Eric Clapton: "Non volevo incontrare Johnny Rotten, avevo paura"
Alla metà degli anni Settanta comparve all'orizzonte della musica il punk rock. Era un movimento che voleva "restituire la musica alla gente comune" che voleva abbattere lo status quo. Il suono che contraddistingueva il punk era semplice, spesso sgraziato, in molti casi fatto da musicisti che non sapevano suonare decentemente i loro strumenti.
Quella, per la musica, era un'epoca dominata dalle lunghe suite del progressive che, al contrario di quanto professava il punk, possedeva musicisti che facevano della raffinatezza e della perizia nel suonare i loro strumenti il loro punto di forza. Era un genere che – a detta di alcuni – stava portando il rock lontano dal popolo, dalle sue origini, verso un pubblico più colto. Tra quanti si ritrovarono coinvolti in quei tempi che stavano mutando anche Eric Clapton, che all'epoca era già una leggenda del blues e del rock. Il chitarrista britannico fu diretto testimone dell'arrivo delle istanze punk sia nella musica che nella società.
Di come visse quel periodo musicale l'oggi 77enne Clapton ne parlò nel 2007 in un'intervista concessa alla rivista Pop Matters. Queste le sue considerazioni sul movimento punk: “Tieni duro e fa ciò che ami. Chiaramente, ero una delle persone prese di mira per essere 'assassinate', insieme a Phil Collins e a chiunque altro fosse popolare in quel periodo. La cosa da fare era andare avanti e credere che stessi facendo la cosa giusta. Ma avevo paura. Temevo di incontrare alcuni di loro. C'era molto antagonismo. Sono sicuro che esistessero tra loro persone come Joe Strummer dei Clash a cui piaceva la musica che c'era prima. Ma non ho mai incontrato Johnny Rotten e non volevo incontrare Johnny Rotten. Non volevo incontrare persone in uno scontro in cui ero segnato come morto. Ne avevo paura. Non ho mai veramente capito se fosse motivato dall'odio o dalla rabbia. Il blues quando è stato suonato nella sua forma più aggressiva era dettato dalla rabbia. Ma in un contesto molto più compassionevole. È sempre stato importante per me sottolineare da dove viene, non solo la musica, ma qualsiasi cosa. Mi preoccupo un po' quando le persone non guardano abbastanza indietro. Il punk mi preoccupava perché era un deliberato tentativo di spazzare via il passato, le radici della musica. È stata una mossa puramente politica. È pericoloso. Penso che fosse per questo che per la gente fu così coinvolgente, il tipo di rivoluzione che simboleggiava. Grazie a Dio alcune persone sono andate avanti e l'hanno ignorato. In un certo senso era necessario, ma avrebbe potuto cancellare l'origine da cui veniamo.”