Max Pezzali al Circo Massimo: la regola della hit non sbaglia mai
"Astronave Max" era il titolo di un suo album del 2015, peraltro l’ultimo della sua carriera - salvo clamorose sorprese - a riscuotere un discreto successo nelle classifiche prima che la rivoluzione dello streaming tagliasse fuori dal mercato discografico quelli della sua generazione. Un’astronave sembra anche il carrozzone arrivato al Circo Massimo, piombato nel cuore della Capitale non da un’altra galassia, ma da un’epoca passata. Per puntare al futuro. Quando alle 19.30 Albertino, Fargetta, Molella e Giorgio Prezioso si presentano sul palco, sembrano quasi degli alieni primitivi: non sono esattamente producer di tendenza, ma quattro icone della consolle che danno il benvenuto alla folla facendo rivivere con un dj set il periodo d’oro di Radio DeeJay, tra la fine degli Anni ’80 e i primi Anni ’90, quelli in cui il sogno degli 883 - con Pier Paolo Peroni e Claudio Cecchetto a muovere i fili da dietro - prese forma. La voce di Corona in “The rhythm of the night” di Corona, direttamente dal 1993, sblocca ricordi. Così come il ritornello di “Everybody everybody” dei Black Box, dal 1990, o quello di “The summer is magic” dei Playahitty, dal 1994. I giovanissimi della Generazione Z non possono capire: all’epoca non erano neppure nati e quel periodo l’hanno vissuto solamente attraverso i racconti. Ma i genitori e gli zii sì: questa è la loro festa e vogliono godersela tutta. “È come se si tirassero le fila di tanti anni della mia storia: volevo tracciare una linea che mi collegasse al mio passato”, racconta nel frattempo Max Pezzali nel backstage, presentando il suo “Circo Max”, il festival “ad personam” che ieri sera - almeno per ora - ha chiuso un tour partito lo scorso anno con i due show a San Siro davanti a 120 mila spettatori e per il quale sono stati venduti complessivamente 520 mila biglietti.
A 55 anni il cantautore di Pavia al Circo Massimo - diventato ufficialmente, al netto delle polemiche, leggi alla voce Travis Scott, il nuovo must per gli artisti che intendano celebrare come si deve i propri successi - si gode lo status di classico e indica la via ai colleghi della sua generazione. Il futuro? Bisogna cercarlo nel passato. “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, la prima canzone in scaletta, sposta le lancette del tempo indietro di trentuno anni: è il fiore all’occhiello di un repertorio da far invidia, che Pezzali - il Circo Massimo ha anzitutto un “valore affettivo”, per lui che nella prima metà degli Anni Duemila si è ritrovato per motivi di cuore ad essere adottato dalla Capitale, alla quale nel 2019 dedicò anche "In questa città" - fa rivivere davanti ai 56 mila spettatori accalcati nell’antico stadio romano. Le banconote da diecimila lire, i tappetini nuovi e gli Arbre Magique, le birre scure, le sale giochi, i radioloni sempre a palla, il subwoofer che sembra esplodere, i 501 a vita altissima, immagini iconiche dell’epoca riprodotte sul maxischermo alle spalle del palco: è tutto un gigantesco “come eravamo”. E pazienza che sul palco Mauro Repetto non ci sia, come invece nei due show a San Siro dello scorso anno che segnarono la reunion del duo (il 19 settembre pubblicherà l’autobiografia “Non ho ucciso l’Uomo ragno. Gli 883 e la ricerca della felicità”, raccontando il suo punto di vista sullo scioglimento): i suoi balletti rivivono nei ricordi del pubblico, che si scatena sotto il palco. È pura operazione nostalgia. In tutto. Anche nei visual, realizzati da Sergio Pappalettera, autore delle iconiche copertine in stile pop art degli album degli 883. “Prima del Circo Massimo non farò uscire né un singolo né un disco. L’attività discografica ora non rappresenta una priorità. Mi domando: c’è spazio, oggi, per un nuovo album di Max Pezzali? È vero che ho venduto centinaia di migliaia di biglietti con questo tour, ma la gente è interessata ad ascoltare qualcosa di nuovo da me?”, aveva detto lo scorso maggio la voce di “Sei un mito”, presentando lo show.
Dietro la monetizzazione della nostalgia, più che della rassegnazione, c’è dell’imprenditorialità. Pezzali lascia fuori dalla scaletta tutti i pezzi più recenti - ad essere onesti, passati totalmente inosservati: sapevate che nel 2020 ha pubblicato un nuovo album di inediti, il ventesimo della sua carriera, “Qualcosa di nuovo”? - e canta solo le hit. Dando al pubblico ciò che il pubblico vuole: “S’inkazza”, “Come deve andare”, “Ti sento vivere”, “Lo strano percorso”, “Sei un mito”, “Gli anni”, “Nessun rimpianto”, “Una canzone d’amore”, “Come mai”, “Eccoti”, “Nord Sud Ovest Est”. This is Max Pezzali, per citare Spotify. Il concerto è un karaoke collettivo, un “best of” di una carriera trentennale che approderà anche in tv il 7 settembre, su Canale 5. La canzone più nuova presente in scaletta - se si escludono quelle degli ospiti - è “L’universo tranne noi”, con i quarantenni che si filmano con la fotocamera interna del cellulare mentre cantano insieme. Non esattamente una hit delle ultime stagioni, ma un singolo di dieci anni fa. “Cos’ho in più rispetto ad altri colleghi della mia generazione? Forse si è creata una sorta di tempesta perfetta per cui credo che le mie canzoni di quel periodo oggi siano considerate rappresentative di un momento collettivo. Ho raccontato un tempo. E quando pensi a quel tempo, pensi alle mie canzoni”, rifletteva Pezzali dietro le quinte, prima di indossare i panni del maestro di cerimonie che all’occorrenza si riscopre anche funambolo capace di attraversare le generazioni, la storia del costume e quella della musica pop tricolore, portando la provincia al centro. Quella provincia che in fondo è rimasta più o meno la stessa di trent’anni fa. Ne sa qualcosa Riccardo Zanotti, il primo ospite a raggiungere l’ex 883 sul palco, che con i suoi Pinguini Tattici Nucleari l’ha raccontata meglio di chiunque altro, tra i protagonisti di nuova generazione: “Noi come gli 883? Forse è vero: come loro elogiamo la normalità. Max è un amico, ci considera fratelli minori”, ha detto il cantautore bergamasco, con il quale Pezzali canta “Rotta per casa di Dio” e “Giovani Wannabe”. Dopo di lui arrivano - nell’ordine - Dargen D’Amico (per un duetto su “La regola dell’amico” e "Dove si balla"), gli Articolo 31 (con Ax cantano “Sempre noi”: “Ci unisce una tamarraggine di fondo. Entrambi siamo stati trattati male dagli snob”, spiega Pezzali), Colapesce Dimartino (“Bella vera”, “Nella notte”), Lazza (“Gli anni”), Gazzelle (“La dura legge del gol”) e Paola & Chiara (le due sorelle Iezzi, che esordirono come coriste degli 883 e si sono riunite ufficialmente lo scorso anno a San Siro sul palco di Pezzali, cantano con Max “Nord Sud Ovest Est” e “Tieni il tempo”): con qualcuno Pezzali ha condiviso un pezzo di strada, altri gli devono la carriera, altri ancora si ispirano agli 883 in maniera diretta.
“Come mai” fa partire gli ideali titoli di coda della serata: “Le notti non finiscono all'alba nella via” resta una delle più iconiche opening lyric in una canzone italiana. Fu anche grazie a “Come mai” che l’album “Nord Sud Ovest Est” nel '93 vendette oltre 1,3 milioni di copie, quando i dischi si vendevano davvero, prima che internet cambiasse tutto. C’è ancora fiato per qualche altro coro, nei polmoni dei 56 mila: “Il grande incubo”, “Non me la menare”, “Te la tiri” e “6 uno sfigato” fanno proseguire la festa, prima del finale di “Con un deca”, tra gli applausi scrocianti del pubblico. “Dopo trent’anni di carriera, non pensavo che un successo del genere fosse possibile. Credo che mi renderò conto di ciò che sta succedendo solo tra molto tempo”, si emoziona Pezzali. Intanto si gode la rinascita. E la rivincita. Quella di uno sfigato, un ragazzotto di provincia senza il physique du role della popstar, che ha fatto della genuinità delle sue canzoni la chiave del suo successo. All’epoca erano snobbate dalla critica, che venendo dalla stagione del grande cantautorato non poteva certo essere entusiasta di quel mondo poco profondo e superficiale, attento solo agli amori e alle amicizie, della provicia (eppure un verso come “Tappetini nuovi, Arbre Magique” è puro zeitgeist: lo spirito del tempo di quegli anni). Oggi suonano come capolavori pop: “Ho colto tratti che mettevano in comunicazione le persone tra di loro. Un momento preciso e limitato nel tempo, ma che è diventato universale anche per chi è arrivato dopo”, esulta Max.
SCALETTA:
"Hanno ucciso l'Uomo Ragno"
"S'inkazza"
"Rotta per casa di Dio" (con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari)
"Giovani wannabe" (con Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari)
"La regola dell'amico" (con Dargen D'Amico)
"Dove si balla" (con Dargen D'Amico)
"Come deve andare"
"L'Universo tranne noi"
"Ti sento vivere"
"Lo strano percorso"
"Sempre noi" (con gli Articolo 31)
"Domani smetto" (con gli Articolo 31)
"Sei un mito"
"La regina del celebrità"
"La lunga estate caldissima"
"Bella vera", "Musica leggerissima", "Nella notte (con Colapesce e Dimartino)
"Gli anni" (con Lazza)
"Cenere" (Lazza)
"Nessun rimpianto"
"Una canzone d'amore"
"Come mai
Medley: "Nient'altro che noi/Eccoti/Io ci sarò/Se tornerai"
"Quello che capita"
"Il grande incubo"
"La dura legge del gol" (con Gazzelle)
"Destri" (con Gazzelle)
"L'ultimo bicchiere"
Medley: "Non me la menare/Te la tiri/6 uno sfigato
"Nord Sud Ovest Est" (con Paola e Chiara)
"Tieni il tempo" (con Paola e Chiara)
"Con un deca"