Naco
"Naco" (Cd Soleluna/Universal 528983-2)
Fatevi un regalo; comperate questo disco (la distribuzione non è un granché ma cercando bene non sarà troppo difficile trovarlo). Potete andare sul sicuro con un musicista come Naco, grandissimo percussionista scomparso tragicamente nel 1996 per un incidente stradale dopo aver colorato con i suoi strumenti decine di dischi dei più diversi generi musicali, dal jazz al pop, dalla fusion alla musica brasiliana, dal rock surreale di Elio e le Storie Tese ai lavori di cantautori come Fabrizio De André e Ivano Fossati.
Tutto era musica per Naco, le sue mani riuscivano a trasformare in ritmo qualunque cosa; vecchie scatole, pezzi di legno, persino le canaline dei fili telefonici; padroneggiava strumenti inventati ma anche quelli provenienti da paesi lontani come Cuba e Brasile. Autodidatta, aveva raggiunto in brevissimo tempo una maestria strumentale che aveva pochi paragoni a cui si univa uno straordinario gusto per i timbri, che mescolava in ogni sua esibizione ispirandosi ai suoni dell’acqua, della terra, del vento.
Il Brasile amato da Naco non era quello standardizzato e addomesticato che troppo spesso arriva nel nostro paese, ma quello
legato a doppio filo all’Africa; il mondo di Milton Nascimento, degli Olodum, di Carlinhos Brown, ma anche quello dei fraseggi sussurrati di João Gilberto e delle canzoni di Chico Buarque.
Grazie alla lungimiranza di Jovanotti, Naco riuscì a realizzare nel 1995 questo suo unico album solista, dove assieme a musicisti amici come Riccardo Luppi, Salvatore Bonafede e David Boato ha potuto scatenare la sua irrefrenabile immaginazione per tutto ciò che fosse in grado di produrre energia.
Naco suona decine di strumenti diversi, dai suoni splendidamente registrati, che arrivano da ogni parte del globo; tamburi parlanti, gong, cajon, richiami di uccelli dell’Amazzonia, darbuka, caxixi, flauti dei Pigmei, zabumba, sanza, cuica, berimbao, piatti, metalli di ogni genere, pandeiro, campane e molto altro ancora.
Le composizioni sono tutte molto belle, fin dal primo brano "El sueño de Naquito" in un’atmosfera piena di entusiasmo, tutta da ascoltare ricordando con affetto e ammirazione un musicista che è passato come una folgore nel firmamento musicale, lasciando una scia tuttora ben visibile, sfavillante.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
