Il disco del giorno: Peter Gabriel, "Peter Gabriel 3"
Peter Gabriel, "Peter Gabriel 3" (Cd Virgin LC 3098)
Ecco un altro disco le cui atmosfere cupe e raggelanti non saranno probabilmente molto adatte alle festività in atto, ma come si può consigliare dischi di qualità senza includere una delle opere capitali nella musica rock? Impossibile. Questo è un lavoro che dopo più di quarant'anni anni dalla sua uscita suona ancora profeticamente attuale, e supera in creatività e audacia tutto quello che viene prodotto adesso nell’ambito pop/rock.
"Peter Gabriel 3" causò un autentico shock al momento della sua uscita nel 1980 lasciando fans e critica tramortiti dalla violenza espressiva con cui il cantante inglese usciva allo scoperto sfidando tutte le regole del mercato e mettendo a repentaglio la propria carriera con un album estremamente sperimentale. Già con il secondo disco solista Gabriel si era lasciato definitivamente alle spalle l’immagine del cantante di progressive rock ancora legata al suo passato con i Genesis; quel lavoro prodotto da Robert Fripp introduceva per la prima volta sonorità aggressive e ricche di distorsione, ma "Peter Gabriel 3" lo sopravanza di parecchio nel suo implacabile incedere che scava impietosamente nei meandri più bui della psiche umana cominciando proprio con "Intruder", che sul martellante riff della batteria filtrata di Phil Collins (anche il missaggio e la registrazione dell’album presentano caratteri davvero innovativi) vede la voce roca e insinuante di Gabriel descrivere un personaggio maligno, pericoloso, che striscia di notte nelle case per compiere atti efferati dopo aver tagliato i fili del telefono.
I testi, splendidi e carichi di un’urgenza espressiva che lo stesso Gabriel non avrebbe più ritrovato in seguito, parlano di violenza politica e torture ("Biko"), totale disorientamento ("No Self Control"), emarginazione ("Not One Of Us"), paranoia e cinismo ("I Don’t Remember"), malattie mentali ("Lead a Normal Life"), guerre ironicamente giocate tra bambini ("Games Without Frontiers") e persino dell’omicidio di Kennedy visto attraverso gli occhi di Lee Harvey Oswald ("Family Snapshot"). Un vero e proprio teatro di guerra allestito da Gabriel assieme a un team di musicisti eccellenti come Tony Levin, Larry Fast, Dave Gregory, Jerry Marotta, Morris Pert e Kate Bush. La produzione di Hugh Padgham, con le sue sonorità cavernose, elettriche e sature di risonanze inquietanti, completa il tutto.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
