Il disco del giorno: Cecil Taylor Unit, "The Eight"
Cecil Taylor Unit
"The Eight" (Cd HatHut/Hatology 622)
Osservando da vicino sculture come la Donna Seduta di Henry Moore o la Pietà di Michelangelo sembra davvero incredibile che quelle superfici perfettamente levigate, la cui morbidezza sembra trattenere al proprio interno immense quantità di luce, siano state ottenute mediante la violenza dello scalpello e delle martellate.
Il contrasto tra la brutalità del gesto nello scontro con la materia e la poesia che da questa forza nasce si ritrova identico ogni
volta che si ascolta la musica di Cecil Taylor, grandissimo artista che riesce a estrarre la bellezza a forza dalla carne viva del suono, strappandola attraverso un uso del pianoforte che alterna momenti rarefatti a subitanee colate laviche di impressionante violenza e forza primigenia; non a caso Art Lange, nelle note di copertina di questo disco, paragona la musica di Taylor alla Natura stessa, un vero e proprio «rito di creazione che accetta il paradosso nel momento stesso in cui tenta di trascenderlo».
L’ascolto di questo bellissimo disco registrato dal vivo a Friburgo nel 1981 e riproposto dall’etichetta svizzera HatHut è
decisamente impegnativo ma merita tutta la vostra attenzione; sul palco vi sono anche William Parker al contrabbasso, Jimmy Lyons al sax alto e Rashid Bakr alla batteria.
L’atmosfera rituale che fin da subito pervade la lunghissima composizione (oltre cinquantotto minuti) "Call It the Eight" coinvolge i musicisti a partire dal canto iniziale, dalle sonorità misteriose e ancestrali; ben presto la melodia che Taylor accenna al pianoforte divampa come un incendio attraverso tutto il tessuto strumentale del gruppo e nel giro di pochi minuti ci troviamo in un clima più arroventato, dove le insistenze ossessive degli accordi e clusters pianistici trovano risposta nella continua frammentazione ritmica delle percussioni, sature di adrenalina, mentre sax e basso caricano continuamente energia attraverso l’accumulazione di fraseggi instancabili.
La tensione della musica è spesso ai limiti del sostenibile ma si rimane incantati di fronte a tanta forza espressiva, allo stesso tempo viscerale e intellettuale, che prende cuore e cervello per spingerli oltre i limiti, su strade non ancora segnate nelle mappe. Al termine si è esausti ma certi di aver vissuto un’esperienza musicale unica; con un filo di invidia per chi quella sera era presente in sala.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
