Sufjan Stevens tornerà mai a cantare?
In “Convocations”, il suo ultimo disco da solista, uscito nel maggio del 2021, esattamente due anni fa, non cantava una singola parola. Il suo nuovo album, in uscita questo venerdì? È la trasposizione discografica di una suite per due pianoforti, composta per un balletto. Sufjan Stevens tornerà mai a cantare? In questa fase della sua carriera il cantautore statunitense, candidato all’Oscar per la migliore canzone nel 2018 con quel gioiellino che era “Mystery of love”, presente nella colonna sonora di “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, sembra essere interessato più ad altre forme di espressione (però subito dopo l’uscita di “Convocations” si concesse un breve ritorno al cantato in “A beginner’s mind”, l’album congiunto con Angelo De Augustine). “Reflections”, frutto della collaborazione con il coreografo Justin Peck, contiene sette movimenti composti per uno spettacolo eseguito dall’Houston Ballet quattro anni fa, qui suonati dai pianisti Timo Andres e Conor Hanick.
“Reflections” è la seconda pubblicazione di Sufjan Stevens per pianoforte dopo “The decalogue” del 2019, la prima scritta per due pianoforti: “Anche se non ho mai preso lezioni - racconta lui - il pianoforte è stato il mio primo vero amore. Averne due a disposizione per una mia composizione è stata un’opportunità entusiasmante”.
Il progetto vede la voce di “Mystery of love” portare avanti le sue sperimentazioni con la vecchia passione per la musica classica: pianista e compositore autodidatta, Stevens iniziò da giovanissimo a suonare l'oboe, entrando nell’orchestra della scuola. Il cantautore ricorda di avere sempre improvvisato al pianoforte, elaborando musica che aveva sentito di sfuggita: brani di Chopin, Rachmaninov e Bach. "Ho imparato a orecchio, in modo molto rudimentale, ispirato da una vasta gamma di musica. Gran parte del lavoro che compongo è anacronistico in quanto non segue una genealogia estetica. Il tutto è una cornucopia di stili”, spiega. Questo è il caso di ‘Reflections’, dove qui e là si possono percepire accenni di Debussy, Stravinsky, Philip Glass e Bruce Hornsby.
Timo Andres è una vecchia conoscenza del musicista: il pianista si esibì come solista per Stevens già nel 2019 per “The Decalogue”. Ad affiancarlo qui c’è un altro talento della musica pianistica contemporanea, Conor Hanick, che ha all’attivo esibizioni sui palchi della New York Philharmonic, del Philadelphia Chamber Music Society e del Gilmore Festival. ‘Reflections’ uscirà su cd e vinile e come da tradizione della musica classica la partitura sarà disponibile su spartiti editi da G. Schirmer Inc./Wise Music Classical.