Lo "Shadow kingdom" di Bob Dylan
E' una delle pubblicazioni più strane della discografia di Bob Dylan , che di cose strane ne contiene parecchie. È "Shadow kingdom", album tratto dal livestream di due anni fa. È il primo album di nuove incisioni da "Rough and rowdy ways" (2020), ma non di nuove canzoni - si tratta di auto-cover, di rielaborazioni di "early songs" .
Tutto è strano, in "Shadow kingdom", che fu un gran video e contiene grande musica. Non un film-concerto, quanto una serie di performance concettuali che sembrano uscite da un film di David Lynch o da una puntata di "Twin Peaks": fumo negli occhi in un locale d'altri tempi, immagini in bianco e nero di gente che ascolta la musica quasi con disinteresse, ogni tanto balla. Una band è fatta di figuranti "Masked and anonymous": i musicisti con la mascherina (eravamo pur sempre in pandemia), a differenza degli astanti, che invece fumano sigarette su sigarette, in giacca e cravatta e cappelli.
La musica
Grande musica, dicevamo: una scaletta di canzoni che Dylan non suonava da tempo, rivisitate con uno stile vicino all'ultimo "Rough and rowdy ways": un sound tra blues e folk, basato su chitarre, contrabbasso e fisarmonica. Gemme come una versione minimale di "Tombstone blues" (che non veniva suonata da 15 anni) o una versione folk di "Queen Jane Approximately" (8 anni di assenza dalle scalette). Su tutte, due rivisitazioni-capolavoro: "What Was It You Wanted" da "Oh mercy" (la canzone più recente in scaletta, 1989, non proprio una "early song" come da concept, ma non veniva suonata da 26 anni) e soprattutto il classico "Forever Young", da brividi - anche questa non veniva suonata da 10 anni. Fan estasiati dalle scelte delle canzoni, e dagli arrangiamenti, a giudicare dalle reazioni del tempo. Non vediamo l'ora di riascoltarle.
Il film
A farsi notare - e a spiazzare - è stato lo stile di quello che era più un film che un concerto, e che tornerà assieme all'album: sarà acquistabile e noleggiabile in digitale. Dietro la macchina da presa Alma Har'el, che in precedenza aveva lavorato con band di tutt'altra storia, come i Beirut e i Sigur Ros. Il film, più che un classico concerto in digitale, fu una performance fuori dal tempo, spiazzante e volutamente piena di contraddizioni, come è la stessa musica di Dylan, con momenti di fantastica assurdità, come quando Dylan canta "Il'be your baby tonight" affiancato due donne che sembrano fargli da guardiaspalle mentre guardano fiere in macchina, e gli tolgono la polvere dalla giacca.
Dal vivo?
50 minuti che dal vivo non erano: tutto pre-registrato, una band di non suonatori, presto identificata dai fan: Alex Burke, Buck Meek e Joshua Crumbly alle chitarre, Shahzad Ismaily (fisa) and Janie Cowan (contrabbasso). Sia quel che sia, nel film tutto sembrava non solo fuori dal tempo, ma anche un po' fuori sincrono, con scarti temporali, tra una canzone e l'altra, con ogni performance ambientata in una parte diversa del locale. Nella versione originale, in studio, hanno suonato giganti come T-Bone Burnett, Don Was e Greg Leisz - almeno pare, perché l'album non sembra contenere crediti.
Due anni fa chiudevamo la nostra recensione augurandoci che "Shadow kingdom" venisse pubblicato come album: stranamente, ci sono voluti ben due anni, ma finalmente eccoci di nuovo nel regno delle ombre musicali di Bob Dylan