Il disco del giorno: Sonny Stitt, "Kaleidoscope"
Sonny Stitt
"Kaleidoscope" (Cd Prestige 00025218606028)
Ha detto Stan Getz: «Se vuoi suonare con Sonny Stitt devi lavorare duro, lui non ti fa di certo riposare; devi darci dentro davvero altrimenti ti lascia al cancelletto di partenza».
Parole quanto mai pertinenti nel caso di un musicista virtuoso come Stitt, sassofonista in grado di sventagliare migliaia di note
reggendo il confronto con Charlie Parker ma anche di distendere frasi melodiche cariche di espressione e cantabilità.
La fulminea abilità tecnica di Sonny lo ha reso uno dei sassofonisti di maggior successo della sua epoca, aiutato in questo dalla sua notevole bravura sia sul sax tenore che su contralto e baritono.
La discografia di Stitt è di dimensioni ciclopiche dato che egli registrava in continuazione per chiunque fosse disposto a pagarlo, accumulando titoli per decine di case discografiche diverse con risultati inevitabilmente discontinui, talvolta di pura routine. Questo album della Prestige è però tra quelli di ottima qualità; raccoglie incisioni del 1950 che ci presentano uno Stitt giovane, scalpitante e in piena forma alle prese con pagine inossidabili come "Liza", "After You’ve Gone", "Ain’t Misbehavin’", "Imagination", "Cherokee" e "S’wonderful", accompagnato da diverse formazioni dove spiccano nomi che sono una garanzia, come Art Blakey e Shadow Wilson alla batteria, Bill Massey alla tromba, Gene Ammons al sax, Junior Mance al pianoforte, Tommy Potter al contrabbasso.
L’album propone be bop di prima qualità, dall’energia incontenibile, che permette a Stitt di confezionare assoli dal virtuosismo sbalorditivo ma che non si affidano mai unicamente all’abilità delle dita e passano con suprema bravura attraverso percorsi melodici di complessità non indifferente. Il suo fraseggio gli permette di evitare i clichés bop rendendo i suoi interventi sempre interessanti e di notevole intensità.
Non mancano due gradevoli (ma non indispensabili) parentesi sudamericane con "Cool Mambo" e "Blue Mambo" dove Stitt incrocia le spade con le percussioni latinoamericane di Humberto Morales, mentre si può benissimo fare a meno dell’unico brano cantato del disco, "To Think You’ve Chosen Me", che oltre a non essere un granché di canzone ci ammanisce la saccarina performance vocale di Larry Townsend; si tratta comunque di una piccola smagliatura all’interno di un disco veramente molto buono.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
