Don Joe: “Spazio agli emergenti, sono loro il futuro dell’urban”
“Don Dada”, ascoltabile nella sua interezza da oggi, giovedì 13, non è solo il suo nuovo album, ma è una dichiarazione di intenti. Una finestra sul futuro del suo percorso. Il produttore milanese Don Joe, uno dei padri del genere urban e rap anche grazie alla sua militanza nei Club Dogo, ha trascinato dentro il suo mondo e sulle tracce una valanga di artisti: Boro Boro, Nicola Siciliano, Guè, Joan Thiele, Vale Pain, Kid Yugi, Sacky, Vettosi, Uzi Lvke, Fasma, Vion, Mikush, Medy, RollzRois, Less Torrance, Jake La Furia, Slings, 18k, Ernia e Neima Ezza.
“Se escludi alcuni nomi, la maggior parte di quelli che ho scelto sono giovani talenti – racconta il produttore - sono sempre stato attento a ciò che accade nel mondo della musica, come artista, ma anche come talent scout. Questo progetto è diverso da ‘Milano soprano’, il disco precedente: in quello tutto ruotava attorno alla città di Milano, qui invece no, si va oltre. Ad accomunarli, in qualche maniera, c’è la volontà di mischiare nuova e vecchia scuola, ma a questo giro la bilancia pende molto di più verso la nuova scuola”. Don Joe sente, giustamente, sulle spalle una responsabilità. “Tanti ragazzi mi scrivono e mi dicono: ‘tu che sei uno dei papà della scena perché non fai qualche cosa per le nuove generazioni?’ – continua – mi sono sempre messo in gioco con nuove leve, ma in effetti è giusto osare ancora di più. Dopo che un produttore fa un producer album in cui sulle proprie tracce chiama a raccolta tanti big, è giusto che poi volga lo sguardo altrove. Anche perché dico una cosa che sappiamo tutti: fare un disco con tanti big è complicatissimo e stressante perché ognuno di loro, giustamente, ha i suoi tempi e le sue dinamiche. Fare musica con dei ragazzi invece è più veloce, divertente e paradossalmente, ora come ora, più stimolante”.
Luigi Florio, questo il suo vero nome, inizia la sua attività musicale negli anni ’90 quando, grazie al fratello, si appassiona all’hip hop. Nei primissimi anni 2000, insieme a Guè Pequeno e Jake La Furia, fonda i Club Dogo, un gruppo cardine del rap italiano, producendo un totale di sette album. In parallelo Don Joe continua sempre la sua carriera da solista realizzando dischi e innumerevoli tracce. La copertina del nuovo lavoro discografico è un’illustrazione realizzata ad hoc da Gianpiero, designer e creator di fama internazionale, che ha dato il suo personale contributo alla produzione di un nuovo immaginario figurativo. Dalla mente dei due si è sviluppato tutto il viaggio di “Don Dada”, il titolo omaggia il mondo reggae, ampliando gli orizzonti, anche di immagine, del disco.
“La parola ‘sperimentazione’ ha sempre contraddistinto la mia carriera – conclude il produttore arrivo da una generazione in cui i mixtape erano centrali e non si vedeva l’ora di sapere quali artisti avrebbero preso parte al successivo progetto. Con ‘Don Dada’ ho provato a ricreare quel tipo di situazione. È un primo passo, potrebbe essere il primo tassello di qualche cosa di continuativo. Ho giocato con il rap, con la trap, anche se non è il mio campo, e con il reggaeton. È un grande tuffo nell’urban. Tanti giovani promettenti sono rimasti fuori. Mi piace l’idea che questo disco possa essere l’inizio di una lunga serie di progetti in cui la forza della nuova generazione possa emergere. Per me il ruolo di produttore con tanti anni di musica sulle spalle è questo: con la propria esperienza aprire le porte a chi ha nuove energie e valorizzarle”.