“Saltburn” ha riportato in classifica Sophie Ellis-Bextor

La hit del momento? È di 23 anni fa: “Murder on the dancefloor” rivive grazie al film su Prime Video
“Saltburn” ha riportato in classifica Sophie Ellis-Bextor

La canzone del momento? È una hit di ventitré anni fa, “Murder on the dancefloor” di Sophie Ellis-Bextor. No, stavolta non c’entra TikTok. Il social network lancia-tendenze è intervenuto solo successivamente. Il merito è di “Saltburn”, il nuovo film della regista britannica Emerald Fennell, tra i più visti a livello mondiale su Prime Video. La canzone che nel 2001 catapultò la cantautrice britannica in testa alle classifiche mondiali, indicandole la strada dopo il debutto con il gruppo indie Theaudience, accompagna una delle scene più chiacchierate del film, quella in cui il protagonista - interpretato da Barry Keoghan - balla completamente nudo aggirandosi per le stanze dell’immenso castello in cui è ambientato il thriller. Risultato: solo nell’ultima settimana “Murder on the dancefloor” ha totalizzato su Spotify 23,5 milioni di streams complessivi a livello globale. Da quando “Saltburn” è stato diffuso su Prime Video, lo scorso 22 dicembre, il singolo ha superato quota 90 milioni di riproduzioni totali, raggiungendo peraltro questa settimana la seconda posizione della classifica ufficiale dei singoli più ascoltati, scaricati e venduti nel Regno Unito. “Non ero ancora preparata alla visione. Leggere il copione è parecchio diverso che vedere le scene. Barry se ne va in giro tutto nudo per… Beh, l’intera canzone”, ha commentato Sophie Ellis-Bextor, che il 18 febbraio è stata pure invitata a esibirsi dal vivo con “Murder on the dancefloor” alla Royal Festival Hall di Londra in occasione dei Bafta, la cerimonia di consegna dei premi più ambiti dello show biz d’oltremanica, citati spesso come l’equivalente britannico degli Oscar. 

Contenuta in “Read my lips”, il disco di debutto da solista di Sophie Ellis-Bextor, l’undcesimo album più venduto a livello mondiale del 2002, a distanza di oltre vent’anni dalla sua uscita “Murder on the dancefloor” regala clamorosamente una seconda popolarità alla cantautrice e modella britannica: “Canto ‘Murder on the dancefloor da più di vent’anni ed è davvero bello che abbia ancora il potere di sorprendermi. Ho visto il nome di Emerald collegato al progetto e già conoscevo lei e il suo talento. Avevo visto il suo ‘Una donna promettente’ e mi era piaciuto molto. La breve descrizione spiegava come il personaggio avrebbe ballato, ma non avevo alcun contesto di riferimento. Ho comunque un senso dell'umorismo piuttosto stravagante, quindi ho pensato che volevo assolutamente vedere come si svolgeva”.

In un’intervista concessa a GQ Kirsten Lane, supervisor musicale che si è occupata di mettere insieme le canzoni incluse nella colonna sonora di “Saltburn”, ha raccontato che Sophie Ellis-Bextor si è detta sin da subito entusiasta del progetto, ed è stata ben felice di concedere i diritti per “Murder on the dancefloor”: “Il film avrebbe dovuto avere un finale leggermente diverso. Non è la conclusione che avevo letto inizialmente sulla sceneggiatura. Quella scena, però, c'era. Se non ricordo male, avevamo anche il via libera per un paio di opzioni diverse. Avremmo potuto utilizzarla sia per quella scena che per i titoli di coda. Fennell inizialmente aveva un'altra idea per il finale. Sono cose che succedono sempre, i copioni cambiano. Anche durante le riprese”.

“Saltburn” si svolge nella calda estate del 2007 e “Murder on the dancefloor” di Sophie Ellis-Bextor non è l’unica hit dei primi Anni Duemila presente nella colonna sonora. Tra le altre, ci sono anche “Sound of the underground” delle Girls Aloud, “This modern love” di Bloc Party e “Mr. Brightside” dei Killers: “La musica è davvero la chiave di questo film. Emerald è un genio. La maggior parte della colonna sonora è stata scelta da lei - ha aggiunto Kristen Lane - ha fatto scelte molto specifiche. Non è andata a caso, anche se alcuni artisti potrebbero aver avuto solo un breve successo in quel periodo. Non ci sono necessariamente musicisti ancora in circolazione, bensì artisti che allora significavano qualcosa”.

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