Come Bryan Adams è stato ispirato da Taylor Swift

Esce in vinile "Classic", brani storici rielaborati e reincisi: l'intervista
Come Bryan Adams è stato ispirato da Taylor Swift
Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol

4 album  in un anno, un nuovo lavoro di studio già pronto e un triplo live entro la fine del 2023 e in mezzo un tour che lo terrà impegnato fino all’estate: Bryan Adams è inarrestabile. Quando ci sentiamo su Zoom è reduce dalla prima data di una “residency” di sei concerti a Las Vegas. Là sono le 10 di mattina, la voce è lucida e perfetta. Altro che “What happens in Vegas stays in Vegas”, come si diceva una volta…

L’ultima pubblicazione “Classic” una raccolta di suoi brani storici reinterpretati e reincisi: arrivano ora in vinile, dopo la pubblicazione digitale dell'anno scorso; nel 2022 ha pubblicato anche “So happy it hurts” e l’album di canzoni scritte per la versione musical di “Pretty woman”.
Dopo una vita con la Universal, da un anno Adams incide per la BMG: inizialmente la sua vecchia casa discografica gli aveva negato la possibilità di riprendersi i vecchi master. Consigliandosi con l’amica Taylor Swift - che ha reinciso buona parte del suo catalogo a seguito per questo motivo - Adams ha visto un’opportunità, più che un problema.

Come è nato il progetto “Classic”?
È stato ispirato da Taylor Swift, da come ha reinciso le sue canzoni degli esordi. Anche qualche altro amico l’aveva fatto: mi è sembrata una buona idea. E in poco tempo avevo registrato tutto: oggi è più semplice e veloce, con le tecnologie.

Taylor Swift ha reinciso i primi album per la lite sul possesso dei master originali. Hai avuto lo stesso problema? Oppure volevi rimettere mano alle canzoni?
Un po’ di entrambe le cose. I master alla fine, li ho riavuti indietro da Universal, ma era comunque una doppia opportunità: avere il controllo delle registrazioni e aggiornare i brani. Le canzoni sono simili agli originali, ma assomigliano anche un po’ di più a come le suoniamo ora dal vivo.

Che tipo di approccio hai avuto nel reincidere canzoni di decenni fa? 
In alcuni casi sono stato prudente, ho lasciato le cose com’erano. In altri casi ho cercato di riflettere come le canzoni sono cambiate. Tutte hanno la stessa tonalità dell’originale: forse il cambiamento più evidente è che alcune finivano sfumate, mentre ora hanno tutte una fine netta, come dal vivo.

Gli U2 stanno per pubblicare una raccolta di rielaborazioni di brani. Alcuni fan, dopo le prime anticipazioni, non l’hanno presa bene.
Nel mio caso i fan non si sono lamentati, le hanno accolte bene. Non posso commentare cosa è successo a dei colleghi, ma per una band è interessante provare diverse versioni di una canzone. Ma non credo che alla fine non se ne possa fare una nuova versione “definitiva”: quella di solito è la prima versione che i fan hanno ascoltato e amato.

Hai inciso 3 dischi in un anno…
In verità sono 4…

Giusto, perché “Classic” in origine è uscito in due volumi, due album distinti adesso raccolti in unico volume in vinile. Cosa ti ha spinto a pubblicare così tanta musica in così poco tempo? 
Un periodo in cui sono ispirato e il fatto di avere una nuova squadra mi ha messo in condizione di lavorare bene e in fretta. 
In realtà ho già un altro album di studio pronto, e un triplo disco dal vivo registrato alla Royal Albert Hall, con il rifacimento integrale di “Waking up the neighbours”, “Cuts like a knife” e “Into the fire”, che abbiamo anche filmato. Dovrebbe uscire come box alla fine dell’anno.

Dopo una vita con Universal, l’anno scorso sei passato a BMG.
È una relazione fresca, con molta motivazione da entrambe le parti su quello che si può fare assieme. Ma contemporaneamente sto anche pubblicando del materiale da solo con la mia etichetta - come le canzoni di “Pretty Woman” -  così sono anche indipendente, in un certo senso.

“Classic” era originariamente uscito solo in digitale, ora esce in vinile. Come mai?
Mi piace avere la musica in formato fisico. E piace alla gente, c’è un mercato. L’unico problema è che la richiesta è talmente alta che è difficile trovare chi te li stampa.

Prima parlavamo della tua amicizia e collaborazione con Taylor Swift. Nella tua carriera hai lavorato con artisti molto diversi, dai Motley Crue a Ed Sheeran.
La musica è un viaggio dove ogni giorno capita qualcosa: vai ad un concerto, arriva una telefonata, senti una canzone alla radio. Spesso finisci ad essere nel posto giusto al momento giusto e questo porta a collaborare. Non è che io voglia far succedere queste cose, succedono da sole. Nel caso di Ed Sheeran, sono stato ad un suo concerto in Irlanda, sono andato a salutarlo e mi è venuto in mente che avevo una canzone da fargli ascoltare per sapere cosa ne pensava. Gliel’ho mandata e dopo poco l'avevamo finita e firmata assieme: “Shine a light” è nata così, senza nessuna pianificazione.

Come trovi un equlibrio tra il tuo lavoro come musicista e quello che fai come fotografo?
Nell’ultimo anno in realtà ho lavorato più come videomaker, girando materiale per i miei album: è stata una transizione naturale dalla fotografia. Questo background mi aiuta a progettare diversi contenuti che vanno oltre alla musica, in maniera organica.

Per il calendario Pirelli hai fotografato diversi colleghi.
È stata una mia idea: raccontare la nostra vita on the road, cosa succede quando siamo in viaggio - soprattutto in un periodo in cui i concerti erano fermi.

Hai venduto milioni di copie, ma non sempre la stampa era dalla tua parte, soprattutto agli inizi. Pensi di essere stato sottovalutato dalla critica?
A dire la verità non ci ho mai fatto caso - soprattutto in quel periodo ero costantemente in giro, c’è stato un momento in cui sono stato in tour per 4 anni di fila. Se è successo, non ho fatto in tempo ad accorgermene…

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