Stefano Bianchi intervista il "suo" David Bowie
E' di questi giorni l'uscita di "My David Bowie", scritto da Stefano Bianchi, direttore di Coolmag, e pubblicato da Massimo Soncini Editore. E' una raccolta (ne scriveremo prossimamente nella rubrica dei libri) di articoli, recensioni, interviste, arricchita da numerose riproduzioni di opera pittoriche e grafiche ispirate a Bowie.
Per gentile concessione dell'editore e dell'autore vi proponiamo qui l'ultima intervista realizzata da Bianchi a David Bowie e due immagini tratte dal libro.
"Heroes" di Gianluigi Marini, 2022

MUSICA PER CAMALEONTI
Four Seasons Hotel, Milano, 4/12/1999
"Strumenti Musicali", gennaio 2000
Dopo il ritorno in grande stile di "1.Outside" e la techno iper-violenta di "Earthling", Bowie ha voltato per l’ennesima volta pagina. Basta guardarlo sulla copertina dell’ultimo album "‘hours…’" mentre inscena il suo (ennesimo) funerale: lui che raccoglie l’ultimo respiro del cyber-Bowie dai capelli elettrici, in una rivisitazione pop della Pietà di Michelangelo. L’attuale David Bowie ha la stessa fisionomia (non solo musicale) di quello dell’epoca "Love You Till Tuesday": 1967, scuola Lindsay Kemp, dolcemente melodico.
Dolce come "Thursday’s Child", "Seven" e "Survive": canzoni che delineano il suo personale à rebours. Perché il cinquantaduenne londinese è maestro, da sempre, nell’arte del camuffamento.
«Con ‘hours…’», mi spiega, «ho avvertito l’esigenza di plasmare un alter ego che si guarda indietro esaminando con malinconia e qualche rimpianto le occasioni perdute, le cose che avrebbe potuto fare o avrebbero potuto seguire un percorso differente. ‘hours…’ è il mio pellegrinaggio interiore, l’eco del mio passato».
A partire da "Black Tie White Noise", sembra che tu abbia trovato un buon equilibrio fra chitarre elettriche e tastiere elettroniche…
«Mi sento a mio agio sia con gli strumenti più “organici”, sia con quelli tecnologici. Fra il 1977 e il 1979, quando registrai "Low", "Heroes" e "Lodger" con Brian Eno, compresi quanto fosse realizzabile l’interazione fra elettricità ed elettronica senza che l’una avesse il sopravvento sull’altra. Una composizione come "Heroes", ad esempio, è ancora attuale proprio perché mette a nudo le sue due anime: la chitarra di Robert Fripp e i sintetizzatori di Eno, perfettamente fusi tra loro».
Il tuo esordio nel settore dei Cd-Rom interattivi è avvenuto 5 anni fa con "Jump". Quell’esperienza viene ora replicata con "Omikron-The Nomad Soul".
«L’azienda francese Eidos Interactive mi ha commissionato per questo videogame una musica da sottofondo che mi vede agire graficamente da protagonista. L’idea era di comporre qualcosa di “industrial” che in qualche modo somigliasse al repertorio di "Earthling"; ma dal momento che quella tipologia di suoni è ormai diventata un cliché nel campo dei computer games, ho preferito lavorare sul coinvolgimento emotivo e con Reeves Gabrels, il mio chitarrista, ho realizzato quella che va considerata a tutti gli effetti la soundtrack di un film. Inizialmente abbiamo composto 6 canzoni e una serie di pezzi stru- mentali: di questi ne abbiamo completati sei per Omikron, quindi abbiamo temporaneamente sospeso la lavorazione e ci siamo concentrati sulla stesura di otto brani per ‘hours…’. In seguito, Reeves ha preparato altri strumentali che si sono aggiunti alla musica composta insieme. Alla fine abbiamo ottenuto pezzi senz’altro più elettronici e aggressivi di quelli inclusi in questo disco».
Prova a tracciare un (provvisorio) bilancio della tua carriera.
«Sono molto soddisfatto del lavoro svolto in tutti questi anni. C’è stata inevitabilmente qualche caduta di tono, come l’album "Never Let Me Down" del 1987 e il "Glass Spider Tour" che ne conseguì: un fantastico fallimento teatrale che avrebbe dovuto avere un tendone da circo anziché quel ragno così concettuale, dispersivo e difficile da comprendere. Sono tuttavia convinto che ogni mio disco abbia rappresentato il meglio di ciò che in quel preciso momento storico ero in grado di fare. Da adolescente sapevo quali sarebbero stati i miei punti di riferimento ispirativi: l’aver cercato con tutte le mie forze di sfiorare il
genio letterario di William Burroughs e di Jack Kerouac, ha consentito alla mia esistenza di essere - nel bene e nel male - straordinaria».
Pregi e difetti dell’esperienza con i Tin Machine.
«Si è rivelata fondamentale, nonostante le critiche impietose della stampa britannica. Lavorare in una band ha riacceso in me la creatività, come non succedeva dai tempi “mod” degli anni Sessanta: quando ero David Jones e mi esibivo coi Lower Third e i King Bees. È merito dei Tin Machine se la musica continua a stimolarmi».
Progetti?
«Mi sto occupando con Glenn Branca, musicista dell’avanguardia newyorkese, di una piéce multimediale che vedrà il coinvolgimento di Tony Ousler, l’artista che ha ideato le scenografie dell’Earthling Tour».
Si vocifera che farai rivivere sui palcoscenici il mito di Ziggy Stardust…
«Certamente. Nell’ambito di un progetto che coinvolgerà non solo il teatro ma anche Internet e il cinema. Sarà tutto pronto nel 2002, a trent’anni esatti dalla sua nascita».
“David Bowie”, di Alessandro Curadi, olio su tela, 2022
