Il disco del giorno: Santana, "Abraxas"
Santana
"Abraxas" (Cd Columbia/Legacy 489543-2)
Si può criticare giustamente il cattivo gusto e la decadenza artistica di certa produzione successiva del chitarrista Carlos Santana, ma è innegabile che i primi tre album del suo gruppo (pubblicati tra il 1969 e il 1971) costituiscano ancor oggi una formidabile testimonianza dell’energia che questa formazione era in grado di produrre grazie alla propria commistione tra musica latina, rock, jazz e psichedelia.
Realizzati da musicisti giovanissimi (una media di ventidue anni) che gravitavano intorno all’area di San Francisco, questi dischi
conservano intatta l’esuberanza ritmica del momento in cui sono nati; i Santana, durante i concerti, spesso si producevano in lunghissime jam sessions dove la chitarra del leader (tutt’altro che un virtuoso dello strumento) riusciva a scatenarsi in assoli roventi che cercavano di conciliare le saturazioni elettriche di Jimi Hendrix con il melodismo latin e le suggestioni del blues.
La band viaggiava a tutto vapore sostenuta dal bravo batterista Michael Shrieve e dal percussionista José «Chepito» Areas, instancabili dominatori di ritmi che attingevano da Africa e Cuba guardando allo stesso tempo con attenzione ai dischi del periodo elettrico di Miles Davis (in particolare "In a Silent Way" e "Bitches Brew"). L’incandescente Hammond di Gregg Rolie e il basso di Dave Brown completavano il quadro di "Abraxas", secondo disco del gruppo, che comprendeva brani celeberrimi come "Samba Pa Ti" e "Se a Cabo" assieme a cover di brani diversi tra loro come "Black Magic Woman" di Peter Green e "Oye Como Va" di Tito Puente.
Il gusto della contaminazione stilistica che i Santana portavano avanti con energia riflette in pieno il clima di entusiasmo e condivisione che dominava la scena di San Francisco allora, portandosi dietro gli echi della precedente Summer of Love.
Assieme a Santana, musicisti come Grateful Dead, Jefferson Airplane e Quicksilver Messenger Service gettavano le basi per un nuovo stile che racchiudeva al suo interno decine di influenze musicali diverse, un autentico melting pot che cercava di abbattere le barriere stilistiche e che riesce a distanza di anni a convincere ancora.
Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.
Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.
