Il disco del giorno: David Lang, "The passing measures"
David Lang, "The Passing Measures" (Cd Cantaloupe CA 21003)
I compositori americani giunti sulla scena dopo l’avvento del minimalismo hanno metabolizzato quell’esperienza estetica aggiungendovi l’influenza di autori europei come Andriessen e Messiaen; questo si nota in particolare nell’utilizzo del tempo, considerato da loro un parametro a tutti gli effetti, esattamente come le note o l’orchestrazione. Il musicista calcola all’interno dello scorrere temporale interventi, silenzi, contrasti dinamici, volumetrie, rapporti tra masse sonore, dosando con l’abilità di un farmacista tensioni e risoluzioni, in modo da tenere sempre desta l’attenzione degli ascoltatori.
David Lang appartiene a quel gruppo di musicisti riuniti attorno al progetto intitolato Bang on a Can; generalmente la loro musica è aggressiva, carica di influenze rock e funk, sparata a volumi altissimi, ma David possiede anche un lato più segreto della propria personalità artistica, maggiormente incline alla riflessione e a meditare su pochi elementi, scomponendoli in mille prospettive acustiche diverse, spesso svolte lungo archi temporali assai ampi; "The Passing Measures" è uno dei suoi capolavori.
Il modello di riferimento è un’altra grande partitura contemporanea, "De Tijd" di Louis Andriessen: un immenso "Adagio" di oltre quarantacinque minuti, che sviluppa con lentezza da ghiacciaio una progressione di accordi utilizzando un continuum sonoro in cui brillano iridescenze armoniche infinite in una dimensione di assoluta staticità allo stesso tempo sobria e monumentale. Le stesse caratteristiche si ritrovano nella composizione di Lang, ma l’armonia utilizzata è assai meno cromatica, seppur continuamente sporcata dal suono di incudini sfregate con bacchette di metallo che portano un sapore «industriale» e conducono l’atmosfera del brano più in direzione di New York che dalle parti del Paradiso dantesco (come era invece per Andriessen).
Il coro, che continuamente invia al pubblico onde che si avvicinano e si ritraggono, fa da contrappunto alla melodia infinita sostenuta dai violoncelli nel registro acuto per oltre quaranta minuti senza interruzione (con grande sforzo dei poveri strumentisti). Ammirevole l’esecuzione del Birmingham Contemporary Music Group diretto da Paul Herbert. Un disco che necessita di molta attenzione, ma anche in grado di portarvi in un luogo dalle coordinate sconosciute, dove è bello perdersi.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
