Dua Lipa, Taylor Swift: quante popstar ci sono in “Argylle”?

Matthew Vaughn ha capito alla perfezione come usare le pop star in un blockbuster
Dua Lipa, Taylor Swift: quante popstar ci sono in “Argylle”?

Dua Lipa vuole diventare un’attrice oppure no? Non è certo la prima popstar a provarci, anzi. Decenni prima che le star della musica pop si reinventassero imprenditrici, stiliste e influencer, il tentativo di avviare una carriera recitativa parallela a quella canora sembrava già il discrimine per separare le “cantanti e basta” da chi ambisce a titolo di regina del pop. Cher, Madonna, Beyoncé, Rihanna, Taylor Swift e ovviamente Lady Gaga: c’è chi ci ha provato per gioco e chi ci prova sul serio e reiteratamente, c’è chi ha inseguito un Oscar per anni, chi lo ha agguantato e chi invece si è accontentata di un ironico cameo nei panni di sé stessa, giusto per ribadire il proprio strapotere mediatico, la propria luccicanza in ambito audiovisivo.

La comparsata al cinema per misurare la propria potenza mediatica: tenete bene a mente questo punto di partenza, per capire "Argyle", da oggi nei cinema e prossimamente su AppleTv+.

Dua Lipa in “Argylle”

Non appena ha raggiunto lo status di pop star globale conclamata (dopo averci provato per qualche anno con alterne fortune), Dua Lipa si è tuffata nella sua avventura cinematografica. Non si è limitata a tirare fuori dal cappello “Dance the Night” su richiesta di Greta Gerwig per regalare a Barbie una hit dal sound dance anni ‘80. Con la testa, ha dichiarato la cantante, era già alla fase (pardon, era) successiva, al sound più rockettaro di “Houdini”. A un film come “Barbie” però, a una regista come Greta Gerwig non dici di no, anche se poi a inseguire un’Oscar ci finisce la collega Billie Eilish e non tu.

Dua Lipa non ha detto no nemmeno alla richiesta di entrare nel cast della pellicola sulla bambola Mattel. Appare infatti nel film simbolo del 2023 nel ruolo di Barbie sirena, l’unica in grado di sguazzare nelle onde di cartogesso al fianco del suo sirenetto John Cena. Un ruolo ironico che però si estende appena qualche bracciata più in là del cameo imparruccato di lusso.

“Argylle” invece, sulla carta, dovrebbe essere la sua grande occasione. Il film di Matthew Vaughn è una spy story che s’interseca con una commedia romantica e un film d’azione molto “meta” rispetto al genere stesso. Un trend inesauribile di questi anni, fondato sul abbracciare un genere o un filone facendo capire al pubblico costantemente che lo si fa con sguardo analitico e distacco ironico, finendo per porsi a metà strada tra la storia che si racconta e il pubblico che la guarda, spesso voltandosi verso chi è in sala e commentando, più o meno esplicitamente, cosa succede nel film.

Ironico e auto-ironico, “Argylle” ha per protagonista Elly Conway (Bryce Dallas Howard), una scrittrice di romanzi di spionaggio che comincia a essere assalita da sicari e spie di mezzo mondo. Tutti la vogliono uccidere perché ciò che scrive nei suoi libri finisce per avverarsi nella realtà. 

Dua Lipa interpreta Lagrange, sensualissima antagonista di Argylle, la spia eroica di turno frutto dell’immaginazione di Elly, incarnata dallo statuario Henry Cavill. La vediamo nel trailer promozionale del film, fasciata da un abito dorato dallo spacco vertiginoso, sensuale e bellissima, che un po’ flirta con Argylle un po’ tenta di farlo uccidere. Sembra un provino (superato) da Bond Girl, complice il fatto che Cavill appare ancora più rigido e ingessato del solito, strizzato com’è in una giacca alla coreana e in un ruolo molto sopra le righe. Non è solo Dua Lipa a guardare in direzione di Prime Video, che attualmente detiene i diritti della saga di James Bond, attualmente in pausa e alla ricerca del suo nuovo 007. La prima mezz’ora di “Argylle” è l’allegato della mail di auto-candidatura di Vaughn alla regia del prossimo, di un prossimo film di 007.

https://images.rockol.it/ZtQnncp2AsiGVv4B4FAs_wFE82A=/700x0/smart/rockol-img/img/foto/upload/argylle21.jpg

Nei suoi 139 minuti di durata, il film fa in tempo a diventare tanto, tantissimo altro: una caricatura di Bond e dei film di spionaggio, un titolo d’azione con inseguimenti e sparatorie mal ricreati dagli effetti speciali, una commedia romantica (non a caso arriverà in sala a San Valentino). “Argylle” è anche il primo film d’imperdonabile bruttezza tecnica e visiva mai prodotto da Apple Original, una caciaronata orgogliosa di esserlo e, appunto, una pellicola che usa in modo molto intelligente la popstar nel suo cast. Senza nemmeno farla cantare.

Da qui in poi procederò per allusioni, onde non svelare troppo riguarda a un film che ha tra i suoi punti forti quello di mettere insieme una serie infinita di colpi di scena e ribaltoni, spesso per il solo gusto di farlo.
A un certo punto il vestito dorato dallo spacco vertiginoso di Dua Lipa torna di nuovo in scena, insieme alla sensuale “mossa dell’elicottero” sulla pista da ballo. Non è però Dua Lipa a indossarlo, ma è proprio questo il punto. Senza nemmeno mai esplicitarlo Matthew Vaughn decostruisce un certo modo di guardare al genere delle spy story, dove l’efficienza e l’infallibilità sono esplicitate dalla capacità sovrumana dei protagonisti di aderire a specifici canoni estetici assai restrittivi. Nel decidere chi interpreta chi (vedi il personaggio di Sam Rockwell), Vaughn rivela un amore per il genere tout-court che si estende per oltre James Bond, che non a caso è la pop star delle spie, impossibilmente bello, infallibile e irrealistico.

È proprio il personaggio di Rockwell a citare l’autore John Le Carrè, a dire che “la spia perfetta è quella che non dà nell’occhio”, a proporre un modello di mascolinità irresistibile sul lungo periodo. Rockwell non è Cavill per aspetto, ma sa dimostrarsi il partner perfetto, lavorativo e non. Lo stesso discorso di può fare su Argylle, o meglio il personaggio di cui Argylle è il proxy, l’avatar. Difficile andare più in là di così senza fare spoiler, per cui mi limito a dire che il ruolo di Dua Lipa nel film è tanto geniale quanto ingrato per come fa notare allo spettatore cosa c’è dietro l’aspetto levigato e perfetto delle Bond Girl, delle popstar, di artisti il cui talento deve manifestarsi in specifiche espressioni fisiche.

Ariana Debose in “Argylle”

“Argylle” sarebbe un film bellissimo se si accontentasse di fare questo, invece fa mille altre cose, spesso davvero male. Un film che prende in giro gli stereotipi delle spy story scrive il più stereotipato e banale possibile dei personaggi che fa lo scrittore. Ogni singola, stereotipata risposta di Elly negli incontri coi lettori è da lasciare graffi nei braccioli della poltroncina per l’irritazione. Film che è costretto per giunta a smentire sé stesso nel suo gioco di specchi per questa necessità di tirare sempre in ballo altre pellicole, altri personaggi, altri franchise.

Tanto da rischiare di non mettere in risalto gli assi nella manica che ha, a partire dalla stupenda Ariana DeBose. L’attrice e cantante premio Oscar ha nel film una piccola particina, ma è lei a cantare sia l’irresistibile “Electric Energy” con Boy George sia “Get Up and Start Again”, la canzone sui titoli di coda.

Vaughn le aveva chiesto un pezzo bondiano e lei ha voluto “vivere il suo sogno da Adele, tirare fuori la sua Skyfall”. Non ce ne voglia DeBose, ma la vera hit qui è quella prodotta da Stuart Price, scritta da Boy George con Gary Barlow, George Alan o'Dowd, Lorne Balfe e Matthew Vaughn.

Taylor Swift in “Argylle”

In questo turbinio di pop, cinema e glamour poteva mancare Taylor Swift? In teoria sì, dato che non compare ufficialmente tra quanti hanno lavorato al film, non ha alcun credit per lo stesso, eppure tra i suoi fan c’è grandissima attesa rispetto alla pellicola, perché c’è questa convinzione che Swift c’entri eccome. Anzi: alcuni ritengono che la reginetta del pop sia proprio il mago di Oz dell’intera operazione e Vaughn una sorta di suo gregario.

Il veicolo promozionale migliore di “Argylle” infatti sembra proprio essere la teoria complottista che circola sui social in queste settimane secondo cui la vera scrittrice dei romanzi protagonisti del film sia proprio la popstar più popolare, celebrata e indaffarata del pianeta. Dove abbia trovato il tempo di darsi alla scrittura nel bel mezzo di un tour globale tanto impegnativo come quello affrontato negli ultimi mesi, rimane il vero mistero da svelare. Ci sono però abbastanza allusioni, abbastanza coincidenze per tenere vivo il dibattito.

I fatti ufficiali sono questi. Matthew Vaughn ha parlato di una misteriosa serie di romanzi che ancora non hanno visto la luce, di cui Apple si sarebbe assicurata i diritti per una cifra abnorme (si dice 200 milioni di dollari). Il suo “Argylle” sarebbe basato su un ipotetico quarto volume della saga, il cui incipit vedrà la luce nelle librerie a febbraio 2024.

L’ipotesi più credibile è che Vaughn lavori a un progetto più ampio e così “meta” da poter fare riferimento a una serie di libri scritti ex post e davvero pubblicati nelle librerie e citati nel film. Basta trovare un bravo ghost writer e il gioco è fatto. Non è nemmeno una strategia innovativa: cercando bene, troverete in qualche bancarella i romanzi di Jessica Fletcher. Il gioco qui è quello di tenere nascosta l’identità di chi scrive i romanzi di Argylle, per tenere in piedi il parallelo tra realtà del film e realtà vera e propria.

Se poi l’adorabile scrittrice goffa del tuo film si ispira così tanto all’estetica e alla mitologia di Taylor Swift da portare i fan a costruirsi una teoria del complotto e metter su una sorta di campagna promozionale parallela, pervasiva e gratuita, beh, tanto meglio. Taylor Swift potrebbe essere la prima pop star ad aiutare il lancio di un film senza nemmeno avervi preso parte: uno stunt che attualmente sembra poter riuscire davvero solo a lei.

La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.