PFM: 'A questo Dracula abbiamo dato il nostro sangue'

PFM: 'A questo Dracula abbiamo dato il nostro sangue'
Hanno l’agenda fitta di impegni come un capo di stato o un ministro, i quattro giovanotti della veneranda Premiata Forneria Marconi, presi come sono tra omaggi a vecchi amici mai dimenticati (il 29 ottobre a Genova torna in scena lo show PFM canta De André) e nuove sfide destinate a metterne ulteriormente alla prova l’acclarata abilità di improvvisatori (il tour Stati di Immaginazione, innescato da una richiesta proveniente dal circuito dei teatri stabili italiani, li vedrà – sempre ad ottobre – interagire in tempo reale alle suggestioni dei filmati proiettati in sala). Allo stesso tempo è ora di mettere in pista il primo tassello dell’opera rock “Dracula” (vedi News), con un disco di undici canzoni che sarà nei negozi dal 14 ottobre: versione personalizzata, succinta e condensata delle 30 che i Magnifici Quattro hanno scritto, arrangiato e prodotto (avvalendosi della collaborazione di Vincenzo Incenzo per i testi, di Natale Massara per le orchestrazioni e della Bulgarian Symphony Orchestra per le esecuzioni) in vista dell’allestimento teatrale che David Zard metterà in scena l’anno prossimo, a partire dal 4 marzo. “Un kolossal teatrale che costerà milioni e milioni di euro, più di un qualunque film di produzione italiana”, spiega il navigato promoter che si proclama fan sfegatato della prima ora e confessa: “Quattro anni fa non avrei mai investito tanti soldi in un progetto del genere, allora era impossibile trovare ballerini e cantanti all’altezza. Ma dopo il successo di Notre-Dame de Paris le cose sono cambiate, i giovani artisti italiani hanno capito che se si impegnano a lavorare sodo un impiego lo trovano”. E poiché si parla di Notre-Dame, Franz Di Cioccio ci tiene a fare un distinguo: “Chapeau a Riccardo Cocciante, che ha scritto canzoni d’amore bellissime. Ma il nostro Dracula è un’altra cosa, un’opera rock appunto (lo specifica anche la copertina del Cd) e non un musical: che deve molto di più ai nostri entusiasmi giovanili per il Living Theater, per il Tommy degli Who e per ‘Jesus Christ Superstar’. Nello spettacolo teatrale e nei due dischi (il doppio Cd contenente le intere musiche di scena e le voci dei cantanti utilizzati sul palco uscirà più avanti) la musica non è al servizio della storia e delle parti cantate ma ha una sua autonoma ragione d’essere, uno spessore di per sé. Abbiamo suonato dal vivo in studio, il più possibile, perché sappiamo che è nella dimensione live che sappiamo far esplodere la nostra massima potenza. Abbiamo contaminato il rock con l’orchestra, l’elettronica con la grande melodia, ma quando è il caso il marchio sonoro della PFM esce fuori senza sgomitare. E a questo ‘Dracula’ abbiamo davvero dato il sangue. Ci siamo autovampirizzati”. Anche se Favio Premoli, forse il vero papà putativo di un progetto che aveva cominciato a germogliare tre anni or sono, ci tiene a sottolineare che il loro conte transilvano è una figura tardo romantica e non un personaggio grandguignolesco da film dell’orrore: molto più vicino alla figura tratteggiata nel romanzo di Bram Stoker e nel film diretto da Francis Ford Coppola nel 1992 che a quella resa famosa da Bela Lugosi e dai suoi tanti nipotini, carnefice e vittima di una straziante passione d’amore (la parte della sua nemesi Mina Murray, nel disco di prossima uscita ma non sul palco, è affidata alla voce di Dolcenera). “Di musica qui dentro ce n’è tanta, tantissima”, aggiunge il tastierista, “anche perché abbiamo avuto la fortuna di poter contare su un’orchestra sinfonica di oltre sessanta elementi e su un coro di 40 elementi. A scrivere l’opera ci abbiamo messo non più di quattro, cinque mesi; c’è voluto molto più tempo, invece, per definire gli arrangiamenti, trovare i suoni giusti”. “Per la prima volta”, aggiunge Francone Mussida, “ci siamo trovati a scrivere musica su testi preesistenti, a immaginare brogliacci e scene ancora inesistenti. Per questo, nonostante la nostra carriera ultratrentennale, questo per noi è un lavoro fuori norma, totalmente sui generis. Dentro ci abbiamo messo tutta la nostra immaginazione, tutta la nostra esperienza di musicisti e compositori. Flavio ha scritto molto per quest’opera, io anche. Franz e Patrick Djivas ci hanno messo i loro stimoli, la loro tigna, la loro spinta propulsiva. Ne è venuto fuori un lavoro complesso e di sintesi musicale”. Lui la chiama ancora progressive, Di Cioccio preferisce ribattezzarla “musica evolutiva e immaginifica. Con 4 mila concerti alle spalle ci sentivamo pronti a fare un passo come questo. Così un giorno ho preso il treno e sono andato a trovare il signor Zard. Un pazzo come noi, avevo pensato, e ho avuto ragione: ha sentito un pezzo solo e ha detto subito di sì”. Djivas concorda, e racconta la genesi della opera rock dal suo punto di vista: “In un lavoro come questo il difficile era mantenere la nostra identità, non venire mai meno alle nostre esigenze di musicisti. Ci siamo riusciti. C’è molta improvvisazione in quest’opera, anche se forse non si sente: e la capacità di improvvisare, di interagire a intuito, di ascoltarsi molto quando si suona rispondendo ai suggerimenti altrui è quello che continua a tenerci insieme dopo tutti questi anni con l’entusiasmo di ragazzini. In fondo sono cambiate solo le circostanze: negli anni ’70 vivevamo insieme on the road 300 giorni all’anno, oggi è difficile far combaciare gli impegni di ognuno. Ma quando succede tutto funziona ancora a meraviglia”.
Difficile pensare che l’ “Ouverture” del lavoro, cinque minuti e mezzo di musica strumentale, abbia rischiato di finire sul palco del Sanremo 2005, in concorso. “Ci hanno corteggiati a lungo”, confermano i quattro, “ma c’era quella regola rigida che limitava il minutaggio massimo della canzone a 3 minuti: troncare il brano a metà non avrebbe avuto senso”. “Ci conoscete, no?”, aggiunge Di Cioccio. “Prima che Mussida faccia la sua introduzione alla chitarra ci vuole un minuto e mezzo, un altro minuto perché Premoli cominci ad armonizzare; poi arriviamo io e Patrick e anche noi abbiamo bisogno dei nostri spazi…”. Poco male: “Non andiamo in classifica da tempo immemorabile, e questa è la nostra salvezza: la gente viene a vederci dal vivo per il puro gusto di sentirci suonare, o per sperimentare se quello che gli hanno raccontato i genitori corrisponde a verità”, dice Djivas. E non c’è tempo di annoiarsi, aggiunge il bassista, soprattutto se si inventano follie sempre nuove come questo “Dracula” o altre prossime a venire. “L’anno prossimo, in occasione del 250 mo anniversario della nascita di Mozart, ne reinterpreteremo il repertorio con l’aiuto di un’orchestra di 40 elementi e di un direttore molto famoso, utilizzando anche strumenti d’epoca. Porteremo questo spettacolo in tour in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Sud America, a Tokyo, avvalendoci ogni volta di musicisti del luogo. Mozart è stato la prima rock star della storia, un mago dell’improvvisazione che invitava gli esecutori a mettere il loro sigillo personale sulla musica: per noi, praticamente, è un invito a nozze”.
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