso, cara ragazza”. E la fisarmonica si porta via gli ultimi sospiri del vecchio in un casqué che lascia in piedi solo la bellezza e la gioventù di lei.
LUNA DI MARMELLATA
Musica e parole di Paolo Conte
Trasgressiva, narrativa, quasi cinematografica, di quel neorealismo dolente che ci fa toccare con mano gli attori, i drammi, i sentimenti. Ma questa, anche se non si direbbe, è una canzone, con un approccio ipnotico e un refrain finale dall amelodia classica e dolcissima accarezzata da un sentiero di archi, dai fiati della Harry’s Big Band, dalle percussioni di Giancarlo Fracasso, dal basso di Danilo Pennone e dalla voce di Conte che partecipa, sussurrando per non farli scoprire, alla fuga d’amore dei due amanti. “Meno male, eccoci qua in un albergo illuminato. Una stanza c’è per noi, noi che abbiam tanto viaggiato”. L’alberghetto diventa la destinazione di un amore, come il soffitto viola di "Il cielo in una stanza" di Gino Paoli, con quella familiarità da coppia già consumata che vive una “luna di miele” diventata sorprendentemente e peccaminosamente di marmellata, a richiamare i barattoli dove vengono pescati i bambini in flagrante: “Ti prepari ad abitare questa stanza come fosse una casa e io che aspetto mentre metti nei cassetti la tua roba e anche la mia e al di là della finestra c’è una luna strepitosa che ci guarda con dolcezza”. E così la luna di miele diventa una clandestina “luna di marmellata per noi due, che abbiamo casa e figli tutti e due”.
L'ULTIMA DONNA
Musica e parole di Paolo Conte
Da "La premiére fille" di Georges Brassens a "L'ultima donna" di Conte il passo è breve, o quasi. Sono passati ventisette anni (1954) dal piccolo capolavoro del cantautore francese che rimpiange la prima elettrizzante esperienza amorosa, non importa se con una prostituta: “Tu mi hai donato il battesimo dell’amore e del settimo cielo, ti conservo dentro di me e ti amo, ultimo regalo di Babbo Natale”. Quella che lo stesso Conte definisce “una modesta risposta a Brassens” («L’ho fatta come l’avrebbe fatta lui, con un arrangiamento per tre chitarre») è la dolente rassegnazione, quasi testamentaria, all’avventura vissuta nei tempi supplementari della vita, “l’ultimo approdo di terra, l’ultimo bagno di vita, di champagne e di sudore”.
Non ci sono più la gioia e il terrore adolescente, resta ormai una decadente complicità esistenziale da condividere in un amplesso, o forse solo in un tenero abbraccio senile: “Insieme a noi si sganascia dal ridere su questa vita, questa vita bagascia,su questa vita che va, su questa vita che va”. Conte usa un plurale che ribadisce ancora una volta l’appartenenza all’universo degli uomini, intesi come maschi, lanciati contro un pianeta donna così diverso e affascinante. In una splendida ambientazione da spedizione siderale, accompagnata dal futuristico eminent di Happy Ruggiero.
PAROLE D'AMORE SCRITTE A MACCHINA
Musica e parole di Paolo Conte
Una canzone ad alto tasso alcolico, in stile free jazz che non consente repliche. Come viene viene e non sarà mai più così, nemmeno con l’ausilio di uno spartito. In questi casi si dice title track, quel brano più coraggioso e arrogante degli altri che si permette di battezzare l’album intero. Le parole d’amore scritte a macchina sono quelle di un divorzio e il protagonista, ubriaco marcio, si lascia andare a perfide riflessioni che la lucida diplomazia avrebbe escluso: “Memorabili, frasi d’amore scritte a macchina. Il tuo avvocato è proprio un asino. No, certe cose non si scrivono ché poi i giudici ne soffrono”, con sghignazzata amara e sguaiata. “Rido perché, a parte lo stile del tuo legale, sono parole tue d’amore scritte a macchina”. Più che una canzone, un bisticcio teatrale tra voce e piano, non ci sono passaggi armoniosi, solo risentimento, spigoli e whisky.
IL TRENO VA
Musica e parole di Paolo Conte
Un lento dall’atmosfera antica, accarezzato da pianoforte, chitarre, vibrafono, spazzole, fiati e archi, tutti intimi e ispiratissimi come in uno standard da night fumoso e galeotto. La voce delicata di Conte racconta, al di là di metafore che ognuno può fomentare, di un addio alla stazione, di una lei che parte e di un lui che resta e le dedica parole romantiche, senza retoriche, sigaretta alla mano: “Dir che ti penso è un controsenso perché sei sempre qui tra le mie dita come la vita che in un sorriso vivi”. Poi “il treno va” scomparendo in un orizzonte da sogno (“dietro alle nuvole bionde”) lasciando il protagonista nella desolazione di “questa ruggine densa”, confortato solo da un giuramento: “Ritornerai, me l’hai promesso lo sai”. Conte si lascia scappare un “ruote rotonde”, una curiosa ridondanza che solo lui si può permettere senza deragliare. Le parole sembrano davvero appoggiate sul pentagramma con una cura metrica e metodica che va oltre la semantica, è la musica che trascina tutto, amori e vagoni compresi.
L'INCANTATRICE
Musica e parole di Paolo Conte
Lenti bagliori di piano, percussioni e fiati: "L’incantatrice" («Una donna con due nomi e due verità») offre un testo che per una volta, a dispetto dei principi del creatore, compete con la musica e forse ne ha ragione specie in certi passaggi luminosi: “Guidavo piano quel giorno sull’ottovolante dei secoli, dei millenni, del freddo, del fuoco, del vento, degli attimi. La
città sottostante era tutta una casbah di baratri, lo specchio dei miraggi”. Ines o Judith, una donna cerca di ritrovarsi persa nel tempo, nei luoghi, nelle passioni, in un disorientamento d’amore: “Forse un uomo in un attimo di confusione e lacrime o tu stessa per dare una svolta alla vita e ai segreti: sì, hai scelto Judith”. Ma la strada prosegue sui tornanti incontrollabili della follia: “Oggi ho cercato il tuo cuore al telefono, non hai risposto tu. Era Ines da molto lontano, un lontano intoccabile. Era estate, ho sentito l’inverno arrivare dagli angoli, da tutti i mille spifferi del Nord”
TRA LE TUE BRACCIA
Musica e parole di Paolo Conte
Trent’anni dopo l’enigmatico "Gelato al limon", Paolo Conte manda una nuova romantica, profonda e tranquillizzante dedica alla moglie Egle, riprendendo involontariamente i temi di Maria Venturi, la Liala dei nostri giorni, che definisce l’amore perfetto e infinito quello che presuppone difetti compatibili. “Scuserai questo inverno di foglie e i pensieri che vanno scalzi per lontane vie, via da te, via da me. È un privilegio stare con te, dolce persona vicina a me. Sentirai tra le dita il respiro e la voce mia che ti invita al mare, o quel che sia”. Una dichiarazione in piena regola, che non ha nulla di senile ma solo di sincero e appassionato, come l’accompagnamento: sembra di sentire Pollini che interpreta un notturno di Chopin, se non fosse per l’improvviso ingresso del clarinetto di Pitzianti e del rullante di Di Gregorio a creare un’atmosfera di magico stordimento. E di amore, vero.
(bonus track) PER TE
Musica e parole di Paolo Conte
A ottant’anni tondi, il classe 1937 Paolo Conte interpreta il suo 239° inedito, apripista di "Zazzarazàz". Tutto voce, ancora coloratissima con venature ruggine, e quel pianoforte in cui già agli esordi Nanni Ricordi ritrovava riverberi di Schumann, con l’aggiunta di una fisarmonica occitana e di un mandolino mediterraneo per una struggente invocazione d’amore: “Vorrei cantare poi ballare davanti a te, per te, per farti ridere e giocare davanti a me”, con qualche concessione alla lirica (“Per te che mi regali la bellezza del tuo stare in piedi sull’incertezza del mio vagare”) e alla lussuria goliardica (“e il tuo sedere a mandolino carino, carino”). Qui c’è una linearità da pace dei sensi, da coraggio dei sentimenti, da dichiarazione senza compromessi.
Il repertorio di Paolo Conte è affollato di canzoni che hanno le donna - la donna - come protagonista; noi abbiamo scelto titoli meno noti, forse, di altri più popolari o più descrittivi o più didascalici, come "Wanda", "La fisarmonica di Stradella", "La donna d’inverno", "La giarrettiera rosa", "Avanti bionda", "La ricostruzone del Mocambo", "La Topolino amaranto", "Luna di marmellata", "La donna d'inverno", "Angiolino", "Arte", "Gelato al limon", "Dal loggione", "Gioco d’azzardo2, "Chiunque", "L’avance", "Via con me", "Madeleine", "Boogie", "Parigi", "Dancing", "Come mi vuoi", "Paso doble", "Blu notte", "Una di queste notti", "Schiava del Politeama", "Chiamami adesso", "Bamboolah", "Bella di giorno", "Ludmilla", "Tra le tue braccia", "Nina", "Massaggiatrice", "Sarah", "Incontro", "Hesitation", "Signorina Saponetta", "Ballerina", "La donna della tua vita"… E' anche un invito a riscoprire fra le pieghe degli album certe piccole grandi canzoni nascoste, come dedica a tutte le donne.
Testi tratti dal libro di Federico Pistone "Tutto Conte", Arcana Edizioni, che abbiamo recensito qui.