Ma i Thirty Seconds to Mars sono ancora una band?
I Thirty Seconds to Mars possono ancora essere considerati una band in attività, capace di sfornare hit e di riempire stadi e palasport? Oppure sono ormai un semplice passatempo di Jared Leto, sempre più impegnato sui set cinematografici come attore? Sono le domande alle quali dovrà rispondere il nuovo album del gruppo losangelino, “It’s the end of the World but it’s a beautiful day”, che questo venerdì metterà fine alla pausa più lunga mai intercorsa tra un disco e il suo successore nella discografia dei Thirty Seconds to Mars. “America”, il precedente, uscito nel 2018, ha rappresentato la fine di un’era, per la storia della band di “Closer to the edge”: Jared e Shannon Leto non l’avevano previsto, ma due mesi dopo l’uscita del disco il chitarrista Tomo Miličević avrebbe lasciato il gruppo, peraltro a tour già cominciato. Fu una batosta: Miličević aveva contribuito in modo significativo al suono distintivo dei Thirty Seconds to Mars da “A Beautiful lie” in poi, per oltre un dececennio. Come liquida Jared Leto la faccenda, a distanza di sei anni? Con queste parole: “La verità, nel caso in cui qualcuno lì fuori fosse un po’ confuso, è che la band siamo sempre stati io e mio fratello. Abbiamo avuto collaboratori incredibili, ma il nucleo, il cuore dei Thirty Seconds to Mars, è quel legame che condividiamo come fratelli”.
Capitolo chiuso, dunque. Non è un caso che oggi Leto presenti “It’s the end of the World but it’s a beautiful day” come “un nuovo inizio”: “Nel processo di realizzazione della copertina dell’album avevo inizialmente realizzato dei dipinti rinascimentali utilizzando l’intelligenza artificiale. Erano stupendi, terrificanti e belli. Questo è successo più di un anno fa. Poi, però, li ho cestinati. Dall’anno scorso ho iniziato a scattare fotografie al cielo, ogni giorno per dodici mesi, come se fosse un piccolo progetto artistico. Siamo passati da una cosa oscura, strana e sorprendente a una cosa semplice, bella e familiare come il cielo. Il titolo dell’album è ‘It’s the end of the World but it’s a beautiful day’ e ho pensato: ‘Cosa c’è di più bello di qualcosa di cui spesso ci dimentichiamo, che possiamo ammirare semplicemente alzando lo sguardo?’”, spiega il cantante a proposito del concept dell’album. Jared ha cominciato a parlare dell’ideale successore di “America” nel 2021, quando in un’intervista concessa al New Musical Express rivelò di aver scritto 200 tracce per il nuovo disco dei Thirty Seconds to Mars: all’epoca disse che insieme a suo fratello Shannon stavano aspettando l’occasione giusta per pubblicarlo. Lo scorso anno tornò a parlare di nuova musica dei Thirty Seconds to Mars, rivelando di avere sufficiente materiale “per due, forse tre” album. La lunga attesa è terminata infine lo scorso maggio, quando i Thirty Seconds to Mars hanno pubblicato il primo singolo ufficiale di “It’s the end of the World but it’s a beautiful day”, “Stuck”, prodotto direttamente dai fratelli Leto, seguito da "Life is beautiful", "Get up kid", "Seasons" e "World on fire".
I due brani hanno rappresentato un antipasto abbastanza verosimile dell’album: gran parte del materiale contenuto in “It’s the end of the World but it’s a beautiful day” è stato ispirato dalla musica elettronica degli Anni ’70 e ’80. “Penso che sia una delle cose migliori che abbiamo mai fatto in tutta la nostra vita. Ne vado orgoglioso”, ha detto Jared Leto in una lunga intervista concessa a Forbes. Le canzoni, dalla stessa “Stuck” a “Avalanche”, da “Life is beautiful” a “Lost these days”, da “Seasons” a “Midnight prayer”, sono nate principalmente durante il lockdown. Che per i Thirty Seconds to Mars è stato - le parole sono le loro - “una benedizione”. Jared Leto, che negli ultimi cinque anni ha recitato in cinque film (“The Outisder” di Martin Zandvliet, “Fino all’ultimo indizio” di John Lee Hancock, “Justice League” di Zack Synder, “House of Gucci” di Ridley Scott e “Morbius” di Daniel Espinosa) e una serie tv (“WeCrashed”), ha (ri)trovato il tempo per dedicarsi alla scrittura di canzoni: “Il lockdown è stata un’opportunità per fermarci, ascoltare e imparare. Abbiamo iniziato a scrivere molto: ‘Cerchiamo di rendere produttivo questo confinamento forzato’, ho detto. Avevo bisogno di quel tempo. È stato un dono, per noi”, spiega Jared Leto.
Il titolo del nuovo album rimanda anche al contrasto tra la crisi e quella bellezza che può essere trovata nelle situazioni più difficili. Un tema che si riflette nei testi delle canzoni contenute nell’album, che sono un inno alla determinazione ritrovata e alla voglia di continuare, nonostante tutto, a lasciare il segno e a portare avanti un’avventura musicale che negli ultimi vent’anni - tanti quanti ne sono passati dal debutto con l’eponimo “30 seconds to Mars” del 2002 - ha fatto appassionare milioni di fan in tutto il mondo. Quelli che ora Jared e Shannon si preparano a ritrovare, con le date del tour con il quale presenteranno “It’s the end of the World but it’s a beautiful day”: al momento il calendario prevede tappe solo negli Usa, sui palchi di festival come l’Austin City Limits o il When We Were Young del 21 e 22 ottobre a Las Vegas. Ma sul sito di Universal è comparso un indizio che non è passato inosservato ai fna italiani: acquistando il cd o il vinile di “It’s the end of the World but it’s a beautiful day” sullo shop ufficiale della casa discografica si potrà accedere alla prevendita dei biglietti del prossimo concerto in Italia dei Thirty Seconds to Mars, che sarà annunciato a breve. L’attesa sta per terminare.