Le (inaccettabili) falsità e distorsioni su Roger Waters

La vicenda delle ultime settimane non è soltanto surreale, ma pericolosissima: l'approfondimento
Le (inaccettabili) falsità e distorsioni su Roger Waters
Credits: Luigi Rizzo / Concessione in uso a Rockol

Si può non essere d’accordo con quello che Roger Waters dice e fa. Si può dissentire, ci si può addirittura opporre, ed è giusto e lecito, direi addirittura necessario che ci siano persone con idee e opinioni diverse dalle sue. Ma non si possono dire, per dissentire da Waters, cose sbagliate e clamorosamente false. Ed è addirittura incredibile e inaccettabile che non ci si limiti più soltanto a dissentire o a opporsi a Waters, ma si distorca la realtà per metterlo sotto accusa, per metterlo più in cattiva luce di quanto non faccia lui stesso, spesso e volentieri. La vicenda che lo vede coinvolto nelle ultime settimane non è soltanto surreale, ma pericolosissima.

I fatti

Waters da anni propone nei suoi concerti delle parti di “The Wall”, opera fondamentale della cultura del Novecento. No, lo devo scrivere in maiuscolo, sennò magari qualcuno lo legge svogliatamente, di fretta, e potrebbe non capire: OPERA FONDAMENTALE DELLA CULTURA DEL NOVECENTO. Non un semplice album rock, non un prodotto della musica di consumo, ma un capolavoro nel quale si fondono musica, poesia, politica, critica sociale, divertimento e arte. Quando è in concerto Waters in alcune parti in cui riprende i brani di “The Wall” indossa gli abiti del personaggio della versione cinematografica dell’opera, Pink, che, prigioniero della sua follia, rinchiuso dentro al suo muro, immagina di tenere un concerto che, riporto da Wikipedia, “nella sua mente assume la forma di un raduno nazista nel quale egli è il leader che arringa le masse dal palco. Ormai al culmine della pazzia, Pink immagina scorribande di squadre naziste e martelli che al suo comando marciano al passo dell'oca finché, in un attimo di lucidità, si sottopone a un processo nel quale tutti i personaggi significativi della sua vita, rappresentati come grottesche creature, lo accusano delle sue infamie: al termine, il giudice Verme sentenzia l'abbattimento del muro, riesponendo così Pink al mondo reale”.

Le distorsioni

Ho riportato il testo di Wikipedia unicamente per dire che chiunque volesse informarsi su “The Wall” potrebbe, in pochissimi istanti, cliccando sul proprio cellulare, farlo. Cosa che non hanno fatto quei cittadini berlinesi che, vedendo le immagini del concerto, hanno protestato accusando Waters di apologia del nazismo perché si è presentato in scena, il 17 maggio proprio a Berlino, “vestito in modo simile”. Cosa che non hanno fatto i responsabili della polizia di Berlino che hanno detto, come riportano le agenzie di stampa: “Stiamo indagando sul sospetto di incitamento all'odio pubblico perché gli abiti indossati sul palco potrebbero essere usati per glorificare o giustificare il dominio nazista. E una volta completata la procedura, la trasmetteremo al pubblico ministero per una valutazione legale finale".

Cosa che, e questo è assai preoccupante, non hanno fatto nemmeno i giornalisti di mezzo mondo riportando la notizia, limitandosi a dire che gli abiti di Waters non avevano alcun simbolo nazista. Nemmeno quando la cosa si è andata ingigantendo fino a coinvolgere il Dipartimento di Stato statunitense che ha detto, come abbiamo riportato anche noi di Rockol, attraverso Deborah Lipstadt, responsabile per l’amministrazione Usa per il monitoraggio e la lotta all’antisemitismo,  che lo spettacolo di Waters contiene “una spregevole distorsione dell’Olocausto”. Commento al quale si è aggiunto quello di Katharina Von Schnurbein, coordinatrice della commissione europea per la lotta all’antisemitismo, che si è detta “nauseata e disgustata” dallo spettacolo berlinese di Waters.

La polemica

Entrambe, ovviamente, non sanno granché di “The Wall”. E hanno già dimenticato, è più probabile che non lo sappiano affatto, che per celebrare la caduta del muro di Berlino, otto mesi dopo il suo crollo, nel 1990 “The Wall” venne rappresentato in un grande concerto proprio a Berlino, in Potsdamer Platz, davanti a 350.000 persone, non solo senza alcuna polemica, ma con grande e planetario entusiasmo.
La polemica non è destinata a spegnersi, anche se Waters, padre comunista, morto ad Anzio combattendo contro i nazisti nella Seconda Guerra Mondiale, ha qualche giorno fa ha rilasciato una lunga intervista a Double Down News nel quale spiega e racconta quello che fa, come lo fa e perché lo fa.
Basta girare in rete e vedere come la notizia sia già stata distorta, per moltissimi siti Waters è andato in scena a Berlino vestito da nazista. E non finirà nemmeno la polemica sul suo presunto antisemitismo, dovuto al fatto che nel concerto nella stessa lunga lista di persone uccise dalla violenza del potere che si vede durante il concerto, ci siano sia i nomi di Anna Frank, uccisa dai nazisti, che quello della giornalista Shirin Abu Akleh uccisa, come afferma l’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite dopo un’inchiesta, da un colpo sparato dall’esercito israeliano a Jenin lo scorso anno, mentre né nel concerto né nelle sue interviste Waters parla delle vittime civili e innocenti dei terroristi palestinesi. 

Perché bisogna difendere Roger Waters e "The wall"

Non c’è bisogno di essere d’accordo con Waters per difenderlo. Si possono pensare cose diverse dalle sue sull’occupazione israeliana dei Territori palestinesi in Cisgiordania. Si possono avere opinioni diverse dalle sue sulla guerra in Ucraina, e anche, volendo, sullo scioglimento dei Pink Floyd. Si può pensare anche che “The Wall” non sia, come scritto sopra in maiuscolo, un’opera fondamentale della cultura del Novecento. Ma non si può, di certo, stravolgere il senso e il significato di un’opera, “The Wall” appunto, che è contro ogni forma di totalitarismo, persino quello educativo, come cantiamo tutti quando intorniano “Another brick in the wall” urlando “Teacher, live them kids alone”.

No, non bisogna dare spazio alla distorsione della realtà per altri fini, non bisogna permettere che qualcuno, come è stato cercato di fare a Francoforte, possa addirittura impedire a Waters di fare i suoi concerti. E’ follia, è ignoranza, è cecità. E’ l’anticamera di una cosa che si chiama censura.  E’ il mondo della post-verità, in cui tutto è vero, basta pubblicarlo su un social, basta metterlo online. Qualcuno potrebbe dire che Charlie Chaplin nei panni del Grande Dittatore faceva apologia del nazismo, qualcuno potrebbe dire che il nostro bravissimo attore Massimo Popolizio abbia fatto apologia del fascismo perché ha vestito i panni di Mussolini in “Sono tornato”.

Tra un po’ ci diranno che i Beatles erano reazionari, che Dylan era un sodale del Ku Klux Klan, e qualcun altro ci crederà. Come diventerà vero che Waters, nel 2023, faceva concerti vestito da nazista, perché quello che viene pubblicato online non scompare, anzi viene disseminato continuamente. E perché nessuno andrà mai a controllare se è vero, nessuno vedrà il film di Alan Parker o ascolterà il disco dei Pink Floyd per verificare.
E scoprire che The Wall è una grande opera contro il nazismo e ogni forma di repressione. E che il fatto che Waters la proporrà ancora in concerto è un bene. 
 

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