Il disco del giorno: Paolo Fresu Quintet, "P.A.R.T.E."

Consigliato e raccontato da Carlo Boccadoro
Il disco del giorno: Paolo Fresu Quintet, "P.A.R.T.E."

Paolo Fresu Quintet
"P.A.R.T.E." (Cd Blue Note 0946-343116)

Per festeggiare il ventennale di attività insieme, il quintetto del trombettista Paolo Fresu (da molti anni una delle figure di maggior spicco del panorama jazzistico) ha intrapreso un progetto a lungo termine per l’etichetta Blue Note: una serie di cinque dischi ognuno dei quali interamente dedicato alle composizioni di un membro del gruppo; operazione ambiziosa e rischiosa perché non è scontato che strumentisti eccellenti siano necessariamente bravi compositori, ma in questo caso la sfida si può decisamente considerare vinta dato che Ettore Fioravanti (batteria), Roberto Cipelli (pianoforte), Attilio Zanchi (contrabbasso), Tino Tracanna (sassofoni) e lo stesso Fresu oltre a suonare benissimo possiedono un’ottima vena compositiva, talvolta arricchita maggiormente da innesti ritmici (come nel caso dei brani di Zanchi), altre volte maggiormente complessa armonicamente (Cipelli e Tracanna) ma sempre molto comunicativa e accessibile.

Registrati magnificamente, questi album sono dei punti fermi nella vastissima discografia di Fresu e vanno consigliati in blocco,
ma la personale predilezione per le composizioni di Zanchi mi induce a consigliarvi per la giornata odierna l’album intitolato
P.A.R.T.E. (acronimo che corrisponde ai nomi dei musicisti), i cui titoli mettono in luce il gusto groove-oriented del contrabbassista (basta ascoltare l’iniziale "T.R.E.A.P." e proseguire con "Free Dance" e "Common Walk", che contiene un omaggio a "Half Nelson" di Miles Davis).

Zanchi comunque non si limita a creare tappeti ritmicamente asimmetrici attraverso l’eccellente suono del suo contrabbasso, ma possiede in abbondanza la capacità di scrivere melodie molto belle come "Some Other Place" e "Arianna" che danno modo a Fresu e ai suoi compagni d’avventura di costruire soli intensi, di grande forza espressiva anche quando il loro fraseggio si svolge a fior di labbra.
La tradizione jazzistica viene doverosamente omaggiata nella magnifica rivisitazione di "Children’s Play Song" di Bill Evans e nella melodia di "From Mingus to Duke".

Il lungo cammino percorso in anni di concerti si rivela nella formidabile compattezza d’assieme dimostrata dal gruppo, il cui pensiero musicale viaggia all’unisono nella capacità di sostenere vicendevolmente le escursioni solistiche con fantasia e sensibilità creando un dialogo a cinque continuamente rinnovato e stimolante.
 

Carlo Boccadoro, compositore e direttore d’orchestra, è nato a Macerata nel 1963. Vive e lavora a Milano. Collabora con solisti e orchestre in diverse parti del mondo. E’ autore di numerosi libri di argomento musicale.

Questo testo è tratto da "Lunario della musica: Un disco per ogni giorno dell'anno" pubblicato da Einaudi, per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

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