La Sirenetta: chi ha bisogno dei remake Disney?
C’è una storia raccontata sui social e un’altra dal botteghino: entrambe riguardano i remake live action dei classici d’animazione Disney.
Dall’uscita di “Cenerentola” di Kenneth Branagh (2015) all’arrivo questa settimana in sala di “La Sirenetta” di Rob Marshall sono stati realizzati una quindicina di rifacimenti di classici animati del canone Disney. Pellicole plasmate sulla controparte animata, con attori in carne e ossa o animali realizzati in computer grafica in uno scenario fotorealistico.
In sé, questo approccio non è una novità. Disney infatti ha una lunga storia di titoli live action di accompagnamento ai suoi classici animati. Anche prima del 2015 si realizzavano film come “La carica dei 101”, titolo ricordato per l’iconica interpretazione di Glenn Close nei panni di Crudelia. Dopo un grande successo di pubblico e botteghino, se la produzione di un film con attori e animali in carne e ossa era fattibile senza costi troppo elevati, la Casa del Topo raramente si è sottratta alla possibilità di girare rifacimenti e revival.
La nuova era del remake live action Disney
Dal 2015 però qualcosa è cambiato. Da titoli occasionali realizzati sporadicamente per prolungare un successo di botteghino, gli adattamenti live action dei film d’animazione Disney sono diventati un appuntamento fisso, con un calendario accuratamente pianificato per garantire ogni anno almeno un paio di titoli nelle sale. Tra le tante proposte di Disney in merito ci sono almeno un paio di distinzioni da fare riguardo alla natura di questi film.
La prima riguarda la centralità del cast umano nella storia. Pellicole come remake di “Il re leone” (2019) o “Il libro della giungla” (2016), entrambe dirette da Jon Favreau, vedono una presenza minima di interpreti umani o la totale assenza degli stessi, in favore di animali realizzati con l’ausilio degli effetti speciali. Il progresso tecnologico di questo tipo d’animazione ha permesso di immaginare remake prima impensabili, come quelli già citati o “Il drago invisibile” di David Lowery (2016).
Un’altra distinzione da fare riguarda l’originalità della storia. Buona parte dei film prodotti visti in questo filone ripercorre abbastanza fedelmente l’originale animato di riferimento. Non solo la trama è molto simile, ma anche a livello visivo si scelgono interpreti, si realizzano costumi e si riarrangiano canzoni per stupire lo spettatore con il più alto livello di somiglianza possibile con la controparte animata.
A partire da pellicole animate del canone Disney sono stati realizzati anche spin-off o rielaborazioni dedicate a comprimari (in genere i cattivi delle pellicole), con una trama in gran parte originale. Esempi di questo tipo sono “Cruella” con Emma Stone nei panni della giovane Crudelia DeMon e i due film di Maleficent con Angelina Jolie protagonista nei panni di una Malefica meno cattiva del previsto.
Pur facendo meno clamore della controparte supereroistica di casa Disney/Marvel, questo tipo di live action è diventato uno dei pilastri su cui si reggono i Disney Studios. Viene da chiedersi perché, dato che la storia raccontata a riguardo sui social è quella di un pubblico stanco di questa serie infinita di rielaborazioni e revival, che al solo annuncio del prossimo titolo in lavorazione ha reazioni di astio e fastidio.
I live action e il primato “fiabesco” di Disney
Come già accennato però il botteghino racconta una storia differente. Questi titoli vanno discretamente bene al botteghino, riuscendo quasi sempre a ripagare i propri costi e a generare profitti diretti. Abbiamo già accennato alla questione parlando dell’utilizzo pigro delle hit pop anni ‘80 nei film e in tv. Come pubblico predichiamo bene ma razzoliamo male, confermando con la nostra attenzione e il nostro denaro la predilezione per storie già familiari ai danni di qualsivoglia novità. Insomma, se Disney continua a produrre revival di grandi classici del suo canone animato con attori in carne e ossa, la colpa è anche un po’ nostra. Ci lamentiamo di queste scelte, ma poi ci presentiamo lo stesso in sala.
Il profitto diretto però non è il solo motivo che rende Disney incline a produrre a ciclo continuo questo di tipo di film. Ci sono almeno altri due fattori da tenere in considerazione, che chiariscono come ad avere bisogno di questi film è il gigante dell’intrattenimento che li produce, ancor prima del pubblico che li consuma.
I live action Disney remake di film animati infatti sono una soluzione tampone ideale a un grande problema della Casa del Topo: mantenere il controllo sulle proprie narrazioni. È prioritario assicurarsi che la versione Disney sia quella più popolare e, per estensione, ufficiale di fiabe e racconti in alcuni casi secolari.
Cos’hanno in comune infatti “Pinocchio”, “La Sirenetta”, “Il libro della Giungla” e “La bella e la bestia”, oltre al fatto di averne visto di recente un revival con attori in carne e ossa? È semplice: pur rievocando immediatamente la versione Disney della storia, sono racconti e personaggi nati altrove.
Pinocchio è stato il burattino di Carlo Collodi prima di diventare il bambino di legno di Walt Disney. Lo studio è estremamente interessato a mantenere questo status quo. Quando si parla della Sirenetta, è quasi certo che le persone pensino alla capigliatura rosso fuoco di Ariel o alla voce cristallina di Halle Bailey, attrice afroamericana scelta tra mille polemiche per interpretarla nel film di Rob Marshall. L’importante è che il ricordo della fiaba di Christian Andersen arrivi dopo, possibilmente mai.
I remake live action fanno bene soprattutto a Disney
Non è un’egemonia culturale da poco quella che Disney ha costruito e tenta di mantenere inalterata, soprattutto avendo la consapevolezza di dove il gruppo faccia gran parte dei suoi utili. Quando si parla di Disney pensiamo subito ai film animati, magari agli studios o alla piattaforma Disney+. La realtà della Casa del Topo però è enorme e copre vari settori dell’intrattenimento, tra cui quello delle crociere e dei parchi divertimento. Proprio in questo ambito si creano gran parte degli utili del gruppo.
Le produzioni filmiche e televisive degli studios servono anche (soprattutto?) ad alimentare la voglia del pubblico di spendere parte del proprio tempo e denaro in luoghi a tema. Va da sé che mantenere un catalogo di film molto popolari in maniera transgenerazionale aumenta le possibilità che i nuclei familiari, le coppie e le comitive di amici scelgano proprio per questo motivo di trascorrere una vacanza in un parco divertimenti Disney; per provare le giostre di questo o quel film e comprare il merchandise dedicato.
Produrre revival e remake è un modo per mantenere sempre alta la popolarità delle versioni Disney di queste fiabe,anche tra le nuove generazioni. Questo è vero almeno sulla carta, ma è difficile stimare quanto siano popolari i film animati del canone Disney tra le giovani e giovanissime generazioni nate decenni dopo la loro realizzazione. Soprattutto ora che con Disney+ il canone animato è sempre a portata di click, ancor più accessibile dell’epoca d’oro delle VHS, non è così necessaria l’esistenza di un remake per garantire la popolarità di un classico Disney.
In un’epoca in cui è la familiarità a spingere le persone in sala e che le fa rimanere sul divano di casa, mantenere il controllo delle storie più note - via copyright o per primato culturale - è ancor più fondamentale.
Il canone Disney tra copyright e concorrenza
La seconda questione da tenere a mente quando si parla di live action riguarda proprio i copyright, i diritti d’immagine e di sfruttamento. È un tema delicato non solo per Disney, ma per tutti i grandi studios statunitensi, che hanno per le mani uno o più storie o personaggi iconici che a breve potrebbero tornare di pubblico dominio o libero utilizzo.
La legge sul copyright nel mondo anglosassone è sorprendentemente complessa e funziona in modo molto diverso e più restrittivo rispetto a quanto avviene in Italia. Non è un caso che sia stata proprio Disney nei decenni a lavorare attivamente per allungare la durata del copyright su un’opera, ampliando gli ambiti e le casistiche di protezione dei soggetti protetti.
Data l’epoca in cui è stata scritta una buona parte delle storie originali a cui si è rifatto il fondatore Walt Disney per i suoi classici animati, su buona parte delle storie ispiratrici non vige più il copyright. Significa che altri possono insidiare il primato di Disney. Nel 2021 per esempio abbiamo visto due adattamenti animati di “Pinocchio”: uno pressoché inguardabile di Robert Zemeckis con Tom Hanks nei panni di Geppetto, l’altro animato in stop motion da Guillermo Del Toro per Netflix e vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione.
Con lo scadere dei copyright sulle opere originali a cui si è ispirata Disney e sulle stesse versioni di Disney di quelle fonti, il rischio non è tanto quello di vedere sparire l’onda lunga dei live action, ma solo di andare incontro a più versioni della stessa fiaba firmate da studios diversi, alla ricerca di uno spiraglio per imporre la propria versione della storia e tentare di ricavare profitto diretto e indiretto dalla stessa.
Quando vedrete dunque Halle Bailey nuotare nelle acque sarde spacciate per caraibiche, quando sentirete Mahmood cantare “In fondo al mar” nei panni del doppiatore di Sebastian, ricordatevi dunque due cose. La prima è che se siete al cinema, state voi stessi mandando un segnale forte e chiaro a Disney che, pur lamentandovi, probabilmente vi presenterete in sala anche per i prossimi remake live action.
Non è il caso di sentirsi in colpa, almeno non troppo. Anche qualora le sale fossero semi-deserte il sospetto di molti esperti di settore è che questo genere di pellicola continuerebbe a venire prodotto, magari mantenendosi sui livelli qualitativi non proprio esaltanti che questo filone conosce oggi.
Oltre a essere un ottimo materiale per rimpolpare il catalogo dei servizi streaming, questi live action che nessuno vuole ma in tantissimi guardano sono un’ipoteca per assicurarsi che anche i piccoli di oggi/i grandi di domani amino le stesse storie dei loro genitori e nonni, tanto da andarle a vivere in prima persona in un parco divertimenti o in un viaggio in crociera.
Insomma, non è così chiaro per chi questi remake live action dei classici animati Disney vengano realizzati, ma è quasi certo che continueranno a tenerci compagnia per molto, molto tempo.