Robert Cray: non solo blues e tecnica ma una musica che piace

Il chitarrista americano con la sua immancabile band torna in Italia per un live a Milano 4 giugno
Robert Cray: non solo blues e tecnica ma una musica che piace

I numeri che accompagnano Robert Cray sono più simili a quelli di una popstar piuttosto che a quelli di un bluesman: 5 Grammy Award, 15 nomination, venti dischi pubblicati con milioni di copie vendute in tutto il mondo e migliaia di concerti sold out, senza considerare le cifre delle piattaforme di streaming. A questo poi si aggiungono le tante collaborazioni con altre stelle del rock. È stato sul palco di Rolling Stones, Tina Turner (nel tour di “Break Every Rule”), Eric Clapton e Keith Richards (che l'ha voluto nella band di supporto a Chuck Berry per lo show e film "Hail! Hail! Rock'n'roll").

Robert Cray è un ottimo chitarrista, nato nel 1953 a Colombus, in Georgia, cresciuto con altri quattro fratelli, ha affinato la sua passione musicale ascoltando i grandi giganti del blues, con cui poi si è ritrovato giovanissimo a suonare. La sua chitarra si è intrecciata con quella dei maestri come Albert Collin, Buddy Guy, B.B. King e John Lee Hooker (con cui ha suonato in parecchi album).

Il suo approccio con la sei corde inizia nel 1965, mentre la carriera discografica si avvia con il primo album "Who's Been Talkin'" registrato nel 1978 ma pubblicato nel 1980. Da allora la Robert Cray Band, con una formazione dinamica, ha realizzato ininterrottamente dischi, ha messo in cantiere tutte le collaborazioni di cui sopra ed ha guadagnato i prestigiosi premi.

La figura del musicista è del tutto particolare, sia per il suo stile chitarristico, sia per le scelte stilistiche, entrambe derivanti dalle proprie passioni e radici musicali. È cresciuto infatti ascoltando sia il rock che il blues e soprattutto quelle contaminazioni tipiche di fine anni 60 primi/metà 70, chitarristi come Hendrix, Clapton e altri. Allo stesso tempo da ragazzino si “diverte” a suonare sui dischi di Miles Davis e Ray Charles gradendo e ispirandosi pure ad artisti soul. Il suo primo contatto con il blues più rigoroso avviene a 18 anni ascoltando quelli che poi diventeranno suoi maestri nel mondo delle 12 battute “pure”.

" Mi piace veramente suonare con Robert. È davvero notevole, e il fatto di averlo vicino mi stimola.
Non hai tempo per riscaldarti o per qualcos'altro perché lui è lì ed è meglio essere pronti"
Eric Clapton, Guitar World, Luglio 1991

Tutti questi elementi stilistici confluiscono nella personalità artistica e tecnica di Robert Cray. Con il suo suono, la sua musica, il suo stile ha contribuito alla modernizzazione del blues avvenuta negli anni ’80. Quello del chitarrista americano è un suono urbano ma mischiato con le morbidezze del soul, le ritmiche del R&B, le sfumature pop e un sottofondo rock. In tal modo il chitarrista, dal tocco elegante e mai esagerato, ha un ampio bacino di ascoltatori, potendo pescare, in primis, tra i puristi e gli appassionati di blues ma anche tra gli amanti del rock e del pop.

"Il blues mi piace, però c'è anche dell'altro in ciò che facciamo - gospel, soul, R&B, in qualunque modo vogliate chiamarlo. L'etichetta blues mi faceva diventare matto, ma adesso non importa affatto come venga chiamato, fin tanto che piace alla gente e che le persone l'ascoltano"
Robert Cray Guitar Player, Febbraio 1986

Il suo stile non è di quelli pirotecnici, preferendo la scrittura alla tecnica, non vuole stupire “con effetti speciali” ma punta piuttosto all’essenza e all’anima del suono, del messaggio del blues, senza tuttavia quella drammaticità “storica” che a volte ha accompagnato i grandi bluesman del passato.

Sono queste scelte, queste caratteristiche che portano Robert Cray nel mainstream, facendogli vendere, ma con grande coerenza artistica, milioni di copie contro le poche centinaia di migliaia di tanti suoi colleghi bluesman.

Il questi oltre 40 anni di carriera il musicista della Georgia ha sempre mantenuto fede a se stesso, pubblicando album di buon/alto livello, conquistando il pubblico con concerti molto apprezzati, in cui le sue abilità tecniche emergono e si accompagnano a una band formata da elementi di grande qualità. Da segnalare che non è mai “uscito” live a suo nome ma sempre come The Robert Cray Band, ogni volta diversa ma sempre sotto il “cappello” di band.

Il 4 giugno Robert Cray e band tornano in Italia per un live alla Santeria Toscana 31 di Milano (inizio concerto ore 21 biglietti su Ticketone). Mancava dal nostro paese dal luglio del 2015. Negli anni scorsi è stato protagonista al Pistoia Blues Festival dove ha suonato nel 2010, nel 2005 e nel 1989 (per la sua prima apparizione in Italia) Nel 2006 è stato anche ospite del Lucca Summer Festival.

Torna a Milano dopo che si era esibito nel capoluogo lombardo in quella fantastica esperienza che fu, all’Arco della Pace, il Milano Blues Festival (erano quelli anni in cui il blues godeva nel nostro paese di ottima salute).

 

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